Settimio Battaglia, trisavolo e maestro di cappella

Posted on 26 marzo 2011 by alberto

di Alberto Perconte Licatese

Settimio BattagliaNon è stata per me una scoperta, casomai una riscoperta, nel senso che, paradossalmente, col tempo alcuni ricordi familiari diventano più vivi, attuali, interessanti. Beninteso, non vanto antenati nobili (certo non in senso stretto e diffuso, ma tali sì per dignità, serietà, onestà), eppure dalla complicata lettura dell’albero genealogico della famiglia, risulta che un mio trisavolo, per linea di mia madre fu, per virtù e per avventura, un valente maestro di cappella. La musica sacra è stata sempre una tradizione, conservatasi soprattutto nelle grandi città, in particolare a Roma. Quel mio trisavolo, in verità, non lo incontrai, come capitò a Dante, che trovò Cacciaguida nel Paradiso, nel cerchio di Marte (egli, a suo modo, un difensore della religione), il quale, secondo la parafrasi dell’impareggiabile G.A.Scartazzini, “sceso dal corno destro al piè della croce luminosa uno dei lumi più sfavillanti”, lo salutò “O sanguis meus, o superinfusa gratia Dei”; io, più prosaicamente, lo trovai tra le carte di casa, in forma di ingiallito opuscoletto che, illustrando la Schola Cantorum di S.Salvatore in Lauro di Roma, dedicava una pagina all’austero, diligente e geniale compositore. Per fortuna, non mi predisse nulla, né mi lasciò invettive nostalgiche o preziosi moniti; eppure, forse mi ha trasmesso quel gusto non tanto per la musica (sacra e classica), quanto per la misura, il ritmo, l’armonia, che sono ricerca di perfezione, per gli antichi Greci una disciplina innata, generata dal principio fondamentale del kosmos, ordine interiore ed esteriore. Il trisavolo in questione era Settimio Battaglia, nato a Cave, un paese molto vicino alla capitale (allora) dello Stato Pontificio, nel lontanissimo 1815, da Luigi e da Angela Bielli. L’anno della Restaurazione, il fatidico inizio (per il noto principio del contrario) del Risorgimento; nella terza liceale, capii il vero significato della reazione, nella storia e nella politica, alquanto diverso, come mi sembrava, da quello della fisica. Approdato appena quattordicenne a Roma, dove fu convittore nell’ospizio di S.Michele, Settimio studiò canto e pianoforte col direttore A.Scardarelli e, poi, contrappunto con Giuseppe Baini, direttore della Cappella Pontificia, e Valentino Fioravanti. Alla fine dei corsi già componeva ed ebbe occasione di conoscere e di farsi apprezzare da Nicola Zingarelli (celebre italianista linguista e compositore di musica), nelle visite annuali che il maestro napoletano faceva all’ospizio per l’allestimento dei suoi melodrammi di contenuto biblico. Grazie al suo talento musicale, il nostro fu nominato nel 1835, appena ventenne, organista e maestro di cappella a S.Lorenzo in Damaso, carica e funzione che ricoprì per un ventennio. Subito dopo la nomina predetta (1836), vinse il concorso nella Congregazione di Santa Cecilia, in qualità di compositore e di organista e poco dopo prese parte, come tenore, all’esecuzione della “Beatrice di tenda”, del sommo musicista Vincenzo Bellini, che l’Accademia filarmonica di Roma aveva organizzato il 21 luglio 1837 nella sua sede, sotto la direzione di A.Buzzi, e V.Costaguti. Dedicatosi alla composizione, con lodevole impegno scrisse numerosa e pregevole musica, in gran parte sacra. La musica sacra prosperava in quella temperie storica, felice e luminosa per la religione cattolica, favorita da papi e cardinali, grazie anche alla tranquillità dello Stato Pontificio in generale, rimasto immune da problemi e sconvolgimenti politici e militari, per almeno alcuni decenni. Intorno al 1840, furono degni di menzione il secondo Vespro e l’antifona “Cantantibus organis” per la festa di Santa Cecilia, a tre voci con coro ed orchestra, che furono eseguiti nella chiesa di S.Carlo ai Catinari il 22 novembre 1840 e l’oratorio “Giaele”, eseguito con grande successo nella chiesa dei Filippini di S.Girolamo della Carità. Il 3 ottobre 1853, l’antica università (oggi corporazione) dei Barbieri, che era stata riattivata da Pio IX, celebrò la festa dei suoi santi protettori Cosma e Damiano con una messa solenne ed uno scelto programma di musica, che il Battaglia diresse, ed in esso figuravano anche sue composizioni. Nel 1855 fu designato organista della basilica di S.Maria Maggiore (la cd. Liberiana) e dal 1° gennaio 1862 fu anche nominato maestro di cappella, succedendo a Giovanni Aldega. Nel 1868, Pio IX promosse una scuola di canto gratuita per i ragazzi, affidandola ai fratelli delle scuole cristiane, il cui regolamento fu steso dal Battaglia, insieme con gli altri maestri di cappella delle più importanti basiliche romane, Gaetano Capocci e Salvatore Meluzzi. L’inaugurazione ebbe luogo il 1° febbraio 1868 nella chiesa di S. Salvatore in Lauro, sede della scuola, con una grande Accademia musicale alla quale intervenne lo spesso pontefice. Il 17 maggio 1880, la Società musicale romana, diretta dal maestro Domenico Mustafà offrì al pubblico di Roma nelle sale del palazzo Doria-Pamphily una sontuosa festa musicale per le onoranze a Giovanni Pierluigi da Palestrina. Il Battaglia naturalmente fu invitato a parteciparvi, con i colleghi Capocci e Meluzzi e con altri musicisti italiani e stranieri, e compose la prima parte di una Cantata in tre parti, onorante Pierluigi da Palestrina, su testo del padre E.Valle, che riscosse giudizi lusinghieri dalla critica specializzata. Vi concorsero artisti di valore compositori (come A.Bazzini, T.Mabellini, L.Rossi, F.Marchetti, F.Liszt) e musicisti, che si segnarono per la perfetta esecuzione dei solisti, di oltre cento coristi e dell’orchestra del Teatro Apollo, alla quale si unirono una dozzina di soci della Società musicale romana, diretta da D.Mustafà. Continuò l’attività (di compositore, di maestro di cappella e di insegnante) fino alla morte, avvenuta a Roma il 2 marzo 1891. Compositore fecondo e di robusta ispirazione Settimio Battaglia raggiunse una notevole fama, continuando degnamente la tradizione romana di Baini. Tra le sue melodie si ricordano gli inni “Ave maris stella” e “Jesus redemptor”, “Tantum ergo”, “Le ultime parole del nostro Signore”, “Via Crucis”, numerosi Salmi, Messe ed un Credo, le opere “Kyrie” a quattro voci e “Litanie” a tre voci; altre composizioni rimangono manoscritti nell’Oratorio della Chiesa Nuova, nella biblioteca di S.Cecilia e nell’Archivio della Liberiana. Severo ed accurato fu il suo insegnamento, egli ebbe come allievi i migliori musicisti romani dell’Ottocento, tra i quali si annoverarono Augusto Moriconi (che successe al maestro come direttore di S.Maria Maggiore), Filippo Sangiorgi (direttore della banda municipale di Roma ed autore di parecchie opere melodrammatiche) e T.Persichini. L’esemplare biografia e la meritoria opera musicale di Settimio Battaglia non possono non lasciare senza parole. Infatti, per un certo tempo rimasi in reverente silenzio, assorto nella meditazione su uomini così valenti e sereni e su tempi felici ed invidiabili, tanto lontani. In fondo, si tratta di un secolo abbondante; eppure, dai giorni d’oggi, le cui fauci fameliche ed insaziabili ingoiano vorticosamente il passato, il presente ed il futuro, quei tempi sembrano davvero distanti anni luce.

 

One Comment

  1. Lewillevy
    2950 giorni ago

    Buen comienzo