Ippocrate, medico tra scienza ed etica

Posted on 26 novembre 2011 by alberto

di Alberto Perconte Licatese

 

Il primo grande medico greco nacque a Cos e visse tra il 460 e il 370 aC. Istruito nella medicina dal padre Eraclide e dal maestro Erodico,  viaggiò molto, fu in rapporto con Democrito e Gorgia; già Platone ed Aristotele lo dissero famoso per i metodi innovativi e per la mole di trattati specifici. A lui attribuirono una sessantina di opere, raccolte nel cd. “Corpus Hippocraticum”, nel quale, senza le esagerazioni ipercritiche  del filologo Ulrich Wilamovitz, con probabilità figurano alcune spurie. La fondamentale dottrina ippocratica si basa su quattro umori (sangue, flemma, bile gialla e bile nera), ai quali corrispondono altrettante qualità del corpo umano (caldo, freddo, umido, asciutto), dal delicato equilibrio dagli uni e dalle altre dipende la salute fisica e mentale dell’uomo. Senza addentrarsi nella vastissima materia specialistica (anatomia, semeiotica, clinica, prognosi e diagnosi, terapie, dietologia ed ambiente, ginecologia, epidemie), mi sembra che i due fondamentali aspetti estremamente innovativi, che nel corso della storia, hanno conservato attualità ed interesse fino ai giorni nostri: la deontologia e l’epistemologia.

Il “Giuramento”, forse non tutto formulato da Ippocrate, fu il primo decalogo caratterizzato da un forte indice di professionalità, uno statuto particolare: chi tratta della vita e della morte è investito da un alto dovere etico, senza esser coinvolto nella dimensione religiosa o pubblica. La consapevolezza della dignità e della responsabilità pertinenti all’arte medica ispirano il giuramento, che concerne la funzione di fissare un sistema di norme morali, da cui non è lecito prescindere nell’esercizio della professionale. Da queste formule spira un’elevata maturità intellettuale che non riposano su sanzioni d’ordine teologico, metafisico o giuridico. Esse sono durate per millenni e nei tempi recentissimi hanno revocato in discussione sull’aborto e sull’eutanasia, che la medicina ippocratica, proprio nel momento in cui recuperava una dimensione laica della deontologia medica dell’antichità, precisava i doveri del discepolo ed offriva garanzie morali al maestro; in particolare, il discepolo s’impegnava ad insegnare la medicina, un alto documento di etica professionale e di umana nobiltà. Il medico giura di rispettare colui che gli ha insegnato codesta arte, di insegnare l’arte senza mercede, di prescrivere la dieta per il giovamento dei malati, di astenersi da ogni danno e violenza, di non dare al alcuno farmaco mortale, allo stesso modo di non dare a donna rimedi abortivi, di custodire la vita e l’arte medica, di agire per l’utile del malato, di non compiere azioni dannose e contatti impuri con donne ed uomini, con liberi e schiavi, di non raccontare fuori le cose viste od ascoltate nel corso della cura; se manterrà questo giuramento, sarà concessa vita ed arte in buona fama presso gli uomini.

L’archiatra Ippocrate di Cos

La medicina ippocratica segna una svolta decisiva dalla pratica clinica templare e religiosa e lo scopo primario del trattato “Dell’arte medica”, col quale il medico di Cos, polemizzando con le obiezioni dei detrattori,  dimostra che esiste una scienza della medicina. Le critiche rivolte ai medici in generale ed in particolare la loro avidità di guadagno (accomunati con  poeti cortigiani, sofisti e logografi), partivano non solo dai comici (Aristofane), cosa naturale, ma anche da poeti proprio prezzolati, come Bacchilide e Pindaro, da un filosofo naturalista, come Eraclito, dal sofista Protagora, per i quali non esisteva un’arte della medicina. Con Ippocrate abbiamo un’idea delle prime discussioni sulla scienza medica; non sarebbe esagerato parlare di questo scritto, come vera e propria riflessione scientifica, ma si può considerare il primo tentativo di epistemologia generale dell’antichità. All’epoca di Pericle, la techne designa allo stesso tempo l’arte e la scienza. Egli, infatti, distingue due categorie di malattie, alle quali corrispondono due strumenti di conoscenza: i sensi, nel caso delle affezioni percettibili, e l’intelletto, per la diagnosi delle malattie delle malattie nascoste: è la prima ed originale attestazione della metafora della “vista dell’intelletto”. Tra la medicina e la filosofia c’è un rapporto ambiguo, ma esiste in ogni caso una stretta relazione, in quanto la pratica medica arricchiva la gnoseologia filosofica: antitetica ad una casualità indistinta (tyche), la scienza si definisce per la possibilità di stabilire delle distinzioni normative e, mentre il caso è il segno dell’indifferenziato, l’arte si manifesta con una distinzione di valori gerarchici. “Un medico vale molti uomini”, si recita già nell’Iliade. Uno dei meriti maggiori di Ippocrate è aver enunciato con decisione il principio del determinismo: la scienza deve essere causale (rapporto tra causa ed effetto), oppure non esiste. Fra l’epistemologia ippocratica e platonica ci sono delle analogie interessanti, nel senso che Platone attribuisce attenzione alla medicina nelle varie riflessioni sull’arte della retorica, testimoniando che il pensiero epistemologico dei medici del secolo di Pericle era sentito come una ricerca d’avanguardia, dimostrata con chiarezza appunto dal “Gorgia” e dal “Fedro