C’erano davvero i leoni del teatro “Garibaldi”?

Posted on 10 aprile 2011 by alberto

di Alberto Perconte Licatese

 

La disputa sull’esistenza dei leoni sui piedistalli che chiudono ai lati i gradini  d’accesso al teatro “G.Garibaldi”, da poco ritornato all’antico splendore, non sembra affatto appianata, anzi è sempre più accesa. Le posizioni dei sammaritani sul tema sono opposte e differenziate. Alcuni sono convinti che ci siano stati almeno fino agli anni Ottanta: vecchi e giovani, dotti ed indotti, uomini e donne, ricordano con precisione che da bambini li montavano per soddisfare il prepotente e rischioso bisogno di cavalcare un felino, sia pure gelido ed inerte; altri sostengono che c’erano prima dell’ultima guerra, svaniti poi nel nulla; altri li hanno visti fino agli anni Cinquanta, attribuendone la scomparsa a ladri d’oggetti d’arte; altri affermano di non averli mai visti, né prima né dopo la guerra, né in tempo di partitocrazia, nè in epoca di bipolarismo; infine, alcuni, nel tentativo, faticoso e vano, di scavare nella memoria, rimangono interdetti, tentennanti, dubbiosi, vaghi.

 

 

 

Il famoso teatro, come è noto, fu inaugurato nel 1896 e, quindi, ha poco più di un secolo, anche se venne chiuso dal municipio nel 1983 per inagibilità e, per ottemperare all’imperativo categorico di adeguare alle norme di sicurezza il locale pubblico, per altro alquanto mal ridotto dal tempo e dall’uso improprio a sala cinematografica, furono eseguiti i lavori, durati appena venti anni. Quel gioiello di architettura, di acustica, di ornato, dovuto al genio ed alle mani dell’architetto Antonio Curri, del pittore Gaetano Esposito, dei prof. Paolo Vetri e Salvatore Cepparulo, collaudato dall’ing. Nicola Parisi e voluto dal sindaco benemerito Pasquale Matarazzi; nella prima metà del Novecento, fu considerato in Campania secondo solo al S.Carlo.

 

 

 

 

 

Per tornare alla querelle, nel progetto originario (1890) non c’è traccia di leoni; la prima fotografia dell’edificio, riportata da Salvatore Di Giacomo (risalente al 1920), ne esclude la presenza; dopo, cartoline illustrate datate (o agevolmente databili) tra le due guerre non attestano l’esistenza di felini. Neppure le immagini del dopoguerra, esaminate fino agli anni Sessanta, evidenziano tigri, grifoni, linci. Su quei piedistalli, sì ci sono tracce d’immaginazione, suggestione, fantasia, potenti molle che hanno dettato gustosi racconti avveniristici al greco Luciano, creazioni immaginifiche al latino Ovidio, poemi epico-cavallereschi all’Ariosto, liriche immortali al Leopardi ed al Pascoli: vere e proprie salutari valvole di sfogo e d’evasione dal quotidiano grigiore e dalla realtà cruda, alienante e sconvolgente, che spesso hanno azionato giganteschi meccanismi della storia nel bene e nel male.

 

 

Personalmente, non ho mai visto quei leoni fantomatici posti a guardia al “Garibaldi”, né marmorei, né bronzei, né grandi, né piccoli, né feroci, né mansueti; eppure, già nei primi anni Cinquanta, quando fanciullo facevo le mie prime escursioni sul mitico corso e, dopo, adolescente, ormai maturo, avrei notato qualcosa di simile. Con questo, non intendo mancare rispetto alle convinzioni altrui; ma, di fronte alla forza dell’evidenza da me documentata, forse potrebbe vacillare qualche certezza inossidabile; altrimenti,  occorrerebbe soltanto una fotografia, dalla quale si evinca la verità.