Il pittore Vincenzo Paliotti lavorò anche nel Duomo di S.Maria C.V.

Posted on 27 agosto 2013 by alberto

di  Alberto Perconte Licatese

  Attenendoci ad alcune enciclopedie, dovremmo considerare il pittore Vincenzo Paliotti (Roma 1831-Napoli 1894) uno dei più freddi esponenti della corrente romantica, accademico e vedutista, che fu essenzialmente decoratore e pittore di pannelli ecclesiali. Mi sembra che non esista (almeno non l’ho trovata) una monografia sul profilo biografico e professionale dell’artista, il quale ha lavorato molto in gran parte dell’Italia meridionale, cimentandosi in lavori impegnativi non solo per l’importanza delle basiliche, ma anche per la dimensione dei pannelli soprattutto sulle volte delle navate centrali.

Egli affrescò, secondo i moduli accademici, la volta, la cupola, i pennacchi, le vele dei quattro altari e della crociera e il coro della basilica della Madonna del S.Rosario di Pompei (Na); lavorò ancora nel duomo di Maria SS. Assunta di Castellammare di Stabia (Na), nella chiesa di S.Rocco a Torrevecchia Teatina (Ch), nella chiesa di S.Giuseppe Lungara a Roma, nel teatro di Lecce, nel duomo di Galatina (Le) ed, infine, nella cattedrale di S.Maria Maggiore di S.Maria C.V. (Ce).

A parte le tele, forse messe in vendita dalla famiglia Borrelli di Napoli (Ultima cena e Le sirene), come si vede, le sue opere furono numerose e diffuse in buona parte dell’Italia centro-meridionale. In particolare, eseguì parecchi lavori pittorici nel Santuario di Pompei e nel duomo di Castellammare di Stabia. Tra i primi interventi, si annovera la tela di S.Rocco (1852), nella chiesa di Torrevecchia Teatina; a Roma, nella chiesa di S.Giuseppe Lungara, lasciò vari dipinti.

 A Pompei, nel Santuario del Rosario, si trovano l’Incoronazione della Vergine, nella cappella omonima e quindici medaglioni di rame, intorno al preziosissimo quadro della Vergine, sui quali si svolgono gli altrettanti obbligatori Misteri del Rosario (gaudiosi, dolorosi e gloriosi). Nella volta dell’abside, su di un cassettone rettangolare, dipinse la Carità del Beato Martino Parres; sui finestroni erano raffigurati il Beato Stefano e S.Pietro Martire; sulla cupola, da lui fu affrescata la Visione di S.Domenico Guzman; infine, lo stesso Bartolo Longo gli aveva commissionato, per la precedente cupola La Visione e il sogno di S.Domenico.  

 A Stabia, nel duomo di Maria Assunta, in primo luogo realizzò tre dipinti (1893), che trattavano la vita di S.Catello: Catello in prigione, Catello liberato dal carcere, Catello ritorna a Stabia; sempre sulla volta della navata centrale, dipinse due riquadri: Gesù tra le folle e L’apparizione del S.Cuore di Gesù a S.Margherita; infine, sulla volta dell’altare principale lasciò due dipinti: La Madonna in mezzo agli angeli e L’apparizione dell’arcangelo Michele a S.Catello. Infine, sono visibili gli affreschi: La manna nel deserto, Il sacrificio di Melchisedec, L’angelo che porta il pane ad Elia, La gloria di S. Giuseppe (1890), Mosè ed Elia, ed altri affreschi minori sulla volta.

Per completare questa breve rassegna, aggiungo che nel teatro G.Piasiello di Lecce, dipinse la volta con tre motivi: L’armonia tra le nuvole, La tragedia col tripode fumante, La commedia col tirso; infine, nel duomo di Galatina, affrescò la volta con quattro scene della vita di S. Pietro, risalenti al 1875: La liberazione dal carcere, Il miracolo, La consegna delle chiavi, La gloria.

 Indubbiamente, su un profilo così sintetico ed incompleto, non trovo elementi sufficienti, per quanto meno, abbozzare una critica più articolata e profonda del valore dei suoi affreschi. Inoltre, la perdita di quelli della basilica di S.Maria Maggiore di S.Maria Capua Vetere (Ce) impone una forte limitazione sulla valutazione dei criteri pittorici dei temi sviluppati. Si tratterà soltanto di un tentativo, un abbozzo, che avrebbe unicamente l’importanza documentaria.

Il Duomo prima del 1980

Nella nostra cattedrale, il primo tempio mariano di Capua antica, ideato ed elevato da S.Simmaco, vescovo di Capua, il quale nel 432 di ritorno dal Concilio di Efeso (che aveva proclamato Maria Madre di Dio / Teotokos), Paliotti, nella piena maturità fisica e pittorica, nel 1887 affrescò cinque pannelli della volta della navata centrale. Lo conferma questa lapide apposta sul muro interno dell’ingresso principale:  

Questo antico tempio /  fatto squallido dalle ingiurie degli anni / col concorso del municipio  e le offerte spontanee / d’ogni ordine di cittadini ritornò bella e degna casa di Dio / nell’anno 1887 / ne dipinse la volta della navata maggiore il cav. Vincenzo Paliotti / al restauro delle colonne e dei pilastri / e al nuovo marmoreo pavimento / quasi tutto del suo provvide / la liberalità di gaetano saraceni / lode a Dio

 I cinque pannelli furono eseguiti a spese del benefattore Gaetano Saraceni, che dimostrò la sua liberalità nella costruzione della chiesa degli Angeli Custodi (sul corso Garibaldi), il mendicicomio (in un vicolo della strada che fu intitolata dal Comune nel 1889, sindaco Pasquale Matarazzi).

Il Duomo prima del 1980

Di tali pannelli, dealbati dalla Soprindendenza nel corso dei lavori di restuari della volta, resisi necessari per le conseguenze dei terremoti del 1980 e del 1984 e per le infiltrazione dell’acqua piovana sul tetto, in tale occasione, rifatto. È abbastanza comprensibile l’eliminazione del pannello centrale a causa del crollo di buona parte dell’intonaco e dell’incannucciata, ma è meno giustificabile che siano stati cancellati tutti, tranne, stranamente, l’ultimo, sovrastante sulla cantoria sul portale principale dell’ingresso; per questo motivo, oggi è visibile solo quest’ultimo.

Con un paziente lavoro, avendo ricavato (in parte) l’iconografia originaria da fotografie di epoca, sono in grado di indicare le illustrazioni o almeno il contenuto dei quei grandi pannelli. Per seguire un ordine, tali pannelli sono stati numerati a cominciare da quello nell’abside:

 

1. Sulla volta dell’abside era rappresentata la Sacra Trinità; ai lati della tela

Pannello n.1

del Diano, c’erano le effigi di S. Pietro e S. Paolo (visibili in foto). Nel pannello, gigantiscono le figure del Padre, del Figlio (benevoli e benedicenti sovrani di tutto l’universo) ed, in alto, della colomba (lo Spirito Santo); in basso il globo terracqueo circondato da angeli festanti. 

 

Pannello n.2

2.Uscendodall’abside, sul pannello sulla volta della navata centrale era  rappresentato S.Prisco, primo vescovo di Capua, che costruì la cripta sotto l’attuale basilica, precisamente sotto la Cappella della Morte: è raffigurato nel momento in cui è lasciato da S.Pietro per continuare la predicazione del Vangelo nella seconda città d’Italia, Capua. Il vescovo è incoraggiato da una folla che, ripudiati gli antichi idoli, gli emblemi ed i monumenti della civiltà pagana, era fedele seguace della croce; s’intravedeva i ruderi dell’anfiteatro campano (visibili in foto);                                                                      

 3. Viene, dopo, il dipinto di S.Simmaco, fondatore della basilica e

Pannello n.3

 protettore della città, fervidissimo devoto della Madre di Dio, alla quale dedicò il più grande mariano della città. Il santo, levato in dolce estasi, pronunciava calde preghiere alla Vergine, leggermente adagiata su di una nuvola; a lui si inchina, tenendo in grembo il bambino Gesù e molti angeli riverenti la circondano (parzialmente visibile in foto);

4. Segue il riquadro di S.Germano, vescovo di Capua, uomo dotto e santo; egli stava in atto di cogliere il frutto dei sudori versati per la fede e per la gloria di Cristo. S.Benedetto dal cenobio di Montecassino lo vede portato dagli angeli salire al cielo in mezzo ad una striscia di luce (pannello non visibile, neppure in foto))

Pannello n.5

5. L’ultimo riquadro (ancora esistente e visibile) raffigura S.Paolino, vescovo di Capua, portento di carità, che, dopo aver profuso i suoi beni per sovvenire all’indigenza dei fedeli afflitti da annosa carestia, vede una matrona che gli mena innanzi i figli affamati. Non avendo più che dare, le dona la sua mula, la sola che gli era rimasta e gli serviva per visitare la diocesi. (ago 2013)