Giuseppe Fusco avvocato penalista e senatore liberale

Posted on 12 giugno 2011 by alberto

di Alberto Perconte Licatese

 

Sen. avv. Giuseppe Fusco

Giuseppe Fusco nacque a Formicola  (Ce) il 5 gennaio 1885 da Pasquale Salvatore e da Alfonsina Di Rubba. Il padre, interrotti gli studi liceali, fu chiamato a compiere il dovere di soldato nel 1870 a Milano, dove ebbe la fortuna di conoscere l’ultraottantenne Alessandro Manzoni;  poi, ripresi gli studi, conseguì la licenza liceale nel convitto “G.Bruno” di Maddaloni  e s’iscrisse alla Facoltà di Farmacia nell’Università di Napoli, ma non amando la farmacia, preferì impiegarsi, avviandosi alla carriera di segretario comunale di Calstel di Sasso e dintorni; ricoprì per circa trent’anni la funzione di consigliere comunale ed assessore di Formicola; la madre era una donna semplice, sposa  e madre virtuosa e devota. Il primogenito di cinque fratelli (Giuseppe, Maria, Gustavo Amerigo Giovanni ed Alfonsina), Giuseppe frequentò le scuole elementari e medie nel Seminario Arcivescovile di Capua, poi passò nel Regio liceo ginnasio “G.Bruno” di Maddaloni, per affrontare i severi studi classici e conseguì la licenza liceale nel 1903. Quindi, s’iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza nell’Università Federiciana e si laureò col massimo dei voti (1907).

Dopo aver fece un biennio di apprendistato nello studio dell’avv. Gennaro Marciano, uno dei più celebri penalisti del Foro napoletano, si trasferì a S.Maria C.V. ed ivi si iscrisse nell’Albo dei Procuratori ed Avvocati del foro sammaritano nel 1913; l’anno prima aveva sposato la n.d. Angela Maria Funaro, dalla quale ebbe due figli, Alfonsina (1912) e Salvatore (1916), educati in un clima di integrità morale e di ideali liberali, che andarono in matrimonio l’una con l’avv. Gino Capurso, l’altro, anche egli avvocato, con la farmacista Luisa Tafuri. Avendo scelto di risiedere nella sede del foro sammaritano, secondo per importanza dopo Napoli, anche per la vicinanza con la numerosa ed affiatata parentela, sparsa nel territorio del formicolano, andò ad abitare nell’antica via Latina. Esonerato dal servizio militare per insufficienza complessione fisica, per sua fortuna si risparmiò sofferenze, ferite o peggio, per circa un decennio completò e perfezionò sia la professione di avvocato penale, sia la dottrina e la prassi della tradizione risorgimentale massonica e liberale.

Nelle elezioni amministrative di S.Maria C.V. del 3 ottobre 1920 nella lista liberale fu eletto con oltre duemila voti consigliere comunale e poi fu assessore (1921-23) sotto il sindacato dell’avv. Pasquale Troiano e collaborò a giornali e riviste, appartenendo alla locale loggia massonica “G.C.Vanier”, partecipandone alle riunioni fino al 1923; nelle votazioni politiche del 6 aprile 1924 (XXVII legislatura del regno), si candidò per la circoscrizione della Campania nella lista dell’Opposizione Costituzionale, capeggiata da Giovanni Amendola, ma per un soffio non fu eletto. Tuttavia, alla morte prematura del capolista (1926), gli subentrò in Parlamento, ma non fu formalizzata la proclamazione a deputato. Anzi, alla fine dello stesso anno, la Camera, relatore Augusto Turati, dichiarò decaduti circa centoventi deputati “aventiniani” o tali ritenuti nella seduta del 9 novembre 1926, tra i quali Giuseppe Fusco, che nel frattempo aveva partecipato all’Aventino per le sue professate e confermate idee liberali ed antifasciste.

Per tutto il periodo fascista, si tenne lontano dalla politica, senza ottenere favori, ma senza neppure danni dal regime, si dedicò alla professione forense, nella funzione di avvocato penalista sia in Assise, sia in Appello, sia come patrocinante in Cassazione, avendo successo in processi di eco anche nazionale. Dopo la caduta del regime fascista, nel 1945, ricostituiti i partiti, Fusco sempre da liberale, divenne membro della Direzione Nazionale del Partito nazionale liberale (Pli); formatasi la Consulta Nazionale, fu prescelto a farne parte. Subito dopo, nelle elezioni politiche per l’Assemblea Costituente del 2 giugno 1946, abbinate col referendum istituzionale, candidatosi nella lista liberale, fu eletto con un cospicuo numero di preferenze, deputato della suprema assise nazionale.

Per tutto il periodo dell’Assemblea, dal 28 giugno 1946 (proclamazione) fino al 31 gennaio 1948 (scioglimento), Fusco s’iscrisse all’inizio nell’Unione Democratica Nazionale (1946), poi nel Gruppo liberale (1947). Fu nominato componente della Commissione Esame autorizzazione a procedere in giudizio. Svolse, da solo e con colleghi, un’intensa ed intelligente attività politica e giurisdizionale. Tra le interrogazioni presentate come esponente di spicco della provincia di Caserta, mi sembra doveroso citarne alcune: una al Ministro dell’Industria e Commercio Rodolfo Morandi (6 febbraio 1947) sul problema dell’installazione di stabilimenti sul territorio per la produzione di fibre tessili artificiali come rayon e fiocco; il ministro rispose che i ritardi erano dovuti a difficoltà tecniche e finanziarie; un’altra al Ministro della Giustizia Giuseppe Grassi (31 luglio 1947) sul ripristino delle preture di Formicola, Pietramelara e Caiazzo, che erano state soppresse in periodo fascista; un’altra sempre al Ministro della Giustizia (9 settembre 1947) sull’aggregazione dei mandamenti giudiziari dei comuni di Roccamonfina, Mignano e Capriati al Volturno alla circoscrizione del Tribunale di S.Maria C.V., ancora aggregati al Tribunale di Napoli, nonostante le proteste dell’Ordine degli Avvocati; il Ministro rispose assicurando che l’attuazione del provvedimento era previsto nel decreto in corso. Insieme con i colleghi deputati Raffaele Numeroso, Giovanni Caso e Luigi De Michele, sollevò lo spinoso problema dell’occupazione in provincia di Caserta, da poco ricostituita, con un’interrogazione al Ministro dei Lavori Pubblici Umberto Tupini (1 febbraio 1948) per conoscere i motivi dell’erogazione dell’esigua somma stanziata all’uopo, considerando anche le sollecitazioni di quasi tutti i sindaci della provincia, oltremodo danneggiata dalla guerra, e per chiedere di stanziare fondi più consistenti; il sottosegretario Emilio Canevari  rispose che, in attesa di provvedimenti più adeguati, assicurava che si era già adoperato per impegnare nel lavoro temporaneo i disoccupati in opere di ricostruzione e della ripresa produttiva. Tra le mozioni, mi sembra di maggior rilievo, quella dal titolo “Amnistia ed indulto a favore degli agricoltori per lievi infrazioni agli ammassi ”.

Partecipò a numerosi interventi nel corso di lavoro e discussioni,

Fusco incontra G.Gronchi a Caserta (1956)

in particolare in data 28 marzo 1947, quando con profonda dottrina giuridica e con chiara posizione ideologica, contribuì a precisare la forma e la sostanza di alcuni articoli fondamentali (sul principio della libertà dell’uomo e dello stato) della Costituzione, ispirandosi alla dottrina ereditata dagli antenati, studiata nei testi e vissuta nel periodo fascista (quando, come egli disse, fu recluso con più pena nello spirito che nel fisico), chiarì l’espressione “misure provvisorie” e ribadì con fermezza la condanna della pena di morte, anche in periodo di guerra. Dopo le elezioni del 18 aprile 1948, il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi lo proclamò senatore a vita, in quanto già deputato dell’Assemblea Costituente, incarico onorifico che ricoprì con dignità, coerenza, dottrina e passione, fino agli ultimi mesi di vita. Morì a S.Maria C.V., all’età di settantadue anni, il 10 giugno 1957.

In occasione del trigesimo, l’avv. Antonio Ventre, allora assessore di Formicola, nella commemorazione del valoroso penalista e del fervente liberale, nel Tribunale di S.Maria, disse che Giuseppe Fusco come oratore non amava far sfoggio della sua cultura eccezionale, ma non rinunciò mai all’eleganza dell’espressione, facendo rivivere l’eloquenza attica di memoria greco-latina. Egli, infatti, formatosi alla cultura umanistica e, per indole, aperto ai problemi sociali, accettò e professò l’idea liberale e fu in cordiali rapporti con Benedetto Croce, impersonando la figura tipica del libero pensatore e, quando intraprese l’attività politica, lo fece con la ferma e stoica convinzione di occupare un posto con merito a pieno vantaggio della vita sociale. Impegnato nella difficilissima duplice fatica del foro e della politica, fu un esemplare educatore per più generazioni sia nell’agone giudiziario, sia nell’impegno istituzionale; in conclusione, il giovane professionista conterraneo, mutuando la famosa e felice formula del retore latino Quintiliano, con pieno merito lo definì “vir bonus dicendi peritus”, uomo onesto e valente oratore.