La ditta rinomata “Luigi Pardo”

Posted on 15 novembre 2011 by alberto

di Alberto Perconte Licatese

 

Dal registro degli esercenti sammaritani, iscritti alla Camera del Commercio di Caserta, aggiornato nel maggio del 1890 dal sindaco Michele Della Valle, risultano tre venditori di “panni” (stoffe), dal cognome Pardi o Pardo, tutti nati a S.Maria, ma solo Carmine (nato nel 1860) può essere considerato il fondatore della ditta, una delle più antiche operanti nel settore. È difficile stabilire la data precisa della fondazione della ditta; tuttavia, almeno è possibile congetturarla molto vicina al 1870, quando la nutritissima schiera di esercizi locali, attività tradizionale portante dell’economia cittadina che, dopo il 1862, fruiva di una vasta clientela, sia di passaggio casuale o abituale, sia fissatasi qui per esercitare professioni in loco (magistratura, avvocatura, insegnamento, servizio militare, burocrazia).

Luigi Pardo

Fu un fenomeno irripetibile, durato per oltre un secolo, che ho avuto la fortuna di vedere ancora fiorente, almeno fino al 1970; poi, drasticamente ridottosi per i mali di oggi, l’estinzione delle specie, la riconversione, la mobilità, il trasferimento alla periferia, la penetrazione galoppante (tipica in tempi di globalizzazione) di forestieri e di stranieri in questo ed in tanti altri settori. La scomparsa progressiva degli esercizi a conduzione familiare, vittime della sleale concorrenza dei supermercati, verificatasi in più in un contesto urbanistico di complessivo e diffuso degrado del centro storico, senza contare il pessimo gusto, le vetrine di alluminio anodizzato e le insegne di moplen, l’estrema omologazione dei generi, consente cogliere ancora qualche perla, non solo un pezzo di antichità della città perduta, ma anche un esempio di stile pregevole, destinato, ahimè, a scomparire sotto il rullo compressore del grigiore, della mediocrità, della grossolanità.

 

La ditta Pardo verso il 1930

Dicevo, Carmine Pardi (che allora stava in rapporto con ditte rinomate della zona, tra fornitori e clienti) esercitò l’attività in un negozio sito in via Mazzocchi, un po’ più vicino all’angolo con via Tari; il fratello minore Ignazio, che all’inizio lavorava con lui, all’inizio del Novecento aprì un altro negozio in piazza Mazzini. Decedendo entrambi verso il 1925, i figli di Ignazio, Carmine e Luigi, continuarono rispettivamente l’esercizio di piazza Mazzini (gestito poi da Arturo, che di recente ha chiuso) e quello di via Mazzocchi; Luigi, qualche anno dopo, trasferendosi pochi passi a fianco, nell’androne murato del palazzo, intorno al 1930, allestì quel nuovo negozio, che si ammira oggi, gestito dal figlio.

La ditta "Pardo" prima di chiudere (2009)

Il telaio in ferro, con volute ed intarsi pregevoli, opera del fabbro artista Michele Esposito, uscito dalla scuola artistica, diretta dal prof. Ernesto Papa e funzionante per mezzo secolo in piazzetta De Simone. La vetrina (peraltro anche l’interno), avendo conservato la struttura originaria (circa 80 anni, davvero tanti, specie in tempi di smania di innovazioni), rimane un raro esempio di art noveau. Esso fu notato e fotografato da vari studiosi (tra cui Vittorio Sgarbi); spesso è studiato dai laureandi; io l’ammiro con stupore. Soltanto le istituzioni preposte, a cominciare dall’Amministrazione Comunale, non se ne sono accorte mai.