ALFONSO PICCIRILLO, MEDICO E NOSTALGICO

Posted on 26 agosto 2011 by alberto

 

di  Alberto Perconte Licatese

 

 

     Alfonso Piccirillo se ne andò all’alba dell’anno 2005, in punta di piedi, come i personaggi letterari, intrisi d’ironia esistenziale e d’umorismo pessimistico, tipico dei saggi, scettici e nello stesso tempo cinici; egli, un Diogene di oggi, nella casa e nello studio, nelle strade, nelle piazze e nei circoli della città, era allegro, estroverso, simpatico, canzonatore, sarcastico, sempre con correttezza, con stile, con stracittadina verve, sia nativa, sia maturata nella lunga e densa vita come uomo, medico e politico. Io lo conobbi (spesso con affetto ricordava che portavo i calzoni corti) nell’autunno del 1960, quando aderii al Movimento Sociale, nella sede di vico Troiano, dove egli già era magna pars della gloriosa sezione, dirigendola da segretario, commissario, poi candidato, consigliere comunale, dirigente provinciale, dotato di forte carisma, nel positivo e nel negativo, per cui si attirava calorose simpatie ed acide antipatie; da allora, lo seguii e ne condivisi ideali, gusti, speranze, delusioni, gioie ed amarezze, fino alla conclusione dell’avventura terrena.

     Nato nel 1922, frequentato il liceo classico e conseguita la maturità (1941), seguì gli studi di medicina in anni difficili, laureandosi e specializzandosi in ginecologia (1950). Formatosi alla prestigiosa scuola medica napoletana, fu uno degli ultimi esponenti della medicina semeiotico-clinica, prima del boom della medicina strumentale che aprì il varco alla tentazione alla speculazione. Pioniere, come pochi altri, esercitò la professione con perizia ed intuito, con abnegazione e slanci umanitari non comuni nei tempi nostri, con genuino umanitarismo e disinteresse. Senza mai far mancare la sua presenza morale e materiale nella famiglia, si dedicò con altrettanto altruismo all’attività politica, nella quale entrò appena dopo la fondazione del Movimento (1948); nel 1960 fu eletto consigliere comunale sotto il simbolo dell’anfiteatro e, poi, nella lista fiamma nel 1970 e nel 1975, ricoprendo così tale carica per tre lustri, nei quali si guadagnò la stima e l’affetto anche degli avversari. Più volte candidato in varie competizioni elettorali, riscosse lusinghieri successi, considerato per decenni il rappresentante principale della destra nazionale e sociale a livello casertano. Fornito di doti naturali di sensibilità, di estro e di cordialità, fu raffinato cultore dell’arte, della storia, in particolare della musica, appassionato suonatore di piano e di fisarmonica, cimentandosi in brani di sinfonica e di jazz, appreso quest’ultimo negli anni dell’occupazione americana, per mantenersi agli studi universitari. Conservatore e perfino reazionario, già guardava con sospetto le innovazioni nel partito e con sconcerto le degenerazioni ultime di Fiuggi; dopo la rottura, continuò la vita politica nella formazione di Rauti;  infine, per l’ennesima delusione, si era ritirato a vita privata. Colpito da gravi malanni, dai quali si era ripreso ma, alla fine, conoscitore di Omero, appena ebbe il sentore  di diventare “un peso inutile della terra”, come vecchio saggio capì che era tempo di andare. Nella città, tanto da lui amata, ha lasciato un’impronta indelebile, che specie il popolo minuto non dimenticherà. Fortunati i familiari, gli amici ed i conoscenti,  per aver imparato da lui ad amare la famiglia, la religione, la patria ed il lavoro.