Basta che ca cè o sole, basta che ca cè o mare…Il Paese dei teoremi imperfetti

Posted on 2 maggio 2012 by alberto

di Alberto Perconte Licatese

Nel bel paese, pieno di non sensi, vivono persone semplici, che hanno subìto il lavaggio del cervello, hanno venduto il cervello all’ammasso e si bevono tutte le idiozie propinate dai mezzi di informazione ma, tutto sommato, simpatiche, oleografiche, ridanciane, che vanno per vedere e per essere viste, che per ventiquattro ore al giorno affollano (non hanno mai nulla da fare?) gli studi televisivi per trasmissioni impegnate, evasive, faziose, beote, volgari, deprimenti, condotte da ameni, deliziosi, onniscienti (se uomini), da scollacciate, attraenti, saccenti (se donne), da disgustosi, goffi, grossolani (se neutri). 

 

Il paese del sole e del mare

 

In questo paese, attanagliato dalla crisi economica (più o meno inventata o provocata o manovrata dall’alta finanzia europea e mondiale), anzi se è vero che i soliti dieci milioni di italiani partono per le vacanze (week end, ponti, festività, vacanze invernali ed estive); dall’aumento vertiginoso della disoccupazione (anche se milioni di giovani delusi, poveretti, hanno rinunciato di cercare il lavoro);  dalla masochistica idiozia della maggioranza degli italioti che, plagiati dai professoroni sapientoni attuali inquilini di palazzo Chigi, pur bastonati dalle tasse (lacrime e sangue), appoggiano la tesi beota dell’emergenza-salvezza della patria; dall’affollamento delle carceri (dovuto per la metà agli extra-comunitari, per l’altra metà al buon cuore della magistratura che non condanna i veri delinquenti e concede arresti domiciliari, riduzioni di pene, libere uscite, mentre arresta le persone perbene, che si difendono dai delinquenti); dalla camorra, dalla mafia (oggi fa meno audience, forse grazie ad operazioni Gomorra e simili, che si traducono in successi commerciali), dalla corruzione di politici (scoperta solo oggi?, ma la democrazia non è intesa in Italia come una fonte inesauribile di guadagno?) di funzionari (scelti dai politici), perfino di magistrati (non satolli dei lauti compensi).

In questo paese, una sentenza giudiziaria è annullata dopo venti o quaranta anni, mentre varie persone scomparse sono ancora cercate da decenni, migliaia sono gli indagati e processati, in attesa di giudizio, ma da un lato non esiste la certezza della pena, dall’altro, in compenso, regna l’incertezza dei colpevoli, grazie al fiuto, alla bravura, alla genialità degli investigatori; per sacro dogma dell’inviolabilità e immutabilità della costituzione, il popolo è sovrano, ma governa un esecutivo cosiddetto tecnico a tempo indeterminato, nominato formaliter dal presidente della repubblica ed sostenuto dal 90% del parlamento; eppure, non essendo in grado di risolvere i problemi (nonostante le lauree e i master ad iosa), ingaggerà super-tecnici, alti commissari e relativi staff  buro-tecno-sat-info-telematici; siamo costretti a comprare all’estero l’energia elettrica, la benzina, il gas, ma per nostra scelta acquistiamo dalla Cina e dalla Corea prodotti, quasi sempre contaminati e contraffatti, in compenso vendiamo i rifiuti solidi (alias immondizia) campani ai paesi nordici, importiamo (voglio dire accogliamo) milioni di extracomunitari, ubbidiamo ai diktat della Francia e della Germania, che per loro fortuna non hanno Lampedusa né Otranto; da venti anni, non siamo capaci di completare l’alta velocità e le reti stradali per agevolare l’unione europea; prima con una legge si stabilisce di erogare il finanziamento con denaro pubblico ai partiti, per evitare l’assegnazione illegale di fondi neri ai medesimi, poi si scopre che, visto l’uso e l’abuso personale di quel denaro (naturalmente, tutti erano all’oscuro delle distrazioni), era meglio rimborsare le spese elettorali (cioè, cambia solo il nome) oppure abolire (cosa molto improbabile) quella legge e ritornare ai contributi volontari….  

Mi fermo, per amor di patria e, nel frattempo, contemplo il presidente (professorale, serafico, serio, persuasivo, amato) del governo tecnico, Mario Monti, il novello Cincinnato, il Salvatore della Repubblica, il Secondo Uomo della Provvidenza, il terzo o quarto Messia, circondato da una quindicina di apostoli, discepoli guidati dalla fede incrollabile nel Maestro.

Il governo Monti

 

Veniamo a noi. Per sperimentare l’infondatezza, in un simile paese, del teorema di Pitagora e della fallacità del sillogismo aristotelico, ricorro ad una semplice formula. Dato un triangolo rettangolo, posto che, per convenzione, il primo angolo sia indicato con la lettera A (il sottoscritto), il secondo con B (Treccani) e il terzo con C (Flavia Luise).

Ammesso che A abbia gentilmente scritto a C per avere un semplice cortese riscontro sull’omissione della bibliografia in calce all’articolo sul “terribile e venerabile” Alessio Simmaco Mazzocchi;

considerato che C, invece di scrivere ad A (la cosa più semplice, tanto più che l’articolo fu stilato dalla medesima C), abbia trasmesso la lettera di A a B, semplicemente (e graziosamente) lavandosene le mani;

 supposto che B abbia scritto ad A non per dare qualche spiegazione, ma abbia chiesto ad A di rivolgersi a B per eventuali chiarimenti sull’omissione;

 se ne conclude che A, data la cervellotica contorsione di B e di C, dovrebbe chiedere a B la risposta che C avrebbe potuto rispondere ad A (la cosa più logica, cortese e sbrigativa).

 

A.S. Mazzocchi

Ergo,  A non ha nessun desiderio di scrivere né all’uno né all’altro e scongiura caldamente che uno dei due mi risponda.   

Chiedo doverosa venia ai lettori, per la forma pseudo-filosofico-matematica, ma mi viene il legittimo dubbio che la redazione della Treccani sia la stessa (penso proprio di no) che ha prodotto monumenti straordinari culturali, invidiati da mezzo mondo; e che la chiar.ma prof. Flavia Luise abbia stilato l’articolo in questione con un’impostazione perfetta, impeccabile, accademica e professionale ma, ad un tale che ha dedicato sei anni di studio a Mazzocchi, è sembrata un pochino grigia, scialba, fredda, impersonale.

In ogni caso, per le domande e le risposte sul tema originario, abbiamo scherzato e, come recita la banale canzonetta partenopea 

 Simmo e Napule, paisà

 di memoria postbellica, composta da Fiorelli-Valente e lanciata dalla cantante Vera Nandi, all’ombra del Vesuvio, nel lontano drammatico 1944, il cui ritornello, dal sapore amaro, malinconico, compromissorio:

Basta ca cè sta o sole

ca cè rimasto o mare

chi ha avuto, chi ha dato

scurdamece o passato

simmo e Napule, paisà

Sicuramente, non sono in grado di affermare di aver dimostrato il bizzarro teorema, ma ho l’impressione che, spesso in non poche persone dotte e blindate, abbondino la scienza, il potere, la grandeur, ma difettino la logica, la correttezza ed il savoir faire.