A.S.Mazzocchi, Treccani e Flavia Luise

Posted on 9 aprile 2012 by alberto

di Alberto Perconte Licatese

La premessa. Nel 2008, nel Dizionario Biografico degli Italiani (vol. 72) dell’Enciclopedia Treccani, uscì l’articolo su A.S.Mazzocchi, famoso antiquario sammaritano del Settecento, a firma Flavia Luise, che segue:

 

A.S. Mazzocchi

MAZZOCCHI, Alessio Simmaco. Nacque nell’odierna Santa Maria Capua Vetere il 22 ott. 1684, ultimo di 24 figli, da Lorenzo, farmacista, e da Margherita Battaglia, che morì nel metterlo al mondo. Nel 1697 fu avviato al seminario capuano, ma dopo poco tempo, apprezzato dagli eruditi locali, si trasferì a Napoli per continuare gli studi con il fratello Carlo. Apprese con facilità la lingua greca e quella latina, approfondì la conoscenza della filosofia e della matematica. Morto il padre nel 1706, si concentrò ancora di più sullo studio, dedicandosi all’archeologia e alle lingue esotiche e completando la sua formazione presso il seminario napoletano. Per i suoi meriti, il rettore Carlo Maielli – chiamato a Roma come custode della Biblioteca Vaticana da Clemente XI nel 1711 – scelse il M. come suo sostituto nelle lezioni di lingue erudite e nella prefettura del seminario. Distintosi per la dedizione ai suoi incarichi, fu nominato canonico del capitolo capuano e gli fu affidata la prefettura dei seminari di Capua e Nola. In occasione del giubileo del 1725, il M. compì un viaggio a Roma, dove rivide Maielli ed ebbe modo di entrare in contatto con numerosi eruditi dell’ambiente pontificio. Nel 1727 si pose all’attenzione del pubblico erudito con l’opera In mutilum Campani amphitheatri titulum aliasque nonnullas Campanas inscriptiones commentarius (Napoli). Lo scritto, segnalato in Italia dal concittadino G. Capece a L. Muratori e a S. Maffei, ebbe una diffusione internazionale: numerose copie furono inviate alle corti straniere, a P. Giannone a Vienna e a B. de Montfaucon a Parigi. Il M., interpretando un’iscrizione rinvenuta mutila tra le rovine dell’anfiteatro di Capua, ricostruì con acume le vicende storiche del periodo a cui risaliva il reperto e dimostrò che Capua era la prima delle diciotto colonie romane in Italia. Si soffermò poi sul IX secolo, quando l’anfiteatro fu destinato a usi difensivi e ad arena per i ludi venatori, offrendo inoltre spiegazioni sul nome dato dai Longobardi a Berelais, la nuova Capua costruita sul Volturno.

Nel 1732 il viceré conte A.T. di Harrach nominò il M. cappellano maggiore, ma la carica non fu espletata. Nel 1735 il cardinale Giuseppe Spinelli lo richiamò da Capua, dove nel 1732 il M. era divenuto decano del capitolo metropolitano, e lo nominò canonico del duomo napoletano, assegnandogli inoltre la cattedra di Sacre Scritture presso la Regia Università e il liceo arcivescovile, oltre alla direzione del seminario arcivescovile. Anche la casa regnante manifestò apprezzamento nei suoi confronti, conferendogli l’arcivescovato di Lanciano, che egli rifiutò in cambio dell’assegnazione di una pensione. Nel 1739 pubblicò una dissertazione (Ad amplissimum virum Bernardum Tanuccium… de dedicatione sub ascia commentationes…, Napoli) nella quale illustrava il significato dell’espressione «sub ascia dedicare», adottata dagli antichi come iscrizione tombale. Nonostante le forti opposizioni, il suo studio fu apprezzato da Maffei, da I. Facciolati e dallo stesso Muratori. Nel 1741 si inserì nella polemica sull’origine degli Etruschi con la Dissertazione sopra l’origine dei Tirreni, pubblicata a Roma. L’opera riporta solo otto delle originarie dieci diatribe del M., ristampate in latino dopo la sua morte, le prime otto nel secondo volume degli Opuscola, pubblicati a Napoli tra il 1771 e il 1775, e le ultime due nel terzo volume dell’edizione degli Opuscola del 1824. Studioso poliedrico, attento indagatore di antichità, erudito grecista, latinista, epigrafista, cultore degli studi biblici, studioso dell’ebraico, dell’osco e dell’etrusco, raggiunse vasta notorietà tra i letterati europei e fu associato ad accademie del Regno ed estere. Dal 1741 risulta iscritto all’Accademia di storia ecclesiastica e di liturgia, sita nella casa dell’Oratorio a Napoli, e all’Accademia etrusca di Cortona. Nel 1755 divenne socio dell’Accademia ercolanese, nella quale ebbe l’incarico di curare l’interpretazione di antiche iscrizioni e la lettura dei papiri. Nel 1756 fu accolto nella Académie royale des inscriptions et belles-lettres di Parigi. Testimonianze di amicizia e affinità di pensiero con eminenti personaggi del tempo, come B. Tanucci, F. Galiani, Muratori, sono contenute nelle dediche dei libri, nei carmi che compose e nella corrispondenza. I carteggi offrono occasione di dibattiti e alimentano dispute, come quella su un dittico acquistato nel 1732 dal cardinale Angelo Maria Quirini. Tra il 1744 e il 1755 pubblicò a Napoli l’opera in tre volumi In vetus marmoreum sanctae Neapolitanae Ecclesiae kalendarium Commentarius, studio critico, storico, filologico su un calendario liturgico rinvenuto nel 1742 nella collegiata di S. Giovanni Maggiore. Il calendario, risalente al IX secolo, scritto su due grandi lastre di marmo che riportavano sul lato esterno le sculture di animali fantastici e su quello interno lettere greche e latine incise a fitti caratteri, testimoniava l’antica pratica del culto santorale presso la Chiesa napoletana. Nel 1751 fu interpellato dalla chiesa metropolitana per dirimere un’animosa vertenza sorta tra gli ebdomadari e i canonici della cattedrale circa l’origine della chiesa cattedrale di Napoli. Dando prova di vasta cultura antiquaria, nel lavoro Dissertatio historica de cathedralis ecclesiae Neapolitanae semper unicae variis diverso tempore vicibus, cum praevio anteloquio (Napoli 1751) si espresse a favore dell’unicità delle origini della cattedrale. Nel Medioevo a Napoli i riti religiosi erano stati celebrati sia in greco sia in latino. Questa pratica aveva indotto a credere che esistessero anche due chiese cattedrali. Il M. dimostrò invece che a Napoli era sempre esistita un’unica chiesa metropolitana. La sua fama resta legata al commento di due tavole di metallo trovate nel 1732 nell’alveo del torrente Cavone, in una località dove sorgeva l’antica Eraclea, dal cui studio ricavò un’opera in due volumi (Commentarii in Regii Herculanensis Musei aeneas tabulas Heracleenses, Napoli 1754-55), in cui descriveva le origini delle città della Magna Grecia, degli abitanti e delle loro monete. I reperti in bronzo riportavano trascritte in dialetto dorico le divisioni e le locazioni di alcuni terreni pertinenti ai santuari dedicati a Dioniso e a Minerva. Sull’altra faccia, mutila della sezione superiore, erano alcune leges della costituzione municipale romana. Acquistate le tavole da Carlo Guevara, duca di Bovino, e da lui donate al re Carlo di Borbone, il M., incaricato del difficile lavoro di interpretazione, intuì che il testo mancante a Napoli era contenuto in un frammento rinvenuto nello stesso luogo e che, acquistato da A.B. Fairfax, era stato trasportato in Inghilterra e interpretato da M. Maittaire. Il bronzo britannico, restituito a Napoli nel 1760, fu saldato per volontà del sovrano alla sezione originaria. Nel 1754 si applicò alla ricerca epigrafica, credendo di identificare il corso dell’acqua Iulia menzionato da Velleio Patercolo e da Dione, in una serie di sorgenti presso l’Agro capuano e nei resti di un acquedotto romano. Il M., critico costruttivo contro la tradizione scolastica, filologo illuminista e innovativo esegeta, si dedicò anche agli studi religiosi. Nel 1759 pubblicò a Napoli una storia di s. Gennaro (Actorum Bononiensium s. Ianuarii et soc. martyrum vindiciae repetitae cum pluribus eo pertinentibus lucubrantiunculis), l’anno successivo su richiesta del cardinale Spinelli lavorò sulla devozione verso i vescovi napoletani santificati dalla Chiesa (De sanctorum Napolitanae Ecclesiae episcoporum cultu…, Napoli). Scrisse, infine, una raccolta di studi biblici (Spicilegii Biblici), il cui primo tomo fu pubblicato nel 1762, il secondo nel 1766 e il terzo postumo nel 1778, tutti a Napoli. Il M. morì a Napoli il 12 sett. 1771. Fu sepolto nella cappella di S. Aspreno nella chiesa di S. Restituta, dove il nipote Filippo Mazzocchi fece porre un busto marmoreo scolpito da G. Sanmartino.

 Fonti e Bibl.: A.M. Querini, Ad doctissimum et clarissimum virum Alexium Symmachum Mazochium canonicum Neapolitanum et regium Sacrae Scripturae interpretem, Romae 1745; Id., Lettera dell’eminentissimo e reverendissimo signore cardin. Querini al chiarissimo signor canonico A.S. Mazochi professore di sagre lettere nell’Università di Napoli, Brescia 1747; B. Tanucci, Lettere… a Carlo III di Borbone, a cura di R. Mincuzzi, Roma 1969, pp. 700, 791, 794; P. Troyli, Istoria generale del Reame di Napoli…, IV, 4, Napoli 1752, pp. 254 s.; G. Origlia, Istoria dello Studio di Napoli…, II, Napoli 1754, p. 274; F. Granata, Storia sacra della chiesa metropolitana di Capua, Napoli 1766, II, pp. 110 s.; G. Sparano, Memorie istoriche per illustrare gli atti della s. napoletana Chiesa…, Napoli 1768, II, pp. 339-343; N. Ignarra, Alexii Symmachi Mazochi Metropolitanae Ecclesiae Neapolitanae canonici et in Regio Gymnasio Neapolitano Sacrae Scripturae interpretis vita, Neapoli 1772; C. Le Beau, Éloge de M. l’abbé Mazochi, in Histoire de l’Académie royale des inscriptions et belles-lettres avec les Mémoires de littérature tirés des registres de cette Académie, XXXVIII, Paris 1777, p. 283; A. Fabroni, Vitae Italorum doctrina excellentium, VII, Pisis 1781, pp. 330-393; F.A. Soria, Memorie storico-critiche degli storici napoletani, II, Napoli 1782, pp. 409-422; A. Buonafede, Ritratti poetici, storici e critici di varj moderni uomini di lettere, Napoli 1789, I, pp. 345-349; N. Ignarra, Opuscola…, Neapoli 1807, pp. 153-206; P. Napoli Signorelli, Vicende della coltura nelle Due Sicilie…, VI, Napoli 1811, pp. 59, 235, 237-242; G.B. Corniani, I secoli della letteratura italiana dopo il suo Risorgimento. Commentario, IX, Brescia 1813, pp. 240-245; Bibliografia degli uomini illustri del Regno di Napoli, I, Napoli 1813, pp. 117-120, s.v. (L. Giustiniani); G. Castaldi, Della Regale Accademia ercolanese dalla sua fondazione sinora con un cenno biografico de’ suoi soci ordinari, Napoli 1840, pp. 191-193; C. Minieri Riccio, Memorie storiche degli scrittori nati nel Regno di Napoli, Napoli 1844, pp. 214 s.; G. Navarro, Le biografie dei più celebri scrittori che han trattato delle catacombe…, Napoli 1855, pp. 61-85; G. Santilli, A.S. M. e le due tavole eracleesi, Caserta 1868; F. Barnabei, Degli scritti di A.S. M. su la storia di Capua e su le tavole di Eraclea, Napoli 1874; G. Gallo, Notizie della Magna Grecia e di alcune più celebri sue città e le tavole eracleensi secondo il M., Livorno 1884; M. Schipa, Il Muratori e la cultura napoletana del suo tempo, in Arch. stor. per le provincie napoletane, XXVI (1901), pp. 586 s., 590-595; Id., Il Regno di Napoli al tempo di Carlo di Borbone, Napoli 1904, pp. 267, 684, 696, 712, 715, 720 s., 732, 750, 758, 760 s., 775; H. Legras, La table latine d’Héraclée, Paris 1907, pp. 175-182; G. Guarino, Vita ed opere di A.S. M., Caserta 1908; A. Lauri, Diz. dei cittadini notevoli di Terra di Lavoro antichi e moderni, Sora 1915, pp. 117-119; Riformatori napoletani, in Illuministi italiani, a cura di F. Venturi, Milano-Napoli 1962, V, pp. 78, 345, 350, 595 s., 786, 1004; A. Uguzzoni – F. Ghinatti, Le tavole greche di Eraclea, Roma 1968, pp. 85-223; R. Arena, Note linguistiche a proposito delle tavole di Eraclea, Roma 1971, pp. 111-126; T. Fittipaldi, Il monumento del canonico A.S. M. nella basilica di S. Restituta in Napoli, in Campania sacra. Studi e documenti, V (1974), pp. 144-150; A.S. M. e il Settecento meridionale, a cura di P. Borraro, Salerno 1979; A.M. Rao, Tra erudizione e scienza antiquaria a Napoli alla fine del Settecento, in L’incidenza dell’antico. Studi in memoria di Ettore Lepore, III, a cura di C. Montepaone, Napoli 1996, pp. 95, 98 s., 135; A. Travaglini, Incisori e curatori della Collectio altera. Il contributo delle prove di stampa alla storia dei papiri ercolanesi, in Contributi alla storia della officina dei papiri ercolanesi, III, a cura di M. Capasso, Napoli 2003, p. 109; M.G. Mansi, Per un profilo di Nicola Ignarra, ibid., pp. 18, 29, 39, 41, 48, 51, 58.

F. Luise

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  L’antefatto. A partire dal 2002, a seguito della mia pubblicazione sull’erudito:

 Alberto Perconte Licatese, A.S.Mazzocchi, ed. Spartaco, S.Maria C.V. 2001, p.230, 40 f. b/n

avendo constatato che, fino ad allora, in quasi nessuna enciclopedia italiana (tranne la vecchia e gloriosa “Vallardi”), compresa la prestigiosa Treccani, mi premurai di segnalare alla redazione ed all’amministrazione della predetta, più volte con lettere semplici, raccomandate ed e.mail, alle quali nessuno si prese la briga di darmi un riscontro, anche per una risposta di circostanza (che aveva già procurato, che non interessava A.S.Mazzocchi, che avrebbe a suo tempo tenuto presente la mia segnalazione, ecc.). Eppure, come risulta nel mio sito, ho dimostrato interesse ed ammirazione per l’Enciclopedia Treccani, della quale ho ricostruito la fondazione dell’istituto, i collaboratori dell’epoca, insomma un fiore all’occhiello dell’odiato regime fascista.

Giovanni Treccani

 Il fatto. Ebbene, l’articolo fu stilato da un collaboratore di provata scienza e fiducia (prof. Flavia Luise), ma nella bibliografia in calce non risulta la mia pubblicazione. Chiunque può sbagliare, magari solo per perdonabile omissione; tuttavia, è molto strano che sia l’istituto Treccani, sia la prof. Flavia Luise, docente universitaria di storia, abbiano ignorato del tutto l’esistenza della mia pubblicazione, che risulta da almeno dieci anni su internet, dove decine di siti, compreso Wikipedia, citano, non solo per caso, Mazzocchi e Perconte, diventato da tempo un binomio ricorrente.Inoltre, il mio libro dalla casa editrice è stato inserito nella rete della distribuzione e vendita, quanto meno per pura informazione.

Il post-fatto. Rintracciata in internet l’autrice (Flavia Luise) del detto articolo, sulla base di dati forniti dai siti dell’Università di Napoli, comprese le lezioni, le pubblicazioni e le referenze culturali ineccepibili, mi sono appuntato indirizzo, numeri di telefono e di fax, e-mail in quantità. Subito dopo, ho scritto più volte alla predetta docente per segnalare la spiacevole omissione, senza pretendere risposte né tanto meno atti riparatori, ma solo un cortese riscontro. Non avendo avuto successo col colosso della Treccani (mi rendo conto, molto indaffarata e poco propensa a stabilire contatti epistolari), ho pensato di rivolgermi ad una docente universitaria, ad un’educatrice, ad una studiosa, nell’errata convinzione che avrei avuto almeno una breve risposta. Non è stato così. Evidentemente anche la cattedratica è troppo impegnata e non si abbassa a rispondere ad un professore di latino e greco in pensione, provinciale e scrittore di storia, archeologia ed arte “locali”.

 La valutazione. A questo punto all’amaro si aggiunge il disdicevole. L’amaro spesso fa bene, soprattutto perché contribuisce a ritornare alla realtà, alle meschinità, all’arroganza delle persone e del potere (culturale, economico, politico). Il disdicevole, invece, fa male, mette in crisi ed in discussione tutti i valori appresi ed apprezzati sin dalla lontana scuola elementare fino all’università, durante il servizio militare di leva, per tutto l’insegnamento profuso agli alunni della media, del ginnasio e del liceo, durante le ricerche, gli studi, le pubblicazioni a puro vantaggio della mia città e del territorio circostante un tempo felix, oggi deturpato, avvelenato, disastrato da mezzo secolo di disamministrazione, di corruzione, di violenza comune ed organizzata. 

prof. A. Perconte Licatese

 La morale. Si diceva un tempo che un’istituzione culturale, sia un istituto enciclopedico, sia un’università, sia un singolo studioso aveva il dovere di ammettere di aver sbagliato. Non spetta a me giudicare la deontologia di strutture di alto livello (come la Treccani) e di una educatrice (come Flavia Luise). Siano i lettori a trarre la morale di tutta una vicenda di sicuro né esemplare né edificante.

 Una differenza. Tra la Treccani e la prof. Flavia Luise da un lato ed il sottoscritto prof. Perconte, c’è una

prof.F.Luise

piccola differenza: per ricorrere ad un lemma oggi usato nel grossolano, equivoco ed iniquo gergo fiscale scovato dall’attuale governo tecnico, intendo la rintracciabilità: Treccani e Luise sono illustri fere incognitae; io, invece, ho indirizzo, e-mail e sito; e, per di più, ho mio costume (ora è un dovere, ora è un piacere, ora è una cortesia): rispondere a conosciuti e sconosciuti.