EIAR, l’antenato della Rai e voce del regime

Posted on 5 novembre 2011 by alberto

di Alberto Perconte Licatese

 

     L’arrivo di Guglielmo Marconi a Roma, nel mese di luglio 1923, all’apice della fama mondiale per aver già brevettato una quantità di apparecchi radiofonici, fu invitato dal capo del governo Benito Mussolini e ricevuto nel Palazzo Chigi, alla presenza dei ministri delle Comunicazioni, Giovanni Colonna Di Cesarò, della Marina, Paolo Thaon de Revel, e dell’ing. Luigi Solari. La richiesta, alquanto laconica e distaccata del duce, delle modalità per fornire un servizio radiofonico, si inquadrava in un contesto articolato di attività frenetiche, mirate all’installazione di un sistema di trasmissioni radiofoniche in Italia, da pochi mesi avviatasi in un percorso di trasformazioni epocali, sia nel costume, sia nella società, sia nella cultura. I convenuti stilarono uno schema di convenzione tra Marconi e Di Cesarò, ma per l’inopportuna interferenza dei consiglieri delegati della Telefunken e di una società francese e, per la diffidenza iniziale di Mussolina, a quanto si dice, per la mancanza dell’iscrizione di Marconi al partito fascista, l’accordo saltò e, qualche mese dopo, fu siglato da una Società Italiana Radio con capitale tedesco e francese.

M.L. Boncompagni

Il 6 ottobre 1924, dall’Auditorio di via Cristina a Roma, la voce squillante di Maria Luisa Boncompagni, la prima annunciatrice dell’Unione Radiofonica Italiana, presentò il programma inaugurale: era nata la radio in Italia. Nel giro di due anni il regime, naturalmente, si era preoccupato di assicurarsi il monopolio del servizio di radiodiffusione, ottenuto dal Ministro delle Comunicazioni, Costanzo Ciano, intravedendo la possibilità di utilizzare il nuovo potente mezzo politico e propagandistico, già in un decreto del dicembre 1924. L’anno dopo, s’inaugurò l’emittente di Milano con un discorso del latinista Ettore Romagnoli, poi quella di Napoli, e nacque il Radiorario. Nel 1926 l’Uri, direttore Raoul Chiodelli, non aveva avuto un decollo entusiasmante, specie per i modesti risultati della gestione finanziaria, dovuta al numero esiguo di abbonati e per la ridotta produzione di apparecchi radiofonici, non sempre di buona qualità. Tanto vero che il primo discorso di Mussolini al teatro “D.Costanzi di Roma fu un fiasco clamoroso ed, ancora peggio, andò, in onde medie, la trasmissione di un concerto di Arturo Toscanini alla Scala di Milano, quando il maestro, indignatosi, sbottò: “Questa meccanizzazione della musica è un obbrobrio” e se ne andò via qualche minuto dopo l’inizio del concerto. Nel corso del 1927, la qualità delle trasmissioni migliorò, grazie ad un accordo tra l’Uri e il Popolo d’Italia; il 15 gennaio 1928, nacque l’Ente Italiano Audizioni Radiofoniche (Eiar), presidente Giancarlo Villauri.

Card. Schuster

Il servizio quotidiano di trasmissioni radiofoniche già aveva inizio in Italia il 6 ottobre 1924, con un programma di musica scelta trasmesso alle ore 21 da una sala di via Maria Cristina 5 a Roma. La prima trasmissione si concluse con il bollettino meteorologico, le notizie di borsa, un discorsetto sulle radio-audizioni circolari e le ultime notizie lette da Ines Donarelli, annunciatrice improvvisata e componente del quartetto d’archi. Pochi giorni dopo entrò in servizio la prima “lettrice-direttrice”: Maria Luisa Boncompagni. Tentativi isolati di trasmissione erano già stati effettuati  in precedenza da imprese private. La società “Araldo” di Roma aveva  organizzato un servizio di notizie e musiche, dapprima su una speciale rete telefonica, poi con emissioni per onde elettromagnetiche in ambito locale. Ad evitare iniziative private, nel 1923 fu emanato un regio decreto legge che stabiliva il monopolio statale nell’impianto ed esercizio  di comunicazioni senza fili. Il governo si assumeva la facoltà di accordarli  in concessione. Come conseguenza, si ebbe la fondazione (27 agosto 1924) dell’Uri (Unione Radiofonica Italiana) nella quale confluirono  le imprese minori private. Prima ancora che venisse accordata con una convenzione del 27 novembre, convalidata da un decreto legge del dicembre, la concessione esclusiva dei servizi di radioaudizioni circolari per la durata di sei anni, prorogabili per altri quattro, l’Uri diede inizio ai programmi regolari. Il numero degli abbonati era modesto. Alla fine del 1926, nonostante fossero entrate in funzione le stazioni di Milano e di Napoli, seguite nei due anni successivi da quelle di Genova, Torino e Bolzano, 26.855 utenti pagavano un diritto fisso di contratto di 50 lire, una tassa d’iscrizione (da 20 lire per un apparecchio a galena, fino a 180 lire per un “cinque valvole”) e un canone annuo di 90 lire. Le ricezioni erano difficili (sintonizzazione sfuggente, sibili, boati) e un netto miglioramento si notò con l’entrata in funzione (1930) della prima stazione a grande potenza di Roma-Santa Palomba (50 kw). I “radioamatori” potevano, intanto, contare sull’ausilio del Radiorario, con l’elenco dei programmi, e facevano esperienza con la pubblicità che la Sipra (costituitasi all’inizio del 1926) mandò in onda dall’ottobre dello stesso anno. Nel 1934, la pubblicità otteneva un vero e proprio trionfo con la radio-rivista “I quattro moschettieri” (prima puntata il 13 ottobre), su testi di Nizza e Morbelli, musiche di Storaci. Abbinata ad un concorso della casa Perugina, la rivista scatenò la caccia alle figurine quotate per i premi. Si calcolò allora che, se gli abbonati erano 900.000, gli ascoltatori, in realtà, erano almeno otto milioni. Il neonato Eiar (1928), ottenuta una concessione venticinquennale, potenziò i quadri organizzativi e migliorò i programmi. Il 25 dicembre 1928, fu diffusa la prima radiocronaca diretta dell’incontro di calcio Italia-Ungheria e, nel 1930, entrò in funzione a Roma-Prato Smeraldo il primo trasmettitore ad onde corte per l’estero. Ancora, il Radiorario cambiava la testata e diventava Radiocorriere; tre anni dopo, la Sip diventava proprietaria della maggioranza azionaria dell’Eiar e il pubblico poteva assistere ai primi esperimenti televisivi in occasione della V Mostra della Radio di Milano.

 

B. Mussolini