La ditta rinomata “Ciro Aveta”

Posted on 14 novembre 2011 by alberto

di Alberto Perconte Licatese

 

La storia del commercio, che costituisce ancora una delle valvole dell’economia cittadina, non è stata scritta. Almeno per gli ultimi anni cinquanta anni, è impressa nella mente dei più “maturi” o anziani è registrata in buona parte nella memoria. Senza entrare nelle varie relative problematiche, due o tre direttrici fondamentali degli esercizi commerciali: la scomparsa o quasi dei negozianti sammaritani, la corsa al nuovo, al “design” dell’ambiente, ai faretti, alla musica, alle vetrine smisurate, le sirene di oggi; il cambiamento continuo e rapido di generi, di gestori e di ubicazione. L’effetto di esso, come quello delle comete, è che non abbiamo il tempo sufficiente per ricordare quanti negozi sono cambiati. 

Credo di non sbagliare, il piccolo ed originale negozio di coloniali è il più antico di S.Maria C.V., sito sul lato occidentale del corso Garibaldi, poco dopo il famoso omonimo teatro, salendo verso la villa comunale “Regina Margherita”. Da bambino, lo ricordo com’è all’esterno, dove sono stati eseguite piccole riparazioni e adattamenti di poco conto; all’interno, dove, con tenacia e quasi caparbietà ammirevoli ed apprezzabili, sono stati restaurati filologicamente tutti gli arredi, banconi e vetrine, che con difficoltà s’intravedono nelle fotografie. Si entra, insomma, in un negozio, in una “bottega”, in una vecchia “puteca” greco-napoletana, prettamente derivata dal greco bizantino (apothéke), che risale al 1885, quando il sammaritano Vincenzo Aveta, commerciante, aprì questo esercizio in un basso del palazzo del barone Ventriglia, dove da qualche decennio ha sede lo studio del notaio Mario Matano, tra l’altro caro compagno di scuola media; poi, dopo la prima guerra mondiale – chiuso per necessità – lo trasferì nel palazzo di fronte, ad angolo con via Martucci (già via Torre). Nel “Registro degli esercenti”, stilato dalla Camera di Commercio nel 1890, firmato dal presidente Parravano e controfirmato dal sindaco Michele Della Valle, al n. d’ordine 49 risulta, infatti, Aveta Vincenzo, nato a S.Maria di Capua nel 1846, negoziante. Infine, all’inizio degli anni Trenta, il figlio Ciro senior, di cui si trova nel negozio una fotografia, lo sistemò definitivamente, dove oggi si trova.

L'interno della ditta "C.Aveta"

La gestione passò al figlio Ciro junior ed oggi al figlio Vincenzo, quattro generazioni, sempre la stessa ditta, lo stesso genere, la stessa caratteristica manifattura artigianale, dove da almeno mezzo secolo andiamo a comprare la famosa liquirizia, le barchetelle, le radiche, i confetti e “riavulini” (confettini variopinti, occorrenti per la manifattura dei dolci, in particolare della “pigna” di Pasqua), biscotti e tarallini, anice, rum e l’introvabile Ferrochina Bisleri di Nocera Umbra, della quale si contano sulle dita i consumatori, tra il sottoscritto. Ben poco, insomma, è entrato il consumismo, le grossolane ultra-pubblicizzate confezioni, che si trovano ad agio nello spazio enorme ed alienante, con sottofondo musicale, con enormi specchi illusori,  con l’aria condizionata asettica, inodore ed artificiale e sgradevole, come tutto il resto. Nella bottega di Ciro Aveta si pagano naturalmente i prodotti, ma tutto il resto, il profumo delle spezie, l’ambiente familiare, l’arredamento d’epoca, la cortesia dei titolari della ditta, la luce discreta, quell’impagabile viaggio a ritroso in un microcosmo, beninteso, è gratuito.

 

Gli enti preposti, i confesercenti, l’amministrazione comunale, qualche istituzione culturale dovrebbero curare la promozione e la premiazione (mi scuso per il litigio verbale) di una ditta rinomata e benemerita di tanta età (centoventi anni) e di tanta serietà, fedele nel tempo. In attesa di un segnale incoraggiante per la ditta e per la cittadinanza, a nome mio personale e di tutti i redattori della rivista “Calciononsolo” ci compiacciamo, ci congratuliamo e formuliamo gli auguri per altrettanti anni.