Le grandiose opere del ventennio LA BONIFICA INTEGRALE

Posted on 25 marzo 2011 by alberto

di Alberto Perconte Licatese

Inaugurato un podere in PugliaFondazione di PomeziaCencelli, Razza e Mussolini a Littoria

Le opere di bonifica idrogeologica, ebbero grande impulso in Italia nel decennio 1928-38. Tralasciando i lavori progettati o eseguiti in maniera occasionale, parziale o limitata in periodo romano (val di Chiana, val Reatina, lago Fucino) e nel Quattrocento, a cura della Repubblica di Venezia (i bacini dei fiumi Piave, Brenta Adige, Po), poi all’inizio del Seicento, per volere del papa Clemente VIII e nella metà dell’Ottocento per iniziativa dell’ultimo Borbone (le famigerate paludi pontine), alla fine del medesimo secolo, lo stato unitario emanò nel 1882 una legge quadro stilata da Alfredo Baccarini (ingegnere romagnolo, all’epoca ministro ai Lavori Pubblici nel gabinetto Agostino Depretis), che considerò la bonifica come mezzo di prosciugamento sistematico delle paludi, con finalità prevalente antimalarica. Invece, le prime tre leggi emanate in periodo fascista, vale a dire la prima (datata 30.12.1923 n.3256), la seconda (la legge Serpieri del 18.5.1924 n.753, che prese il nome da Arrigo Serpieri, il sottosegretario all’Economia Nazionale) e la terza (del 20.11.1925 n.2464) furono concepite in un piano sistematico di riassetto idrogeologico allo scopo di valorizzare agricola del territorio, il lavoro, l’urbanizzazione ed i mezzi di infrastrutture (strade, ponti, ferrovie, ecc.), come Benito Mussolini preannunciò poco dopo nel febbraio 1927, all’atto della costituzione del Consorzio Nazionale Credito Agrario. In seguito, con la legge 24.12.1928 n.3134 (la legge Mussolini), fu costituito un sottosegretariato per la Bonifica Integrale e, con decreto 12.9.1929 n.1661, fu nominato direttore il prof. Arrigo Serpieri. “Bonifica integrale – come rileva Giuseppe Tassinari, nell’opera fondamentale “La bonifica integrale nel decennale della legge Mussolini”, Bologna 1938 – significò completa utilizzazione agraria dei terreni, prosciugati e sistemati dallo stato, ed unificazione dell’azione di bonifica pubblica e privata. Significò, inoltre, attività di generale progresso dell’agricoltura, sia mediante la radicale trasformazione dell’ambiente fisico, sia col perfezionamento dei sistemi di produzione terriera”. Con la predetta legge, il piano di riassetto globale idrogeologico, estese l’ambito territoriale (compresi meridione ed isole) e strutturale (urbanizzazione, irrigazione sviluppo agricolo, acquedotti). La previsione di spesa fu di sette miliardi di lire, così divisi per voci: bonifica idraulica di tutti i territori del regno; realizzazione di acquedotti nell’Italia meridionale ed insulare; costruzione di borgate e fabbricati rurali isolati nell’Italia meridio-insulare, esecuzione di opere irrigue in Italia settentrio-centrale, costruzione di strade interpoderali ed approvvigionamento idrico. La spesa globale ammontò ad oltre sette miliardi di lire, un finanziamento davvero imponente in rapporto a quell’epoca; inoltre, tale erogazione fu successivamente integrata con legge 28.5.1936 n.1204 con altri cento milioni e con il rdl 13.1.1938 n.12 ancora con tre miliardi. Sulla distribuzione territoriale è da sfatare il luogo comune che il regime abbia privilegiato il nord: il 38% dell’erogazione andò all’Italia settentrionale, il 19% alla centrale, il 43% alla meridio-insulare. L’attività fu svolta direttamente dello stato e da trecentotrentotto consorzi di bonifica e da privati. Stando al rapporto di Giuseppe Tassinari (nato a Perugia nel 1891, libero docente di Economia rurale nell’Università di Perugia, poi sottosegretario ad Agricoltura e Foreste ed, infine, a Bonifica Integrale, autore di vari scritti specifici, morto a Salò nel 1944 durante un’incursione aerea), alla data 1° luglio 1938, le opere erano state ultimate in 2500 kmq., mentre altri in 3.000 kmq. erano in fase di esecuzione od ultimazione. Erano state realizzate le seguenti opere: oltre 6.000 km. di strade di bonifica, 4.500 km. di strade interpoderali, 18.000 km. di canali di scolo ed irrigazione, 3.700 km. di argini, 1300 impianti idrovori della potenza complessiva di 144.000 hp, 800 kmq. resi irrigabili, 68 borgate rurali, tutte in Italia centro-meridionale, 35.000 case coloniche, 44.000 fabbricati annessi, 20.000 stalle per la capacità di 250.000 capi di bestiame, 600 km. di condutture idriche rurali. Per l’azione bonificatrice, che all’inizio si era concentrata nel settentrione (pianure padana e veneta) si attivò in particolare l’Opera Nazionale Combattenti, nata dal seno dell’Associazione Nazionale Combattenti Reduci, costituita nel 1918, poi divenuta ente morale ed economico col riconoscimento dello stato (1923). Le località interessate furono in Italia settentrionale (territorio tra il Po di Volano, le valli di Comacchio ed il Po di Primaro, Bassa friulana, Lagugnaga, Piave, S.Michele al T., Cellina Meduna, Aurana di Zara, delta del Brenta, Medio Adige, S.Stino di Livenza, bretella di Bederobba, Monforesta, Renana e Burana, Vallata del Secchia, val d’Orcia, fiume Morto a S.Rossore, maremma toscana), in Italia centrale (tenute di Coltano, dell’Alberese, area Porto Maccarese Pagliate ed in Italia meridio-insulare (Paestum, riva sx del Sele, Garigliano, Licola, piana di Sibari, S.Eufemia e Rosarno, piana di Catania, lago di Lentini, S.Cataldo, S.Cesario, Arneo, Stornara, Montepiano, S.Luri e Nurra, Tavoliere di Puglia e Basso Volturno). A proposito la bonifica di quest’ultimo territorio, a causa, dell’inerzia dei proprietari terrieri agli obblighi loro imposti dal piano, l’Onc il 1° aprile 1939, alla presenza di Mussolini, ebbe inizio una fervida e frenetica opera di appoderamento su una superficie di 70 kmq, col compito di trasformare nel giro di due-tre anni quello era “alle porte di Napoli il regno delle bufale”, in un comprensorio poi solcato da una fitta rete di canali di irrigazione ad alto potenziale di produzione agricola. Nei termini fissati oltre mille case coloniche, con numerosi poderi, in media di otto ettari, vennero costruiti ed assegnati ad altrettante famiglie coloniche. Ma l’opera svolta per la redenzione dell’agro pontino eccelle tra tutte le altre per la grandiosità e completezza dell’impresa. L’agro, delimitato dalle catene dei monti Lepini ed Ausoni, da Terracina, dal Circeo, da Cisterna e da Nettuno, costituiva da duemila anni, lungo il litorale che si estendeva tra Roma e Gaeta, una landa boschiva, melmosa, paludosa e pestilenziale, ove si svolgeva una vita primitiva da mandriani, largamente falciati dalla malaria. La vastissima zona (100 kmq) era priva di strade, tranne la vecchia Appia, detta la fettuccia, che fiancheggiava il canale Linea Pia, l’unica realizzazione portata a termine da papa Pio VI. I lavori iniziarono nel 1927, ma alquanto dopo, solo nell’inverno dal 1929, Mussolini, accompagnato dal ministro dei Lavori Pubblici, Araldo Di Crollalanza, resosi conto dell’immanità dell’impresa, concepì tracciare le linee dello svolgimento dei lavori primari e secondari e, trascorso un anno di lavoro preparativo, con decreto 28.8.31, affidò all’Onc il compito di risolvere il problema al più presto. Dall’inizio effettivo dei lavori di scavo e di bonifica e di costruzione di comuni e borgate e la nuova provincia di Littoria, nel corso di pochi anni Mussolini inaugurò Littoria il 18.12.1932, Sabaudia il 15.4.1934, alla presenza del re e della regina, Aprilia il 28.10.1937, Pomezia il 29.10.1939, infine Pontinia il 18.12.1939. Il 26.10.1942 a Littoria, in un’imponente manifestazione di coloni e popolo, affluiti dagli altri centri della nuova provincia, fu ratificato l’atto conclusivo della realizzazione bonificatrice. Erano state costruite 18 borgate, 500 km. di canali, 1.780 km. di collettori terziari, 15.000 km. di collettori poderali, 1.400 km di strade, 21 km di acquedotti, 640 km di linee elettriche a.t., 1.000 km. di linee telefoniche, 1.150.000 piante; insediati oltre 60.000 coloni, immigrati dalla Bassa Padana e del Meridione, e 31.000 capi di bestiame. Circa 3.000 poderi furono realizzati dall’Onc ed altri 1.000 ad opera di vari enti: la bonifica integrale trasformò radicalmente estese zone in tutta l’Italia. Di essa, senza tema di confutazione, furono artefici il lavoro italiano, la competenza e l’onestà morale dei tecnici e l’impeccabile direzione politico-amministrativa di uomini come Arrigo Serpieri, Giuseppe Tassinari, Araldo Di Crollalanza, Valentino Orsolini Cencelli.