Già tartassati, ora vittime degli autovelox, anche truccati, sugli automobilisti prospera un business d’oro

Posted on 5 novembre 2011 by alberto

di Alberto Perconte Licatese

 

     Ogni giorno i ministri della traballante coalizione, guidata dal serafico Prodi, fanno a gara nell’escogitare vere tasse e supertasse, fasulli sgravi, utopiche riduzioni della spesa della politica, l’apparente farsa tra i ringalluzziti catto-comunisti (moderati) ed i sempre più velenosi marx-leninisti (estremisti), di fatto si è instaurato un regime destinato a durare, visto che, al momento della votazione, col sostegno decisivo dei senatori a vita, si compatta l’unione “sovietica”, mirante esclusivamente alla gestione e conservazione del potere. In tale sistema, esso si potrà mantenere soltanto imponendo tasse ed imposte a tutti, poveri, agiati, ricchi, tranne i loro detentori, palesi ed occulti. È difficile dire quale sia la categoria più colpita; inutile farne una graduatoria, non ne sfugge nessuna. Eppure, a conti fatti, i più tartassati sono gli automobilisti. I proprietari di un’automobile non costituiscono né una classe, né una corporazione, essendo una categoria formata da tutti: studenti, pensionati, medici, operai, uomini, donne, ricchi, poveri, sinistrorsi e destrorsi, motivo per cui possono essere colpiti senza poter far fronte, unirsi, manifestare in piazza o davanti a Montecitorio. Essi, macchiati dal peccato originario di aver comprato un’automobile, sono obbligati a pagare una quantità di imposte, tasse, tributi e balzelli; all’acquisto, si comincia con l’immatricolazione e, se usata, col passaggio di proprietà, poi con la salatissima assicurazione Rca, compresi Iva e contributi al Ssn, con l’imposta di possesso; poi, si accollano le spese per il periodico collaudo e bollino blu, il 50% del prezzo del carburante, i pedaggi autostradali e l’importo dei parcheggi urbani, i ticket imposti da alcuni comuni; a conti fatti, un automobilista medio, già è condannato a versare a vari percettori, svariate migliaia di euro all’anno. A tutto ciò bisogna aggiungere gli imponderabili accidenti, gli imprevisti guasti in itinere, i ricorsi all’auto-attrezzi ed ai parcheggi forzati, gestiti dall’Aci e da ditte convenzionate, e tutte le altre insidie tese dagli enti deputati a spillare denaro agli automobilisti. Da qualche anno, infatti, oggi più inasprite, contemplando perfino l’arresto, le infrazioni al codice della strada, per le quali sono previste elevatissime multe, in svariati casi sacrosante, ma nella maggior parte persecutorie, si traducono in un’entrata sicura per le amministrazioni locali, specialmente quelle che riguardano l’eccesso di velocità, rilevato col diabolico autovelox. Il discorso sarebbe lungo sulle infrazioni al CdS in generale ed in particolare quella sull’eccesso di velocità. È vero che alcuni mascalzoni e criminali, col loro comportamento, compiono manovre insensate, che causano incidenti con feriti e morti, e dovrebbero essere privati non solo della patente, ma anche della libertà, senza sperare in facili amnistie ed indulti; ma, mi chiedo, è proprio giusto, educativo e proporzionato, punire con multe di centinaia di euro, per aver superato 10-20 km/h in auto? La velocità è, intendiamoci bene, è un parametro importante della guida ad un veicolo, ma non è il solo. Eppure, la velocità (oggi troppo penalizzata, tranne quella dei guidatori idioti, delinquenti, squilibrati, drogati) di per sé, come spesso stupidamente si ripete, sarebbe causa di tutti gli incidenti. Essa, per definizione (il rapporto tra lo spazio percorso ed il tempo impiegato da un corpo in movimento), è una classica variabile. Il guidatore assennato, in condizioni fisico-psichiche normali e con un veicolo in discreto assetto, si regola di volta in volta, rispettando, beninteso, i limiti della velocità ma, valutando una serie di altri elementi e condizioni oggettive e soggettive: il fondo stradale, la visibilità, l’attenzione continua, l’osservazione delle manovre altrui; di conseguenza, deve rallentare o accelerare l’andamento, per evitare ingorghi o incidenti. Il guidatore osservante, facile bersaglio di terrorismo psicologico, dovendo badare a decine di cose nello stesso tempo e con l’assillo di evitare l’occulta insidia delle cellule foto-elettriche, non viaggia più con serenità. Infatti, egli è tenuto a guardare i limiti di velocità  (che si susseguono ogni pochi km), il tachimetro, la strada, gli altri veicoli; osserva con stizza i motociclisti (che procedono a 150 km/h sempre al centro della strada, incuranti dei controlli, sia per l’eccessiva velocità, sia per la posizione furbastra delle targhe); nota numerosi arroganti automobilisti (che sorpassano in palese divieto); teme gli autisti dei tir (che, incalzando e strombazzando con tracotanza, alla fine, imbestialiti, superano rabbiosamente); tiene d’occhio le siepi, i pilastri dei viadotti ed i cartelloni, dietro i quali a bella posta si nascondono i diabolici strumenti, fissi (gestiti da ditte appaltatrici) o installati da pattuglie, che invece potrebbero contribuire al flusso del traffico, con più vantaggio alla collettività. Qualche decina di km/h oltre il limite fissato perentoriamente, nel corso di un viaggio medio, specie su strade nazionali, con centinaia di segnali stradali, ai quali si aggiungono altre migliaia di altri segnali (turistici, pubblicitari e simili), ad un esame anche superficiale, non sembrerebbe un reato così immondo, punibile con salatissime multe. Il legislatore, punendo una minima o modesta infrazione, ha avuto i paraocchi o ha avuto la mira di impinguare le casse dello stato e dei comuni, senza preoccuparsi dell’impiegato, pensionato, avvocato, insegnante, che devono sborsare, in caso di simili infrazioni, avvertite come punizioni che scendono dall’arroganza del potere, centinaia d’euro, che tante categorie (tranne le “caste”, esenti da tutto), guadagna in una o due settimane di lavoro, per qualche secondo in più, che si trasforma in alcuni km/h in più. Quindi, la sanzione, piccola o media, vera o falsa, potrebbe spedire al carcere l’automobilista più facilmente dei responsabili di atti ripugnanti (stupratori, pedofili, omicidi), con la differenza che gli automobilisti sono identificati subito e, portando tanto di targa, non hanno scampo. Insomma, un appello, anzi un grido di dolore: la pesante punizione delle modiche infrazioni è sentita iniqua e comminata senza gradualità, senza possibilità di contestazione, senza elasticità; se poi gli apparecchi sono guasti o truccati (vedi i semafori cellula-controllati manomessi), diventa una vigliaccata ed una truffa, che serve solo a far passare milioni d’euro dalle tasche di chi lavora o va una gita nelle casse dell’erario e delle ditte operanti nel settore. Chi si fa carico del problema? A quale autorità bisogna rivolgersi? Per avere una risposta, anche dobbiamo pagare?