Francescantonio Visocchi da Atina, industriale e presidente della Provincia di Terra di Lavoro

Posted on 5 novembre 2011 by alberto

di Alberto Perconte Licatese

 

    

F.A. Visocchi

 Francescantonio Visocchi fu l’ultimo di quattro figli di Giuseppe, dopo Pasquale (agronomo e consigliere provinciale), Giacinto (patriota e letterato, che lasciò scritti di un certo livello) ed Alfonso (versato negli studi filosofici, sindaco, senatore e benefattore). Egli nacque ad Atina (Fr) nel 1834, studiò prima a Napoli con i fratelli maggiori, poi a Montecassino, sotto la guida degli abati Luigi Tosti,  e Carlo Maria De Vera. Sposò nel 1859 la baronessa Maddalena Serafini da Scanno,  da cui ebbe tre figli: Giacinto, Orazio ed Achille, destinati a diventare il primo un raffinato italianista e latinista, il secondo un industriale, consigliere provinciale e dedito ad opere pie. Nel 1860, Francescantonio diresse l’importante Cartiera sul Melfa, fondata nel 1843 dal fratello Pasquale, impegnandosi ad innovare lo stabilimento con macchine della moderna meccanica a forza idro-elettrica. Visitata l’Esposizione di Parigi, ivi trovò opportune applicazioni della teoria di Galileo Ferraris per trasportare l’energia idraulica a grandi distanze mediante la corrente elettrica. Ideò, inoltre, tronchi ferroviari, strade carrozzabili e linee telefoniche. Nel 1861, formatosi ad Atina un battaglione della Guardia Nazionale, ne fu comandante fino al 1878. Combatté il brigantaggio, impresa meritoria per la quale fu insignito della Croce dei SS. Maurizio e Lazzaro. In Puglia, in vaste aree, ereditate dalla madre,  vero e proprio regno della desolazione e della malaria, precursore delle grandi opere di risanamento ambientale del secolo successivo, istituì un Consorzio interprovinciale di bonifica idro-geologica, il primo del genere nel Mezzogiorno, tanto che il ministro dei Lavori Pubblici, Silvio Spaventa, nell’additare come esempio da imitare l’iniziativa del Visocchi, gli assegnò come incentivo dell’attività un sussidio di £. 50.000. In pochi anni, quelle plaghe mortifere diventarono terreni fertilissimi, sottoposti a colture intensive, serviti da strade, canali di drenaggio, poderi, allevamento di bestiame, macchine agricole. Dal 1870 e per lunghissimi trentotto anni, fu consigliere provinciale del Mandamento di Atina, deputato provinciale dal 1880 e presidente del Consiglio Provinciale di Terra di Lavoro dall’ottobre 1907 fino alla morte. Nel 1901, fu insignito dell’onorificenza di Cavaliere del Lavoro. F.A.Visocchi morì ad Atina il 17 febbraio 1908; per i funerali accorsero le personalità più elevate del mondo politico ed economico; pervennero centinaia di telegrammi di cordoglio, tra i quali quelli del presidente del Consiglio Giovanni Giolitti, dei ministri Luigi Facta, Giorgio Sidney Sonnino, Antonio Salandra, del sen. Raffaele Perla, l’on. Vittorio Lollini, del mons. Bonifacio Maria Krug, abate di Montecassino). La commemorazione ufficiale fu tenuta nella sala del Consiglio Provinciale nella seduta straordinaria del 24 febbraio 1908. Pronunciò un lungo e sentito discorso l’on. Carlo Schanzer, ministro delle Poste e Telegrafi, valoroso uomo politico di origine austriaca che, come rappresentate del collegio di Aversa, l’aveva preceduto nella carica di consigliere provinciale: “Una vita onesta e buona si è spenta innanzi tempo, un uomo eletto intemerato scende nel sepolcro, in mezzo all’universale rimpianto di una grande provincia e di tutti i coloro che, oltre i confini della provincia, conoscevano ed apprezzavano il valore di lui. Durante molti giorni abbiamo trepidato per la preziosa esistenza: il nostro cuore si era aperto alla speranza, perché la fibra robusta sembrava avesse trionfato del fiero morbo. Ma, fu breve illusione ed oggi piangiamo colui che ieri ancora ci era diletto compagno, sicuro amico, autorevole capo del Consesso Provinciale. Francesco Visocchi fu di quelli che illustrano ed onorano la terra natia. Adorno delle più pregiate qualità del carattere, operoso, modesto nella posizione sociale, cospicua per largo censo e per le benemerenze, egli seppe tenere alto il prestigio di un uomo circondato dalle generali simpatie. Agricoltore intelligente, industriale esperto e moderno, egli primeggiò fra coloro che seppero dare vigoroso impulso alla vita economica di Terra di Lavoro, promuovendo nella meritata ascensione della sua Casa il benessere e le prospere sorti della propria contrada. Noi serberemo soprattutto imperitura memoria dell’uomo pubblico, di colui che per lunghi anni diede la migliore parte di se stesso agli interessi provinciali e coronò la nobile esistenza, esercitando per breve tempo il più alto ufficio che l’incondizionata fiducia dei colleghi della rappresentanza provinciale poteva conferirgli. La sua opera nell’elevata carica fu imparziale e serena e tale da costituire un imitabile esempio, la cui virtù non morrà con lui.”

     Dopo di lui, l’avv. Benedetto Nicoletti, che gli subentrò come presidente della Provincia, così si espresse: “F.A.Visocchi fu operoso, d’ingegno versatile e di facile intuizione. Egli lavorò all’incremento dell’industria della famiglia, meritò di essere perciò insignito della Croce di Cavaliere del Lavoro. Fu ottimo padre, gentiluomo perfetto, generoso, affabile. Ebbe insomma tutte le qualità del gentiluomo. Sebbene ricco dei beni della fortuna, pure non conobbe mai che fosse l’ozio. In famiglia accudiva alla non piccola azienda domestica, nelle pubbliche amministrazioni  studiava con occhio vigile, onde dal suo studio scaturivano deliberazioni che sono un monumento di sapienza civile. Chi non lo vide nei giorni di riunione della deputazione, seduto di fronte ad un cumulo di pratiche, studiarle attentamente una per una, chiamare ingegneri e segretari per averne chiarimenti e spiegazioni e dopo scrivere le proposte, non potrà mai avere un esatto concetto della grande operosità di F.A.Visocchi. La votazione unanime dimostrò la stima e l’affetto di cui era circondato e da presidente mostrò attitudini che tutti avevano di già preconizzate: seppe così bene dirigere le discussioni e la provincia se ne avvantaggiò, anche se nelle poche tornate da lui presidente furono trattati molteplici affari di grande rilievo, come la compilazione del bilancio. Auguriamoci che il suo spirito gentile aleggi nelle riunioni e che il ricordo incoraggi tutti a perseverare nella concordia d’intenti che egli seppe ispirare in vita. Le sue virtù, la stima, l’amore che tutti nutrirono per il gentiluomo e l’amministratore onesto, solerte e giusto, siano di conforto alla desolata famiglia e di sprone a noi ad imitarlo ed a perseguire nella concordia tanto utile alla cara provincia nostra”. 

Busto eseguito da R. Uccella

     Nella stessa seduta, intervenne l’avv. Michele Verzillo, da Capua, soffermandosi in particolare sull’ufficio di consigliere ricoperto per una buona parte della vita con impareggiabile capacità e preveggenza. Infine, il consiglio con delibera affidò allo scultore Raffaele Uccella da S.Maria C.V., che già aveva dato prove di genialità artistica, l’esecuzione di un busto marmoreo dell’estinto, da collocare nella sala della Presidenza; poi, fu sistemato nella sala della biblioteca, oggi si trova sulle scale che portano al primo piano.