Il Cimitero storico in totale abbandono

Posted on 14 novembre 2011 by alberto

Il primo cimitero di S.Maria C.V. fu costruito, in applicazione delle disposizioni bonapartiane nel cd. decennio francese, verso il 1820,  a nord dell’abitato, poco oltre la chiesa della Madonna delle Grazie. Risultando troppo a ridosso del centro urbano, si rese necessaria la costruzione di un nuovo camposanto, del quale si parlava già nel 1840, tanto è vero che il primo progetto, conservato nel nostro archivio comunale, firmato da un tale arch. Paolo Parascandalo da Napoli, datato 1841, ma accantonato per motivi non chiari. Il nuovo progetto, disegnato e da eseguire dall’arch. Pietro Valente (notizie sul personaggio), il quale procedeva con tale lentezza, essendo oberato in quel periodo da commissioni, come i lavori per il teatro di Messina, il decurionato, sindaco p.t. Girolamo Della Valle, decise di rescisse il contratto col Valente ed assegnò (1847) i lavori ad un altro architetto, Gabriele Amato, il quale li ultimò nel giro di due anni. Infatti, il 21 giugno 1849 l’opera fu benedetta alla presenza delle autorità religiose e civili, in prima fila il benemerito primo cittadino; la circostanza è ricordata da una lapide commemorativa apposta nell’atrio dell’ingresso principale, in occasione del primo centenario dalla prima inumazione. Il camposanto era a pianta quadrata scandita da viali simmetrici che si incrociavano ad angolo retto ed aveva due ingressi secondari, in corrispondenza dei quali si prolungavano viali più larghi  per tutto il recinto, il cui centro era indicato da un piccolo obelisco, segno di una dimensione spaziale, ma anche un simbolo dell’eternità, potendosi vedere da ogni punto come un punto di inizio e di fine di tutto. Esso, estendendosi a metà tra la città e il Tifata, quasi sulla strada per S.Angelo in Formis, in una posizione perfettamente orientata est-ovest, con chiaro richiamo all’alba ed il tramonto, di certo all’epoca mancando altri edifici, come accade ora, in una zona tranquilla e luogo di riposo ideale per i defunti e per i visitatori recuperano la pace e il ricordo. L’edificio d’ingresso richiama nella facciata gli schemi neoclassici con quattro semicolonne scanalate, portale a tutto sesto, timpano triangolare e due campanili a torretta. La chiesa annessa, molto semplice, restaurata di recente, oltre all’altare maggiore, presenta due altarini dedicati a Maria del Carmelo ed a S.Vincenzo Ferreri.

 

La facciata del Cimitero

Nella seconda metà dell’Ottocento, furono costruite varie cappelle monumentali da congreghe (come quella di S.Giuseppe, di S.Nicola), poche cappelle private, come quella della famiglia Luigi Della Valle (1860). Nella prima metà del Novecento furono elevate molte cappelle costruite da congreghe (S.Vincenzo Ferreri, S.Corpo di Cristo, Redenzione sotto il titolo della Morte, S.Assunta,  AGP del Carmine, Suffragio in S.Pietro, S.Simmaco, Madonna delle Grazie in S.Erasmo) e varie cappelle private, quasi tutte di un certo pregio artistico (Cangiano, Girolamo della Valle, Teti-Gazerro, Tafuri, Bosco), in particolare quelle delle famiglie Sticco, Ventriglia. Quest’ultima forse è la più bella cappella privata, di stile composito, tra neo-rinascimentale e liberty, progettata e costruita per il barone Francesco Paolo Ventriglia da Gennaro Barbato (che utilizzò schizzi ed appunti del geniale arch. Manfredo Manfredi, l’autore del grandioso monumento ossario della villa comunale), sotto la direzione dell’ing. Nicola Parisi e con la collaborazione del decoratore Gennaro Giannetti da Frattamaggiore.

Una tomba privata crollata

 

Fino agli anni Settanta, nonostante l’inizio del boom dell’edilizia funebre, il cimitero si conservava in condizioni decorose, curato di persona dall’assessore emerito Vincenzo Pimpinella, al quale l’amministrazione dell’epoca (1979) intitolò il viale. Non so se esista ancora il viale o l’intitolazione, riuscendo a capirsi ben poco in questo groviglio di rampe e svincoli presenti e futuri. Fatto sta che fino a quei tempi, anche per i forestieri, il camposanto era portato come un esempio di ordine e pulizia. Certamente, dopo il 1990, dopo tre o quattro amministrazioni di sinistra più o meno marcata, ma sempre di sinistra, girondina o sanculotta, da un lato è aumentata la speculazione edilizia cimiteriale, dall’altro l’incuria dettata dall’ateismo strisciante e dall’egualitarismo giacobino, sbandierato come modernità che propone e propugna l’eliminazione materiale di ogni struttura storica e tradizionale.

Cappelle in rovina

Nell’ultima parte della seconda metà del Novecento, in concomitanza di fattori economici, sociali e politici, si verificarono fenomeni sconcertanti sia nel tessuto della città, sia nel cimitero. Furono essenzialmente tre: l’abbandono ed il progressivo degrado del nucleo “storico”, la costruzione di palazzine di 6-8 piani, con la conseguente estensione abnorme dei recinti (la realizzazione di fatto di almeno altri tre cimiteri), la proliferazione di cappelle private non solo nei recinti “nuovi”, ma perfino negli isolati già adibiti a giardinetto. Sarebbe superfluo aggiungere che le congreghe, un tempo spinte da spirito di carità, negli ultimi decenni hanno pensato solo al profitto, ed in molti casi hanno trascurato la manutenzione elementare e il decoro, lasciando deperire le cappelle fino allo svuotamento, al dissesto strutturale (quasi tutte le cappelle “storiche” sono in tali condizioni, come si vede dalle fotografie, scattate all’inizio del luglio corrente) ed al crollo, come è capitato ad alcune, in ultimo quella del S.Cuore di Gesù in S.Erasmo, ormai almeno da sette anni nello stato, almeno indecoroso, ignobile, incivile, colpevole che tutti vedono. Appellarsi a motivi religiosi, igienici, di sicurezza e rivolgersi agli enti preposti (la congrega, il municipio, la curia, la magistratura) fino ad oggi non sono serviti a nulla.

Abbiamo capito che in democrazia dobbiamo assuefarci a tutto: sorbirsi un’amministrazione comunale inefficiente o inesistente, ribaltoni di gruppi o di singoli negli enti locali (i salti della quaglia), montagne di rifiuti solidi urbani (che delizioso eufemismo!), salme e teschi a cielo aperto, il degrado e l’imbrattamento e il vandalismo a danno di monumenti profani e sacri, il pervicace accanimento nei confronti del verde pubblico e privato, la scadente qualità e gli elevatissimi costi dei servizi pubblici…Dicono che la peggiore democrazia sia sempre preferibile alla migliore dittatura, sarà; ma la democrazia peggiore in assoluto è quella nella quale tutti sono liberi di parlare (spesso a vuoto), di chiedere spiegazioni, di ottenere giustizia, ma nessuno è tenuto a rispondere, o ci vogliono decenni.

 

Cappella del Cuore di Gesù crollata