Alberto Martucci, un principe del foro

Posted on 26 novembre 2011 by alberto

di Alberto Perconte Licatese

Alberto Martucci appartenne al manipolo di valorosi avvocati che diedero lustro al Foro ed alla città di S.Maria C.V. nella prima metà del Novecento. Egli nacque a S. Maria C.V. nel 1899 in via già Torre, da genitori sammaritani. Il padre Alfonso era segretario comunale; la madre Giuseppina Della Valle, apparteneva ad una famiglia di cuoiai di S.Pietro.

Svolse gli studi ginnasiali e liceali presso il liceo “Tommaso di Savoia”, ove conseguì la maturità classica nel 1917. Subito dopo, fu chiamato alle armi e partecipò alla Grande Guerra tra i mitici “ragazzi del Novantanove”. Col grado di sottotenente d’artiglieria, fu mandato sul Piave, partecipando ad azioni di guerra, che gli valsero la medaglia di bronzo al valore e la promozione al grado di tenente. Alla fine della guerra, frequentati i corsi universitari presso l’Ateneo Federiciano, si laureò in Giurisprudenza nel 1922,  discutendo una tesi di diritto commerciale.

L'avv. Alberto Martucci

Da questo momento impegnò tutte le sue energie intellettuali e morali su due fronti: quello della professione forense, nel quale eccelse, e quello politico-sociale. Svolse pratica professionale dapprima nel campo civilista presso lo studio  dell’avvocato  Pasquale Troiano,  valente e  rigoroso professionista dell’epoca, uomo schivo e difficile, anche nell’accoglimento di giovani praticanti. Dopo soli due anni avvertì, tuttavia, prorompente il fascino del diritto penale, per cui svolse pratica professionale proficua presso lo studio dell’affermato e sanguigno avvocato Francesco Liguori, alla cui morte passò allo studio di un altro sammaritano autentico, l’avv. Corrado Fossataro.

In breve tempo aprì lo studio autonomo e raggiunse successo e prestigio, come avvocato e come giurista. La nota caratteristica della sua presenza nel Foro quella fu conciliare la fondamentale preparazione giuridica e la razionalità della tesi difensiva permeata da un forte pathos nella ricerca psicologica e nell’affermazione di giustizia. Dominatore dei dibattiti in Corte di Assise, faceva registrare interventi vibranti e forti nei quali spesso la dialettica si trasformava in invettiva ed in denuncia convinta di manovre processuali scorrette, da qualunque parte venissero.

Ebbe estimatori moltissimi cittadini della provincia, incappati nelle maglie del processo penale: dai magistrati, da numerosi colleghi e dai celebri colleghi del Foro napoletano e nazionale, tra i quali Giovanni Porzio, Alfredo De Marsico, Enrico De Nicola, Francesco Carnelutti.

All’intensa attività professionale accompagnò una produzione giuridica apprezzata tanto da fargli guadagnare, nel 1934, la libera docenza in Diritto e Procedura Penale nell’Università di Napoli ed ivi, per un biennio, l’incarico di titolarità della cattedra. Le sue opere, recensite e citate positivamente, sono “Truffa e frode processuale”, “Gli elementi del reato”, “Il giudizio di rinvio”.

Ha manifestato fin dagli anni giovanili appassionata adesione agli ideali di un socialismo riformista di matrice turatiana. Nel primo dopoguerra, rientrato dal fronte, aderì all’associazione degli ex combattenti, facenti capo in sede nazionale al socialista on. Ettore Viola, i quali fronteggiarono per qualche anno il movimento combattentistico di Gabriele D’Annunzio e di Benito Mussolini. Con l’avvento e con il consolidarsi del regime fascista negli “anni del consenso”, si appartò dalla politica, dedicandosi all’attività forense e giuridica. Nell’immediato secondo dopoguerra, aderì al partito socialista, dirigendo il Comitato di Liberazione Nazionale della Provincia, coprendo la carica di Segretario provinciale del Partito socialista e candidandosi alla Costituente (1946) e alla Camera (1948), con una lusinghiera votazione, pur essendo stato osteggiato sia dalla direzione del Partito comunista, sia dallo stesso Lelio Basso, segretario nazionale socialista, che lo riteneva anticomunista e socialdemocratico. Per queste incomprensioni con i dirigenti del partito, si dimise da ogni carica politica, dedicandosi al suo vero amore, la famiglia ed alla sua grande passione intellettuale e morale, l’avvocatura penale: in entrambe mostrandosi educatore coerente sulla base di elevati principi morali e religiosi di onestà e laboriosità.

La professione esercitata, anche durante anni d’infermità e di declino del fisico, accelerò la fine dell’uomo volitivo e tenace ancora giovane  (1956). Per le sue doti culturali, morali ed umane, Alberto Martucci ha creato una prestigiosa scuola di avvocati penalisti.