Il palazzo “Camillo Melzi”

Posted on 10 novembre 2011 by alberto

Alberto Perconte Licatese

 

Tra l’altro, secondo le direttive del Concilio di Trento (1542-1563), il vescovo era obbligato a risiedere nella diocesi e ad effettuare le visite pastorali, intese come un dovere personale del vescovo. Il card. Roberto Bellarmino, arcivescovo di Capua (1602-05), per ridurre le distanze e le spese, ogni estate, a questo scopo aveva preso in affitto la Torre di S.Erasmo. Tuttavia, nel frattempo, questa residenza regia angioina ed aragonese era passata in proprietà privata di famiglie nobili (come i Carafa, i Gaetani, i Faenza), per cui i successori di Bellarmino avvertirono anche l’esigenza di trovare alloggio più vicino alla chiesa di S.Maria Maggiore.

Il palazzo "Melzi" verso il 1920

Così, il card. Camillo Melzi, patrizio milanese ed arcivescovo di Capua negli anni 1630-36 fece costruire, per sé e per i suoi successori, il Palazzo della Mensa Arcivescovile (posto sul lato settentrionale della piazza antistante la basilica mariana), in sostanza, l’ufficio delle rendite  ecclesiastiche della diocesi. L’edificio, ampliato ed abbellito dall’arciv. Giovanni Antonio Melzi (1661-87), fu descritto da Francesco Granata: era a due piani, a pianta quadrata, con spaziose stanze, ampi loggiati, una cappella, un grande e delizioso giardino. In esso, egli ospitò il Padre provinciale della Compagnia di Gesù nel Regno di Napoli, Giovanni Rho, colpito da un’iscrizione posta nel duomo, la quale indusse G.P.Pasquale scrisse la “Historia della prima chiesa di Capua” (1666), dedicata all’arc. G.A.Melzi.

Nel corso della guerra di successione polacca, al sopraggiungere delle truppe spagnole, l’arc. Mondillo Orsini si trasferì a S.Maria, nel palazzo Melzi (1734), nel quale già aveva ospitato (1727) il pontefice Benedetto XIII, suo zio, circostanza confermata dalla lapide che si trova nella cappella del convento di S.Bonaventura (od. edificio “A.Angiulli”), dettata dall’erudito A.S.Mazzocchi e riportata nel primo volume degli “Opuscula” (post. 1771). Nel 1734, l’arrivo di Carlo di Borbone  (tra l’altro a S.Maria fu sottoscritta la resa di Capua, roccaforte austriaca, tra il maresciallo Ottone di Traun ed il conte Charny), non comportò alterazioni notevoli nella funzione e nell’architettura barocca, ma la dominazione francese di Giuseppe Bonaparte (1806), dopo aver elevato S.Maria città autonoma e capoluogo dell’Intendenza, ivi istituì (1808) i Tribunali, scegliendo come sede il palazzo “C.Melzi” dove, fino al 1862, si trovò anche il Municipio, al piano terra sulla piazza Mazzocchi.

Dal 1870 fino al 1933, furono eseguite varie trasformazioni e sopraelevazioni; vi furono sistemate nel 1898 l’Ufficio Postale e l’Ufficio del Registro, mentre il Municipio trovò un edificio proprio, in via dell’Olmo, poi via Municipio (od. Cappabianca). Nel 1987, il Tribunale si trasferì nel faraonico (oggi insufficiente) nuovo edificio, costruito in piazza della Resistenza, e ritornarono per poco nel palazzo “C.Melzi” gli uffici del Municipio che, rimasti senza sede propria a causa del terremoto del novembre 1980, dopo varie peripezie, avevano trovato alloggio decoroso, ma dovettero cedere quell’edificio e passarono (in parte) all’ex orfanotrofio  “G.Fiorillo e R.Lucarelli”, in via Albana.

Il palazzo "Melzi" oggi

Infatti, verso il 1993, nel vetusto “C.Melzi” trovò sistemazione la Facoltà di Giurisprudenza della Seconda Università, dopo lunghe ed indovinate opere di restauro filologico, terminate quasi alla fine del 2005. L’assetto attuale, funzionale e corrispondente alle esigenze di sede universitaria, per fortuna conserva le memorie della storia quasi bisecolare, come l’iscrizione esterna “Palazzo di Giustizia” ed, all’interno, le lapidi del primo centenario, una nell’atrio (1909), dettata da Raffaele Perla e, un’altra al primo piano, a ricordo proprio dell’esimio giurista sammaritano (1955). Infine, nell’attuale aula magna, rimane la grande statua del re Vittorio Emanuele II, simbolo dell’unità nazionale, della giustizia e della continuità.