L’on. Luigi De Michele e la nostra provincia

Posted on 12 giugno 2011 by alberto

di Alberto Perconte Licatese

 

Luigi De Michele

Luigi De Michele nacque il 20 febbraio 1903 a S.Maria C.V. da Giuseppe, uno dei primi deputati popolari della XXV legislatura del Regno d’Italia, e da Maria Cipullo. Compiuti gli studi elementari, frequentò il ginnasio e il liceo presso i Padri Gesuiti al Convitto “G.Pontano” alla Conocchia a Napoli, dove conseguì la maturità classica nel luglio del 1921. Subito dopo, s’iscrisse nella Facoltà di Giurisprudenza all’Università di Napoli, nella quale su laureò nel 1925 con la lode, discutendo una tesi su “Le condizioni del lavoro nel mondo romano”. Nel 1927, con la stessa votazione, conseguì la laurea in Scienze politiche e sociali con la tesi su “Il sindacalismo e le moderne dottrine politiche”, impostata in netto contrasto con i principi della Carta del Lavoro che, in quel tempo, era stata elaborata  da Benito Mussolini, considerata come un capolavoro sociale del regime fascista: infatti, la tesi, ispirata alla dottrina cattolica, era una coraggiosa e serrata critica al vigente sindacalismo corporativismo.

Si avviò alla libera professione di avvocato, ma non l’esercitò a tempo pieno, avvertendo con prepotenza il bisogno di realizzarsi maggiormente nella vita politica, come una vocazione, svolta nel versante della democrazia cristiana. Infatti, iscrittosi sin dal 1922 nella Gioventù Cattolica ed nella Federazione Universitaria Cattolica Italiana (Fuci) di Napoli, fece parte per molti anni dei consigli direttivi del Circolo Universitario e della Federazione Giovanile, collaborando alla direzione del giornale “Gioventù”. Dal 1927 al 1932, fu componente la Giunta Diocesiana di Azione Cattolica, sempre nella città partenopea, e diresse a lungo il Segretariato per le attività sociali. Dal 1928 al 1934, fu entrò nel Consiglio superiore della Gioventù cattolica italiana e, dal 1936 al 1941, al Consiglio nazionale dei Laureati cattolici, alla cui fondazione collaborò (e poi per quasi un decennio) col romagnolo Igino Rigetti (1931-39), uno degli animatori di maggior spicco del movimento cattolico italiano, specie nel settore dell’università. Dal 1934 al 1940 fu Presidente della Giunta diocesana di Capua.

Prima, durante e dopo il Ventennio, De Michele, mantenne una linea coerente e corretta nei confronti del regime. Infatti, dal 1920 fino allo scioglimento dei partiti (1926), fu iscritto al Partito popolare italiano, partecipando con impegno ed assiduità alle sue iniziative a livello provinciale e regionale; quindi, non avendo aderito mai né nella forma né nella sostanza al fascismo, potette continuare ad occuparsi di studio e di azione sociale, con conferenze e partecipazioni a convegni, anche nazionali, e con articoli su quotidiani e riviste cattoliche. Per il suo intenso lavoro in Azione cattolica ed in Fuci, gli fu concessa nel 1943 da Pio XII la Commenda di San Gregorio Magno. Fu anche consigliere onorario del Consiglio superiore della Gioventù cattolica.

Dai primi mesi del 1942, ritenendo che fosse il momento dell’attività antifascista, partecipò agli incontri segreti ed alle intese clandestine pluripartitiche, allo scopo di ripristinare lo stato democratico, e cooperò di persona alla costituzione della Democrazia cristiana, mantenendo e rafforzando i contatti col comitato promotore di Roma. Fin dalla prima costituzione  (1944) del Comitato provinciale di Caserta della Dc, vi prese parte attiva e ricoprì la carica di vice segretario provinciale dal 1946-48.

Nelle elezioni amministrative del 7 aprile 1946, risultò primo eletto nel Comune di S.Maria C.V., rinunciando, però, alla carica di sindaco, lasciando il posto ad un valente professionista, l’avv. Pasquale Fortini. Nelle consultazioni (svoltesi il 2 giugno 1946, insieme con il referendum istituzionale) per la Costituente, De Michele fu eletto deputato, facendo parte della Commissione dei Settantacinque per la Costituzione ed intervenne più volte, anche nelle discussioni parlamentari. Inoltre, fu attivo promotore della ricostituzione della provincia di Caserta, soppressa dal capo del governo Benito Mussolini nel gennaio 1927

Fu rieletto deputato nelle elezioni politiche del 18 aprile 1948, entrando quindi nel primo parlamento repubblicano. Partecipò alla Commissione permanente degli Interni e delle Commissioni speciali per la ratifica dei decreti legislativi, emessi durante la Costituente, e per l’esame del disegno di legge sulla Corte Costituzionale. Durante la prima legislatura fu relatore di circa venti disegni di legge, fra quello dell’apolicità di alcune categorie delle Forze armate, che diede origine ad un lungo ed approfondito e vivace dibattito in Assemblea.

S’interessò anche dei problemi dell’agricoltura e della ricostruzione della Provincia di Caserta, contribuì alla soluzione dei gravi problemi derivanti dalla smobilitazione delle attrezzature militari, dove trovavano lavoro migliaia di persone; si adoperò, in particolare, per il ritorno dell’Accademia Militare a Caserta e per la ricostruzione del Pirotecnico di Capua. Furono sue anche alcune iniziative, per avviare alle attività cooperativistiche di gruppi di lavoratori e disoccupati. Nello stesso periodo, fece parte del Comitato regionale della Dc, quale rappresentante dei parlamentari di tutta la regione

Eletto senatore nelle politiche del 28 aprile 1963 nel collegio

Una manifestazione elettorale

S.Maria CV-Aversa, fece parte nuovamente delle Commissioni Interni e Tariffe Doganali, fu relatore di numerosi disegni di legge, tra cui quello per l’introduzione dell’ora legale. Alla fine della legislatura decise di non ripresentare la sua candidatura. Morì nella sua città il 15 settembre 1976, lasciando ai discendenti ed alla città un esemplare retaggio di cultura giuridica e cattolica, di coerenza politica, di sincera apertura sociale, di dirittura morale e civica. Infatti, con delibera comunale risalente al luglio 1979 (attuata solo dopo un decennio), dietro proposta del sindaco dr. Prisco Zibella, il municipio gli fu intitolata la via Alessandro Milbitz.