Il marmorario Costantino Marasi lavorò a S.Maria

Posted on 14 novembre 2011 by alberto

La tradizione attribuisce la fondazione della sontuosa cappella di S.Maria Suricorum ad un principe di nome Enrico che, guarito dalla lebbra per l’intervento miracoloso dei topi inviati dalla Madonna, volle che fosse eretto un tempio in onore della Vergine. Su tale leggenda, oggetto di una lunga epigrafe in latino situata quasi di fronte alla cappella, risalente al sec. XVI,  e sul complesso titolo, non mi sembra sede adatta.

L'ingresso della Cappella dei topi

Di sicuro, l’inizio della costruzione della cappella risale al 1620, a seguito delle prediche quaresimali, assai seguite dal popolo sammaritano, in particolare devoto alla Vergine. Essa, di recente restaurata nella parte alta (strano che la Soprintendenza abbia trascurato, contro ogni regola elementare di recupero, di consolidare le strutture inferiori, con rischio di compromettere la statica della cappella, ma tratterò con più ampiezza il tema in un’altra occasione) ha una pianta a forma quadrata, sovrastata da una cupola, l’elemento più originale della cappella; è chiusa, infatti, in alto da un lanternino cuspidato, nel quale si aprono otto feritoie; la cupola è ricchissima di elementi decorativi stilizzati, puttini colonne ed elementi floreali che intervallano quattro riquadri. A parte le antichissime tele ed i vistosi stucchi, si attribuisce pregio particolare alle opere in marmo, eseguite tra gli anni 1624-30 da Costantino Marasi, essendo committente il capitolo.

L’interno della Cappella dei topi

Nello sfolgorio di intarsi marmorei policromi, rigorosamente inquadrati in spartiti geometrici, spiccano l’altare e la balaustra. L’uno e l’altra, costituiti da marmi commessi policromi, nell’uno trabocca la lussuria folgorante, tipica del secolo della meraviglia; nella seconda, in un contesto dovizioso e raggiante di soggetti floreali, sono raffigurati uccelli e topolini, un tempo impreziositi da gemme, rientranti nel simbolismo della cappella.

La balaustra della Cappella dei topi

Costantino Marasi, nato a Massa Carrara nel 1580, appena decenne venne a Napoli, dove apprese l’arte del marmo dallo zio Mario, che già si era stabilito in quella metropoli; poi, aprì bottega nei pressi del Gesù Nuovo. Nel 1598 collaborò con Andrea Sarti all’opera dei finestroni marmorei della facciata del Gesù Nuovo. Poi, eseguì la lastra tombale per F.Saja, nel convento del Carmine e terminò la decorazione marmorea della cappella di S.Muscettola nel Gesù Nuovo.

La balaustra della Cappella dei topi

Verso il 1620, fu impegnato nella decorazione marmorea della cappella del Carmine, della principessa Porzia Caracciolo di Loffredo, nella chiesa della Madre di Dio. Allora Costantino era uno dei maestri e governatori della Corporazione napoletana degli scultori, della quale firmò i nuovi statuti. Dal 1620 al 1635 di lui si hanno scarse  notizie, proprio nel periodo dei lavori eseguiti a S.Maria di Capua. Nel 1636 fu sottoposto a processo per aver rifiutato con inganno i contributi che avrebbe dovuto versare sull’opera compiuta nella cappella della Madonna nelle chiese di S.Maria Maggiore e  della Santella a Capua;  alla fine, nel 1639 fu condannato ad una pena pecuniaria. L’ultima sua opera, compiuta in società con Cosimo Fanzago, fu il cappellone di S.Francesco Saverio nel Gesù Vecchio (1655). Morì forse di peste nel 1656.

L’altare della Cappella dei topi