Stefano Delle Chiaie, scienziato di fama europea

Posted on 12 giugno 2011 by alberto

 

di Alberto Perconte Licatese

 

Nell’estate scorsa, un interessante convegno di studi sullo scienziato teanese Stefano Delle Chiaie, organizzato dalla benemerita associazione “Erchemperto”, presieduta dal dr. Pasquale Giorgio, si svolse a Teano, con l’intervento dell’avv. Guido Zarone e dei prof. Giovanni Chieffi e Marielva Torino, con lo scopo di ricostruire il profilo biografico dello scienziato, di trattare le numerose opere lasciate, opportunamente collocate nella stagione partenopea felice per la cultura e le arti dei primi decenni dell’Ottocento, e di rilevare la fecondità, lo spessore e l’attualità delle sue ricerche.

Stefano Delle Chiaie

In verità, l’Europa intera già da tempo l’aveva apprezzato e celebrato. Scrisse l’allievo Giustiniano Nicolucci, che “gli scienziati di ogni plaga, che venivano a Napoli, si recavano ad ossequiarlo e l’onoravano della loro visita il re Pietro V del Portogallo (1855) e lo zar Nicola I (1845), il quale si meravigliò che un uomo tanto celebre fosse poco noto nella Russia”; ebbene, la città natia se ne ricordò con notevole ritardo: solo nel 1926 lo celebrò con una lapide sulla facciata dell’Ospedale civile, recante un medaglione bronzeo, eseguito dallo scultore Luigi Di Luca, e l’iscrizione dettata da Francesco Torraca. Qualche anno fa, i ricercatori Piero Marson e Maurizio Rippa Bonati, nel trattato “Paleopatologia” (2003), definirono Delle Chiaie “scienziato poliedrico, riverito dai sapienti di tutta Europa, zoologo, anatomico, patologo, tossicologo”.

Stefano Delle Chiaie nacque a Teano il 24 aprile 1794 da Vincenzo, originario di Presenzano, governatore di Teano, e da Maria Rosa Acuato, nativa di Pietramelara, entrambi appartenenti alla piccola aristocrazia locale. Terzo figlio (dopo Enrico, poi sacerdote, e Carlo, poi notaio), compiuti gli studi primari e secondari nel Seminario Vescovile della città natia, s’iscrisse nel 1812 alla facoltà di medicina dell’Università di Napoli, dove fu allievo dello scienziato e militare Giuseppe Saverio Poli e collaboratore del celebre anatomista e medico napoletano Francesco Folinea (nell’attività didattica) e dell’esimio botanico Vincenzo Stellati (nella cura del Regio Orto Botanico). Conseguita la laurea in medicina nel 1818, rimase a Napoli per esercitare la professione di medico, la ricerca scientifica e la carriera militare. Nel 1822 fu invitato ad entrare nel Regio Istituto Scienze Naturali, fondato nel 1806 da Giuseppe Bonaparte al posto della soppressa ferdinandea Accademia Scienze e Belle Lettere. Egli, rimasto legato al Poli, collaborò agli Atti dell’Istituto, compose memorie, necrologi e ne fu bibliotecario e segretario fino alla morte.

Su consiglio del Poli, Delle Chiaie scrisse le “Memorie sull’anatomia degli invertebrati del RdN” (1823), nelle quali espose, tra l’altro, la sua scoperta del sistema lacunare composto, specie negli echinodermi, da un tessuto lacunare che comprende canalicoli, nei quali scorre un liquido. La scoperta fu subito confermata dallo zoologo tedesco K. von Baer. Scrisse poco dopo il “Sunto anatomico di alcuni invertebrati delle D.S.” (1824). Morto, nel frattempo, l’illustre medico  pugliese Domenico Cotugno, gli successe alla cattedra di anatomia e fu nominato direttore del Museo di anatomia, che ordinò e conservò.

Passato bruscamente alla botanica, pubblicò la “Iconografia delle piante medicinali” (1824) e progettò una parte delle “Hydrophytologiae R.N. technicae descriptiones et icones pictae” (1829), che dovevano abbracciare tutti gli idrofiti del golfo di Napoli. Le ricerche in questo campo lo spinsero a stampare un’opera sui “Talassiofiti medicinali della idrofitologia napoletana” (1831) e la “Flora medica napoletana” (1831), in tre volumi, densi di classificazioni sistematiche, di nomi latini, italiani e dialettali e di riferimenti storici ed eruditi. Con essa e con l’”Enchiridion di tossicologia” (1831), si guadagnò la nomina a professore di medicina e botanica nel Collegio medico cerusico di Napoli e docente aggiunto alla cattedra di anatomia patologica dell’università. Quest’ultima opera costituisce uno dei primi tentativi in Italia di tossicologia, derivata, per amore di verità, in gran parte dall’opera del tossicologo spagnolo Matheo Josè Orfila e del medico napoletano Francesco F.Foderè, ma bisogna apprezzare la vastità della materia trattata, la scrupolosa metodologia, le  coerenti considerazioni e l’impostazione didattica.

Ritornato, nel frattempo, agli studi di anatomia, volle continuare l’opera del Poli “Testacea utriusque Siciliae” (Parma 1826) e pubblicò un’opera sulla “Elmintografia umana” (1825), che riscosse grande successo, tanto vero che fu ristampata per cinque volte. Derivata, per lo più, dall’opera dell’elmintologo svedese Karl Asmund Rudolphi, contiene non solo la classificazione, la descrizione anatomica, la riproduzione, la patologia e la terapia dei vermi, ma anche parti originali come gli studi sull’ascaride lombricoide e della tenia solitaria e, rifacendosi alle affermazioni di naturalista francese Jean Baptiste Lamarck, la teoria della generazione spontanea di alcuni vermi. Infine, nelle “Istituzioni di anatomia comparata” (1836), di carattere didattico, l’entomologo teanese raccoglie le notizie sulla struttura degli invertebrati e vertebrati allo scopo di fornire un’introduzione storico-evolutiva alla fisiologia umana.

Nelle “Osservazioni anatomiche sull’occhio umano” (1838), fa accurate indagini sul canale del botanico francese Louis M.Dupetit, con le quali conferma la scoperta di P.P. du Petit, negata da molti oculisti e perfeziona la tecnica con l’uso di iniezioni di mercurio. Ma la maggior parte dei lavori di Delle Chiaie, dedicati all’anatomia umana, patologica e comparata, segnano un deciso salto di qualità ed indagano organi e fenomeni di notevole interesse, come le “Anatomiche disamine sulle torpedini” (1839) e la “Descrizione anatomia e potere elettrico del gimnoto” (1848). Quindi, scrisse “Sull’esistenza delle glandule renali” (1839), “Sul sistema sanguigno dei molluschi” 1842.

L’opera di maggiore rilievo scientifico fu la “Descrizione e notomia degli invertebrati della S.c.” (1844) in sette volumi, nei quali rimaneggiava i materiali delle “Memorie” del 1823 ed illustrava più ampiamente il sistema lacunare da lui scoperto, servitosi anche delle lezioni di zootomia tenute nell’università, affiancandosi a Luigi Laruccia e ad Ettore Cerulli, prima direttori del Museo zoologico, poi cattedratici di zoologia tra il 1849 e il 1860. Inoltre, raccolse varie memorie di anatomia patologica nelle “Miscellanea anatomico-patologica 1848, illustrò la rassegna di teratologia del Museo dell’Università (tra cui un caso di ermafroditismo e di una bambina monocolo. Negli ultimi anni si dedicò a riordinare e pubblicare gran parte degli manoscritti dell’avvocato, zoologo e fitologo napoletano Filippo Cavolini, col titolo “Memorie postume”, con una preliminare dissertazione sulla vita ed opere dello scomparso naturalista.

 

Medaglia Congresso Scienziati (1845)

Soffrendo, sin dal 1854, di disturbi epatici, colpito poi da una paralisi progressiva, si consumò molto lentamente e morì il 22 luglio 1860 a Napoli, dove fu sepolto nella chiesa di S.Maria Maggiore. Ricercatore infaticabile, fu spinto soprattutto dalle sollecitazioni di maestri e mecenati ad occuparsi degli argomenti più vari nei campi della medicina, della zoologia (nella quale fece scoperte significative, come una sconosciuta specie di sanguisuga medicinale, la Hirudo sebetia) e della botanica (scoprendo una specie di ciclamino, chiamato Cyclamen Poli, in onore dell’indimenticabile geniale maestro).

 

L’autore ringrazia il dr. P. Giorgio, presidente p.t. Associazione ”Erchemperto” Teano, per la gentile autorizzazione a pubblicare le foto contenute nel presente articolo.