Le olimpiadi moderne

Posted on 9 aprile 2012 by alberto

di Alberto Perconte Licatese

Dopo il malinconico declino dell’agonismo ginnico-sportivo del mondo antico, nel medioevo esso rinacque nell’ambito della civiltà cavalleresca, con tornei, giostre, pali, gare che si svolgevano nei castelli, nel contado e poi nelle piazze comunali, partecipandovi sovrani, principi, signori e cavalieri ed essendo consentita la presenza delle donne. Dante nell’”Inferno” (XV.122) dimostra di conoscere alcuni giochi ginnici, come per esempio, quando canta “coloro / che corrono a Verona il drappo verde / per la campagna”; Petrarca, dopo aver scalato il monte Ventoux (mt.1960), ripropose la validità dell’educazione fisica come scuola della volontà.
     Nell’età umanistica e rinascimentale, i dotti riscoprirono la teorizzazione della pedagogia ginnica: Leon Battista Alberti ed Enea Silvio Piccolomini furono assertori dell’educazione sportiva; Vittorino da Feltre fondò a Mantova nella “Villa Zoiosa” un centro pubblico di ginnastica, i cui allievi atleti furono molto ammirati dallo scrittore francese Michel E.Montaigne. Anticipatori dello sport moderno si possono considerare il filosofo empirista John Locke (1632-1704) che, nei suoi famosi “Pensieri sull’educazione” (1693), assegnò un ruolo preciso all’educazione fisica, ed il medico svedese Peter Henrik Ling, fondatore della ginnastica a corpo libero, appunto secondo il sistema cosiddetto svedese.     
     Ma, l’ispiratore vero e proprio della rinascita sportiva moderna è l’inglese Thomas Arnold (1795-1842), il fondatore di un nuovo sistema di educazione ginnica, la cd. pedagogia sportiva, dalla quale il barone De Coubertin trasse ispirazione tenacia e metodo per rinnovare i giochi olimpici. Nel 1828 l’Arnold dal ministero dell’Educazione britannica fu chiamato headmaster col preciso mandato di ridare impulso e prestigio alla ginnastica in piena decadenza da secoli nelle istituzioni scolastiche del Regno Unito. Il pastore anglicano concepì ed adottò lo sport come un mezzo potente per allontanare i ragazzi dai vizi e dalle cattive abitudini di vita. Con i giochi di squadra, egli risvegliava nei discepoli lo spirito di associazione, di positiva emulazione, di sano agonismo, di genuina ambizione (la greca philotimìa, desiderio di onore).
     Dopo di lui, il connazionale pedagogista, scrittore e politico Thomas Hugues (1825-1896), nella sua opera “Tom Brown’s school days”, impostò le linee programmatiche dell’educazione sportiva degli alunni inglesi, e lo scrittore francese Hipolyte Adolphe Taine (1823-1893), con le sue “Notes sur l’Angleterre”, ebbe il merito di diffondere ed esaltare lo spirito pedagogico ginnico-sportivo nell’Europa continentale.
     Nel frattempo lo storico, filologo ed archeologo tedesco Ernst Curtius (1814-1896), intorno al 1880, condusse varie campagne di scavi nel territorio dell’antica Olimpia, dove sorse un museo per conservare e studiare il materiale reperito, statue (come l’Hermes di Prassitele e specie la Nike di Peonio e forse il Discobolo di Mirone), vasi, corredi, oggetti, con cui sembrava risuscitare tangibilmente l’ideale atletico ellenico nei cuori e nelle menti dei pensatori, pedagogisti ed appassionati. Un ricco greco Costantino Evangelista Zappas ed il mecenate Giorgio Averoff tentarono più volte di organizzare nello scenario delle imponenti rovine della città testé emerse dagli scavi un simulacro di manifestazione olimpica, con risultati molto mediocri, anche nell’ultima occasione, alla presenza del re Giorgio e con la fondazione dello “Zappeion”,  un grande edificio destinato a gare atletiche.

Pierre de Coubertin

     Il merito di rinnovare l’olimpismo classico si deve attribuire a Pierre de Fredi, barone de Coubertin (Parigi 1863-Ginevra 1937) il quale, dopo aver studiato la pedagogia sportiva elaborata da inglesi e francesi, si adoperò a fondare comitati, associazioni, riviste ginniche ed ebbe dal governo l’incarico di organizzare la prestigiosa “Esposizione universale” (1889) e di recarsi in America. In tal modo, ebbe la possibilità di stabilire contatti con decine di società sportive europee ed americane, con la mira ambiziosa di formare un’Internazionale sportiva.
     Il 25 novembre 1892, de Coubertin, contando sulla collaborazione dell’amico Adolfo de Palissaux, specie per l’organizzazione, nel corso della riunione di questo organismo appena abbozzato, lanciò la proposta di rinnovare i giochi olimpici. In un successivo congresso (1894) nella Sorbona, egli riprese il tema con maggiore decisione, mentre veniva intonato il canto di Apollo,  davanti a duemila delegati, provenienti da tutto il mondo, dodici paesi e cinquanta società. Nella riunione conclusiva della sessione (16 giugno 1894), si decise di ristabilire i giochi olimpici, da svolgere ad Atene nell’estate del 1896, e di formare il Comitato Internazionale Olimpico, formato da quattordici membri (de Coubertin, pres., Callor, Herbert, Amphtill, Sloane, Lucchesi Palli, Carafa d’Andria, Bikelas, Boutowsky, Balck, Guth-Jakovsky, Kemény, Zibiatur, Cuff).
     Così, si svolse la prima Olimpiade dell’epoca moderna, che durò dieci giorni,  dal 24 marzo (giorno di Pasqua) al 2 aprile 1896, alla presenza del re Giorgio, partecipandovi circa trecento atleti per quattordici paesi, con nove discipline. Oltre alle gare classiche, si disputarono anche tennis, scherma,  ciclismo, nuoto, per la maggior parte in uno stadio di m.190. Rimase famosa la vittoria del greco Spiridion Loues nella maratona, sul percorso di 42 km che, nel 490 aC, l’emerodromo (corridore di un giorno) Fidippide percorse da Maratona ad Atene per annunciare la strabiliante vittoria sui Persiani.

J. Owens, vincitore lungo (1936)

    Da allora, regolarmente furono disputate le gare ogni quattro anni, tranne tre edizioni, che non furono disputate a causa delle guerre (1916, 1940, 1944); la seconda si svolse a Parigi in omaggio al de Coubertin (1900, quando salirono a millecinquecento i concorrenti e ventidue i paesi concorrenti); la terza a Saint Louis (1904, che durò tre mesi, con seicento atleti ed otto paesi); la quarta a Londra (1908, con duemila atleti e ventidue nazioni); la quinta a Stoccolma (1912), la settima ad Anversa (1920), l’ottava a Parigi (1924), la nona ad Amsterdam (1928), la decima a Los Angeles (1932, rimasta famosa per il trionfo dell’Italia fascista), l’undicesima a Berlino (1936, quando rimase memorabile la vittoria di Jesse Owens nel salto in lungo).

L.Berruti, vincitore mt 200 (1960)

     Nel secondo dopoguerra, si svolsero la quattordicesima a Londra (1948), e così di seguito le successive ad Helsinki (1952), a Melbourne (1956), a Roma (1960, rimasta leggendaria per le numerose vittorie, specie per il record di Livio Berruti nei 200 mt.), a Tokyo (1964), a Città del Messico (1968), a Monaco (1972, funestata dal terrorismo palestinese), a Montreal (1976, boicottata dai paesi africani contro l’apartheid in Sud Africa), a Mosca (1980, svalutata dalla mancata partecipazione di Usa e paesi alleati, a Los Angeles (1984, alterata dalla ritorsione sovietica), a Seul (1988), a Barcellona (1992), ad Atlanta (1996), a Sidney (2000), ad Atene (2004).
     L’8 agosto 2008 s’inaugurarono i ventinovesimi giochi a Pechino, centododici anni dopo la prima dell’epoca moderna. Parteciparono oltre duecento paesi (senza considerare il boicottaggio di alcune nazioni), circa dodicimila atleti, che si cimentarono in decine di specialità sportive per sedici giorni ed i vincitori furono premiati con centinaia di medaglie (oro, argento, bronzo). Centinaia migliaia di uomini (tra poliziotti, vigili del fuoco, militari. agenti segreti, protezione civile) vigilarono con assiduità ed attenzione su giochi, atleti, tecnici, giornalisti, spettatori e pubblico, soprattutto per il pericolo di disordini civili per la secessione del Tibet e del terrorismo palestinese.