IL PROF. PASQUALE PAPA ILLUSTRÒ LA NOSTRA TERRA Geniale letterato e fervente patriota

Posted on 26 marzo 2011 by alberto

di Alberto Perconte Licatese

Pasquale PapaPasquale Papa nacque a S.Maria di Capua il 19 dicembre 1860 da Domenico, medico fisico, e da Filomena Delle Chiaie, la nipote del sommo naturalista teanese Stefano, nella strada del Riccio (od. B.Croce), nel palazzo avito, ancor contrassegnato col nome dello zio proprietario “Paolo Papa”. Da fanciullo amantissimo delle lettere, frequentò le scuole inferiori nell’istituto comunale da poco aperto nel palazzo Capitelli alla Croce (od. via Mazzocchi), poi (1874) s’iscrisse nel già glorioso ginnasio liceo municipale “A.S.Mazzocchi”, dove frequentò regolarmente il quinquennio con merito, tanto vero che più volte fu premiato, quando erano preside l’avv. Antonio Pacifici e sindaco l’avv. Pasquale Matarazzi; poi il triennio, almeno fino all’inizio della primavera del 1879. Accadde che, in quel periodo turbinoso per il glorioso istituto, dopo la morte del Pacifici (1875) fu nominato preside il prof. Bruto Fabricatore, raffinato latinista ed amico di personaggi significativi della cultura e della politica partenopea dell’epoca, come Luigi Settembrini, il Provveditore agli Studi di Napoli, i professori Raffaele De Ponte, Raffaele Parisi e Luigi De Selva. All’inizio dell’aprile 1879, il Papa frequentava la terza classe liceale, quando, durante il sindacato di Girolamo Della Valle, il consiglio comunale, per contrasti insanabili tra il Municipio ed il preside Fabricatore, ritenuto troppo permissivo e responsabile dello scadimento della preparazione, decise di chiudere il liceo per riaprirlo nell’ottobre dello stesso anno con l’intitolazione “Tommaso di Savoia”. In quell’occasione, il giovane Pasquale fu promotore della protesta con l’appoggio di Raffaele Perla, allora studente universitario, di qualche docente e di pochi consiglieri più illuminati, per evitare la chiusura della scuola, con nocumento generale; ebbene, additato come eversivo dalla classe dirigente, fu espulso dalla scuola. Così, Pasquale, dopo aver concluso gli studi superiori a Napoli, s’iscrisse alla facoltà di Legge dell’Università di Napoli, solo per soddisfare il desiderio della famiglia e di un parente avvocato, il marchese Carlo Positani; però, morto quest’ultimo, egli, seguendo la sua innata passione per le lettere, passò a Firenze, dove conseguì la laurea nel 1883. Già dall’inizio degli studi universitari nell’Istituto di Studi superiori del capoluogo toscano, Papa fu valente discepolo e diligente collaboratore del celebre linguista toscano Adolfo Bartoli nella compilazione del catalogo della Biblioteca Nazionale Fiorentina e geniale studioso di questioni dantesche, quando fondò col critico fiorentino G.L.Passerini “La biblioteca storico critica della letteratura dantesca”. A ventitrè anni, subito dopo la laurea, il 1° ottobre 1883 nel teatro “Boschi” di S.Maria C.V. non solo per rendere un omaggio alla città natia, ma anche per la sua prepotente passione patriottica, tenne una celebrazione garibaldina, quando l’artista Italia Angeloni recitò i versi da lui composti dal titolo “Spartacus resurrexit”, dedicati al garibaldino trentino Pilade Bronzetti caduto a Castelmorrone nel 1860: “È Spartaco risorto, quest’inno sul cannone / tuonò un popol di servi rinato a libertà”. Il decennio successivo, trascorso tra ricerche archivistiche ed all’insegnamento, è difficilmente ricostruibile; di sicuro, nel 1893 egli insegnò lettere italiane nel liceo classico “D.A.Azuni” di Sassari; il 4 agosto 1894 sposò a Firenze Elvira Bertini, figlia del dott. Oreste, patriota e poeta, dalla quale ebbe quattro figli (Domenico, Vieri, Miryam, Fiorenza); nel triennio 1898-1900, fece la spola tra Bologna e Firenze. Per il VI Centenario del Priorato di Dante, nel 15 giugno 1900, fu prescelto dall’editore Sansoni, come oratore ufficiale in Orsanmichele, la sede della gloriosa Società “Dante Alighieri”, adibita per la “Lectura Dantis”; in quell’occasione, egli commentò l’ultimo canto dell’Inferno. Sul “Marzocco” (dic. 1902), pubblicò una sensazionale scoperta: aveva riconosciuto Dante tra i personaggi dipinti da Andrea di Cione, detto Orcagna, nella cappella Strozzi della fiorentina basilica di S.Maria Novella. Ne nacque una dotta disputa col collega Alessandro Chiappelli sul “Giornale Dantesco”; subito dopo la polemica, il Papa tenne una conferenza sul tema a Milano, definita dai giornali del tempo “un avvenimento letterario”. Oggi i critici sono concordi sull’identificazione di Dante, come testualmente riporta (1992) l’ungherese Maria Prokopp: “Sulla vetrata sono raffigurati Maria e Tommaso, opera dei Cione; sopra la finestra, il Cristo fra gli angeli, sotto stanno gli eletti, fra cui Dante, Petrarca e Boccaccio”. Nell’anno accademico 1903-04, per i meriti riconosciuti, ricoprì la cattedra di Letteratura italiana, dopo il ritiro dall’insegnamento di Giosuè Carducci, alla fine dello stesso anno (1904) fu nominato Provveditore agli Studi della Toscana e la cattedra universitaria lasciata vacante fu assegnata a Giovanni Pascoli. Fervente patriota, nel 1° ottobre 1905, in occasione dell’inaugurazione del monumento ossario di S.Maria C.V., Papa fu oratore ufficiale, pronunciando il discorso “Per i caduti del Volturno”, alla presenza dei Ministri della Guerra (Ettore Pedotti), dell’Istruzione (Leonardo Bianchi), dell’Agricoltura (Luigi Rava), autorità militari, civili e religiose, garibaldini superstiti, tra cui il gen. Stefano Türr, il col. Augusto Elia, il sen. Augusto Pierantoni. Due giorni dopo, con lettera inviata al sindaco avv. Eugenio Liguori, propose l’istituzione del Museo garibaldino, per la cui realizzazione (1913) si adoperò il fratello prof. Ernesto. Nel maggio del 1907, commemorò G.Carducci, suo maestro ideale e gloria nazionale, nel teatro di Girgenti. Il nostro insegnò lingua e letteratura italiana anche al liceo “G.Galilei” di Firenze per circa dieci anni (1918-28), storia nell’Istituto tecnico statale “F.Brunelleschi” di Girgenti (1929-32) ed ancora lettere italiane nel Collegio militare di Firenze (1933-36). Morì il 25 febbraio 1937 a Firenze, la sua città d’elezione. Elegante conferenziere e delicato poeta, ha lasciato numerosi scritti in prosa ed in poesia e, per sua volontà testamentaria, donò la nutrita biblioteca paterna alla Biblioteca nazionale di Firenze. Le sue opere si possono raggruppare in cinque filoni: archivistico-antiquario, storico-letterario, patriottico, poetico, scritti d’occasione. Nel primo rientrano: “Giuseppina Guacci-Nobile, carteggio inedito” in Riv.Contemp. (1882), “Conti di metodi cavalieri” (1884), “Relazione sopra alcuni archivi privati di Firenze” (1889); “Alcune rubriche della Prammatica sopra il vestire promulgata dalla Repubblica Fiorentina” (1894); “Les manuscripts italiens d’Ash. P.”, (1895), “La leggenda di S.Caterina d’Alessandria” (1897), “L’ambasceria del 1301 inviata a Bonifacio VIII”, in “Giorn. Dant.” (1900). In quest’ultimo scritto, il Papa, sulla scorta di nuovi documenti, le “Riformazioni” bolognesi, sostenne la tesi che Dante non avesse partecipato affatto alla famosa ambasceria fiorentina dell’ottobre 1301 presso il papa Caetani. Al secondo appartengono: “Sul V libro della letteratura italiana di A.Bartoli” (1884); “Su i commenti e le versioni latine dei Sepolcri di Ugo Foscolo” (1881); “Biblioteca letteratura dantesca”, diretta da G.L.Passerini e P.Papa (1899); “Lectura Dantis XXXIV dell’Inferno” (1900). Il terzo comprende gli scritti patriottici: “Anniversario del I ottobre 1860” (“Pungolo”, Napoli 1877); “Per il I ottobre 1860 (“Roma”, Napoli 1877); “Spartacus resurrexit” (Ancona 1883); “Il XXVI anniversario della battaglia del Volturno” (S.Maria C.V. 1886); “Per i caduti del Volturno” (S.Maria C.V. 1906). Il quarto comprende le poesie: “Per finirla” (1825); “Madrigali” (prefazione di A.De Gubernatis, 1887); “Maggiolata” (1890); “Le rime della lontananza”, (1915); “Trittico a mia moglie Lily” (1902). Nel quinto ed ultimo si annoverano celebrazioni nuziali, commemorazioni storiche, eventi ufficiali.