GASTONE LA POSTA, UN PRESIDE STRAORDINARIO

Posted on 26 novembre 2011 by alberto

di Alberto Perconte Licatese

Quando il prof. Gastone La Posta, il 1° ottobre 1979, da preside titolare, entrò nel liceo classico di S.Maria C.V., quel vetusto istituto non aveva intitolazione, in quanto, dopo la guerra perduta, gli amministratori comunali del tempo, temendo di essere tacciati nostalgici, abolirono il nome “Tommaso di Savoia”, ma non pensarono di dargli un nome nuovo. L’unico liceo classico della provincia era innominato, benché tanti e famosi dotti avessero illustrato questa terra trimillenaria. Ebbene, egli ai colleghi ed amici confidava che era entrato come lo scolaretto nella scuola, il cattolico praticante nella chiesa, il letterato insigne nel tempio del sapere. Quel glorioso liceo sembrava a lui impregnato dalla dottrina dispensata per un secolo e mezzo da insigni maestri e reso sacro dalla memoria di alunni e docenti trapassati per età o per malattia o caduti per la patria. Egli era contento, ma aveva un cruccio: il “suo” liceo non portava un nome degno. Dopo averne parlato ai docenti, agli amministratori, alle gerarchie scolastiche, da latinista e “campano”, pensò al poeta latino, nato con molta probabilità a Capua, che la tradizione vuole impegnato nella politica ed innovatore dell’epica romana, soprattutto un uomo fiero e libero come la sua terra. Espletate le procedure ed ottenuta l’approvazione, nel 1987 fece apporre una grande lapide che recita:

 

del poeta cneo nevio (270-201 ac) / famoso per la sua superbia campana e per la sua fierezza / dal quale trasse nome addì i settembre 1985 / questo vetusto liceo ginnasio / si legge tra gli altri il verso seguente sotto forma di celebre apoftegma / ego semper plvris feci / potioremqve habvi libertatem multo qvam pecvniam.

Il preside prof. G. La Posta

 

L’iniziativa e il dettato della lapide denotano la sensibilità e la squisita cultura dell’uomo mite, affabile, semplice, cortese, che mostrava senza esibizionismo la sua vasta, profonda e sentita erudizione letteraria; una delle poche persone che parlasse con forbitezza ed ascoltasse con attenzione gli altri ed avesse gli stessi  sentimenti  nel cuore e nelle parole.

Egli era nato a Capua il 2 luglio 1924 da una tipica famiglia piccolo borghese: il padre Armando era capogestore merci ferroviarie e la madre Giuseppina Lionetti era maestra elementare. Egli compì gli studi elementari e medi inferiori nell’istituto pareggiato “Ivo Oliveti” di Locri, in provincia di Reggio Calabria. Quindi, frequentò ginnasio e liceo nel “Tommaso di Savoia”,  dove conseguì la maturità nel luglio 1942, riportando la media (allora leggendaria) superiore agli 8/10. Nel frattempo, appena quindicenne,  era rimasto orfano del padre, colpito dalla malaria nel 1939. Nonostante ciò, s’immerse nello studio “matto e disperatissimo” e desiderò intensamente realizzarsi nell’erudirsi in tutti i campi dello scibile, acquisendo una preparazione sbalorditiva, che, secondo un’equazione faziosa e stupida, tipica della sinistra sovversiva i “Sessantottini” definirono con spregio “nozionistica fascista e reazionaria”.

Il preside La Posta con un collega

Bisognerebbe fare chiarezza su questo campo per il bene della cultura. In tale ottica distorta e deformante, la nozione è sentita come un elemento opzionale, un corredo facoltativo, per la pedagogia innovativa, strumentalizzata, totalitaria, è perfino un fastidioso ingombro. Invece, essa è parte integrante del sapere, anzi, è la base della conoscenza,  docet il sommo poeta “non fa scienza / sanza lo ritener, aver inteso”. La pedagogia moderna, se fosse solo un’invenzione inutile, si ridurrebbe ad una stupida moda, un’imitazione del grossolano sperimentalismo e semplicistico pragmatismo di matrice americana. Essa nasconde un eversivo piano preordinato di demolizione sistematica della cultura,  basata sul mondo greco-latino, sul pensiero cristiano, sulla filosofia e sulla dottrina medievale, umanistico-rinascimentale, illuministica,  romantica ed idealista, senza proporre valori, contenuti  e metodi seri, efficaci, esaltanti.

Nel 1942, s’iscrisse all’Università federiciana di Napoli, nella Facoltà di Lettere, indirizzo classico,  dove conseguì la laurea nel 1946 col massimo dei voti. Non svolse il servizio militare,  esonerato per motivi di famiglia ma, in compenso, visse le tragedie della guerra, che spesso ricordava: la fucilazione di un marinaio e le incontrollate reazioni dettate ai tedeschi dalla rabbia impotente contro la storia e la cultura nell’atrio  dell’Università,  come ricordano  le lapidi:

in questa soglia / della casa della scienza / la ferocia tedesca uccideva / il giorno xii settembre mcmxiii / un marinaio italiano / per simulare un pretesto / al meditato incendio dell’università / addì xi novembre mcmxliv / l’università  / rinnova le lapidi spezzate dal tedesco  / e riconsacrava ai posteri / i nomi dei caduti nella i guerra mondiale

Inoltre, trascorse a Capua quei terribili mesi (settembre-ottobre 1943) degli indiscriminati bombardamenti, compiuti dagli “alleati” anglo-americani che, per colpire ponti, stabilimenti militari ed il piccolo aeroporto, causarono molte vittime e gravi danni ad abitazioni, basiliche, scuole.

Superò abilitazioni e concorsi in tutte le materie letterarie  ed intraprese il servizio di insegnamento nella scuola media statale “C.Gallozzi” di S.Maria C.V. nel decennio 1947-57; quindi, nel biennio (1957-62) e nel triennio (italiano e latino, 1963-68) nel classico “Tommaso di Savoia”.

Vincitore di concorso a preside, gli fu assegnata come prima sede la scuola media “G.Garibaldi” di Vairano (1968-72), poi la scuola media “F.Gravante” di Grazzanise (1972-74), l’istituto magistrale “G.Galilei” di Mondragone (1974-76), il liceo scientifico statale “N.Novelli” di Caiazzo (1976-77), il liceo scientifico statale “E.Fermi” di S.Maria C.V. (1977-79), infine il liceo classico “Tommaso di Savoia” di S.Maria C.V. (1979-90).

In occasione di quest’ultimo approdo, ricordo che in quell’ottobre 1979 con grande emozione non solo per esservi stato alunno e docente, ma anche perché era il tempio della cultura classica, reputata con una punta di orgoglio, la vera e completa cultura, specie per un filologo, storico, dantista, latinista e grecista e profondo critico di formazione crociana e cattolica. Andavo spesso in quel liceo, sempre accolto con affetto, ed una volta, quando gli feci omaggio del mio primo libro su Capua antica, egli, sfogliando l’appendice, dove spesso si annidano le insidie, trovata una parola greca, trasilì per un accento dubbio. All’istante sfogliò il Rocci alla mia presenza e verificò;  era giusto ed egli fu contento, temendo che io avessi sbagliato. Per lui il sapere era imparare, verificare, dubitare, confutare, ricordare, ricercare, scoprire. Mi diede a disposizione la biblioteca e, soprattutto, il prezioso archivio, chissà dove finito oggi dopo i restauri dell’edificio. Nel 1986, egli auspice, l’Associazione Divisione “Acqui”, scoperta una lapide nell’atrio del liceo, rese omaggio alla memoria dell’ex alunno s.ten. Armando Mastroianni,  caduto nel settembre 1943 a Cefalonia. Lo vediamo, infatti, in una foto mentre consegnava l’onorificenza all’unico discendente.

Commemorazione di A.Mastroianni

Sempre immerso negli studi e nelle ricerche etimologiche e linguistiche,  da preside era tanto philosophus che spesso trascurava gli obblighi burocratici, avvalendosi di un docente di grande preparazione scientifica e di consumata esperienza nella gestione della scuola, il prof. Antonio Migliozzi, collaboratore vicario.

Quando andò in pensione (1990), dopo un servizio quarantennale, ebbero grande dispiacere alunni, docenti, genitori, personale, tutti che avevano avuto da lui sempre parole di conforto, di elogio, di sprone, di paterno rimprovero,  motivo per cui la città ancora lo rimpiange. La vedova dr. Iole Salati e le figlie dr. Giuliana ed Ornella hanno lasciato l’eredità culturale di un professionista valoroso, di un marito e padre esemplare ed affettuoso, e tutti coloro che conobbero di lui serbano memoria per la straordinaria carica di umanità, di saggezza, di equilibrio. Cattolico praticante, considerò la professione con raro spirito di servizio, con un innato senso di solidarietà e disponibilità verso deboli e bisognosi, avendo dato molte prove di altruismo, di beneficenza, di carità cristiana. Partecipò a numerose conferenze, tenne forbiti e piacevoli discorsi nel corso di cerimonie pubbliche ufficiali. Morì a S.Maria C.V. il 14 marzo 1994.