Commemorazione di Rosolino Chillemi

Posted on 17 ottobre 2013 by alberto

di Alberto Perconte Licatese

Sabato 26 ottobre p.v., alle ore 17, nell’aula consiliare del Municipio di Capua è stato commemorato, poco dopo un anno dalla scomparsa, il preside Rosolino Chillemi.

R. Chillemi

Alla presenza del sindaco dr. Carmine Antropoli, delle autorità politiche e culturali, degli Amici di Capys, degli studiosi, colleghi e conoscenti è stato ricordato l’indimenticabile e rimpianto il preside ed il professore, la figura di benemerito cittadino, l’esemplare marito e padre e, soprattutto, lo studioso di razza, erudito ed antiquario di vastissima e profondissima cultura neo-capuana e scrittore raffinato di migliaia di articoli pubblicati in gran parte nella rivista Capys, da lui fondata e diretta, ed in parecchi libri e miscellanee; i suoi scritti furono sempre apprezzati non solo dagli uomini di cultura e da tutti coloro che hanno hanno cuore la conoscenza, il decoro, la valorizzazione della loro città ed del suo immenso patrimonio di storia religiosa e profana, medievale e rinascimentale, di cultura e di arte.

Copertina dell'opuscolo

Nel corso della commemorazione hanno parlato il sindaco Antropoli ed il dr. Pasca di Magliano; alla conclusione, è intervenuto il cons. di Cassazione dr. Renato Perconte Licatese, pseudonimo di Historicus, autore  di un pregevole opuscolo dal titolo OMAGGIO A ROSOLINO CHILLEMI, nel quale ha tracciato il suo profilo bio-bibliografico ed ha ricordato il suo sodalizio col preside scomparso nei tempi della pubblicazione della rivista Capys. Con finezza e fedeltà ha parlato a lungo dell’uomo e dello studioso, che ha lasciato un vuoto incolmabile nella famiglia e nella cultura neo-capuana.  

 

Note a margine

Definire Rosolino Chillemi, sic et simpliciter, un uomo di scuola e di cultura, sia pur eccelso e chiarissimo, sarebbe riduttivo e, tutto sommato, facile ricorrendo alla sbrigativa, pigra e ripetitiva retorica tipica delle occasioni celebrative, onorarie ed accademiche.

La sua cultura, la vera cultura, non ha categorie, classificazioni, compartimenti stagni, ripartizioni comode, come la voleva Gramsci, inquadrata in una determinata ideologia, quella appunto classista e marxista, snaturata dall’assioma che l’intellettuale, come spesso avvertito e confuso con l’uomo di cultura, che mirava (e mira ancora) ad un’utilità immediata, come l’arte del governare, la formulazione di concetti astratti, uniformare il pensiero ad un tiranno o alla massa o ai potenti. Seguace della filosofia dei lumi, che già aveva condannato il venerabile erudito, vittima  illustre delle specializzazioni, il teorico  del comunismo italiano avrebbe considerato, con questa ottica strumentale, inutili la letteratura, l’arte, la filosofia, la matematica, salvando forse solo la storia, solo in quanto un processo ad finitum dell’economia, dei bisogni materiali.

Rosolino Chillemi si solleva di molto sulla mediocrità dei letterati, degli storici, degli artisti, perché conosceva molto meglio di tutti insieme, accumulando anno per anno un bagaglio di cognizioni, mediante la consultazione assidua e critica delle fonti cercate con curiositas e studium. L’erudito sembra svolgere un lavoro inutile agli occhi di coloro che conoscono a memoria i manuali e pertanto sono (e sono contenti) professori o docenti delle superiori e dell’università che conoscono a menadito la bibliografia di questo e di quello.

 Un’epigrafe, uno manoscritto, una lettera, un pezzo di antichità, un personaggio quasi sconosciuto, una vicenda storica o di cronaca inedita diventavano ai suoi occhi, dopo essersi documentato, letto, studiato, vagliato, restituiva una sua vita propria per sé e per gli altri ad un frammento, un tassello del mare magnum delle lettere e della storia.

Lo studioso e lo scrittore dell’antiquaria, sostenuto da una salda formazione umanistica, arricchito di letture piacevoli, anche se impegnative, altro che inutile, rende un servizio di primo ordine ad una città, ad una terra, alla sua storia, alla sua civiltà, alla sua dignità, violentata in modo grossolano ed avvilente dai sostenitori delle sorti progressive, i nuovi e nuovissimi barbari travestiti da amministratori e da cittadini incapaci (per il semplice fatto che non avvertono l’esigenza di apprezzare la bellezza ed il decoro della città) e da veri redivivi vandali, da semplici ed idioti indifferenti, maleducati per un rovinoso complesso freudiano di disprezzo per il bello.

Rosolino Chillemi riposa oggi nel cielo degli studiosi di razza, amante della verità, dell’antichità, delle stradine, dei palazzi monumentali e degli uomini illustri della sua adorata Capua