Il sammaritano Antonio Sparaco pilota della RSI caduto nel 1944 a Bergamo

Posted on 5 novembre 2011 by alberto

di Alberto Perconte Licatese

 

   Antonio Sparaco nacque a S.Maria C.V. il 6 gennaio 1918 da una famiglia piccolo-borghese; il padre Antonio era un possidente, la madre Ester Sparaco era casalinga, forse tra loro cugini, che abitavano in via Albana. Frequentate le scuole elementari e medie nell’istituto “V.Peccerillo”, per seguire gli studi superiori, s’iscrisse nell’istituto tecnico-commerciale “Terra di Lavoro” di Caserta. Egli, conseguito il diploma nel 1937, desideroso di intraprendere la carriera di pilota nell’Aviazione militare, avendo partecipato al concorso, risultò vincitore; così, il 5 febbraio 1940, fu ammesso nella scuola di Pescara, per il periodo di addestramento ed eseguì il primo volo da solista il 10 luglio dello stesso anno, come si evince da una lettera scritta alla fidanzata. Negli anni 1941-42, frequentò il secondo periodo di addestramento nella scuola di Aviano (Pn); nel 1943, divampata nel frattempo la seconda guerra mondiale, fu trasferito al 1° Nucleo Addestramento Aerosiluranti di stanza a Gorizia.

   L’8 settembre 1943 rappresentò per lui, per tantissimi commilitoni e per la nostra Patria, una data nefasta. Egli, in quel momento prestava servizio in Francia, presso l’aeroporto di Salon en Provence, per una missione o per una dislocazione strategica. Fatto sta che tutto il reparto, del quale faceva parte il giovane aviatore, fu consegnato e tradotto dai tedeschi in Germania su un carro-bestiame; lì, in località ignota, rimase fino al dicembre 1943, come dopo riferì un commilitone in una lettera alla madre. Nel gennaio 1944, l’autorità germanica dispose che il reparto facesse ritorno in Italia, in territorio della Repubblica sociale, costituita qualche mese prima da Benito Mussolini. Così, di nuovo in Italia, pienamente consapevole di continuare la guerra dalla parte dei fascisti, fu destinato all’aeroporto di Gorizia.

   Nella notte del 3 marzo 1944, unitamente ad altri tre piloti, fu inviato in missione a Vercelli per via terra, per poi effettuare il trasporto da detta località a Gorizia con quattro aerei italiani da caccia monoposto. Però, nel corso del trasferimento appunto da Vercelli a Gorizia, per cause imprecisate, l’aereo pilotato dal sottotenente prese fuoco in volo e, nel tentativo di un atterraggio di fortuna, urtò contro la cima di un pioppo e precipitò in località S.Maria di Cortenuova, nei pressi di Martinengo (Bg). Nonostante il tempestivo intervento di alcuni contadini, presenti sul luogo, dai rottami dell’aereo il corpo del povero Antonio venne estratto senza vita. La salma fu tumulata a cura dei camerati locali nel cimitero di Bergamo, ove rimase fino al 1949, quando la famiglia la volle traslare nel cimitero della nostra città, nella cappella privata.

   Era un ragazzo di animo buono, molto legato alla famiglia; dalle sue lettere alla madre, alla sorella ed alla fidanzata, si nota la preoccupazione per tutti, specie per la mamma, che egli cercava di rassicurare. Giovane allegro, pronto alla battuta, era partito a solo ventidue anni per la sua passione, il volo, con la speranza, una volta diventato effettivo, di avvicinarsi alla città natia, alla famiglia, alla fidanzatina, alla “sua fatina”, come lui la chiamava, ma il crudele destino, la mano nera della guerra troncò tutti i suoi sogni a soli ventisei anni. Dopo aver ricercato qualche parente più stretto, nella scorsa primavera, ebbi un colloquio con la nipote Ester Sparaco, che mi fornì alcune notizie essenziali e, con contenuta commozione, rivisse il dramma del giovane zio, contenta ed orgogliosa perchè qualcuno, in qualche modo, avrebbe ricordato l’eroico pilota, uno dei vinti, ignorati dalla storiografia ufficiale.