Nel liceo classico di S.Maria C.V. (1927-53) Alfredo Sabetti, il preside di ferro

Posted on 26 marzo 2011 by alberto

di Alberto Perconte Licatese

Il preside Alfredo SabettiIl corpo docente del liceo nel 1939La III liceale a.s. 1936-37

 

 

 

 

 

 

Da tempo ero sulle tracce di un suo discendente che forse abitava a Napoli. Appurato che viveva ai Colli Aminei proprio il figlio, l’ing. Aldo, circa un anno fa, gli feci visita. Non so se sia stata più sentita l’ospitalità che la reciproca emozione; il figlio anziano e malato, la garbata moglie, l’affabile figlia laureata in lettere, tutti desiderosi di mostrarmi documenti e fotografie e di parlare dell’esimio professore e “preside di ferro” del liceo classico di S.Maria C.V., che per trenta anni onorò lo studio, la cultura e la nostra città, nella quale i più maturi ancora lo ammirano e ricordano per il suo straordinario carisma. Alfredo Sabetti, nato l’11 febbraio 1883 a Roseto Valfortore (Fg) da Michele e da Colomba Cirelli, presto rimasto orfano di padre, da uno zio prelato fu portato in Piemonte, per seguire gli studi superiori classici a Chieri (To) nel Collegio dei Gesuiti, dove conseguì la maturità classica nel 1902; quindi, s’iscrisse nella Facoltà di Lettere dell’Ateneo partenopeo e conseguì la laurea l’11 dicembre 1911, quando era preside della facoltà il rinomato latinista Enrico Cocchia e rettore il celebre psichiatra Leonardo Bianchi. Nel frattempo, sentendosi onorato come italiano e nazionalista, con orgoglio aveva sostenuto il servizio militare col grado di sergente nella caserma “G.Garibaldi” di Napoli. Vincitore di concorso, insegnò materie letterarie nella scuola media statale a Palmi (1914), a Catanzaro (1918), a Nocera (1919), infine a Maddaloni (1922) nel liceo classico “G.Bruno”. Superato nel 1924 il concorso a preside, in questo periodo, sposò Maria Capuano, dalla quale ebbe il figlio Aldo. Superato nel 1924 il concorso a preside, venne qui a S.Maria C.V. a dirigere il glorioso liceo “Tommaso di Savoia” nel quale, succedendo ad Alfonso Nieri, ricoprì quella prestigiosa carica, dal 1927 al 1953; gli subentrò Alberto Bignone. Alfredo Sabetti, una delle figure più rappresentative e carismatiche di quella decorosa cittadina, ricca di monumenti, memorie ed arte, onorata da qualificati e cristallini professionisti, da emeriti amministratori pubblici, da specchiati funzionari civici e politici, da valorosi professori, come Innocenzo Muzzo, Renato Grelle, Ester Selvaggio, Olindo Falsirol, Francesco Scandiffio, Olga e Bianca Staro, Angelina Cenname, soprattutto da meritevoli alunni che in quel liceo si formarono al sapere ed al civismo e si prepararono con dignità e sacrificio alla vita. Egli promosse manifestazioni culturali, patriottiche e ginniche, specie negli anni d’oro del regime fascista, quando collaborava con i podestà (avv. Pasquale Fratta e Pasquale Vitale), con l’ispettore archeologico (prof. Giuseppe De Bottis), con i segretari del partito (bar. Adolfo Ventriglia, avv. Edilio Borgia, dott. Rodolfo Cangiano), e con mio padre, suo prediletto docente d’educazione fisica, allora istruttore della Gioventù del Littorio, appassionato organizzatore dei memorabili saggi ginnici. A proposito, nel 1936, al solerte preside, con regio decreto, firmato dal ministro dell’Educazione Cesare De Vecchi, furono conferiti il diploma di benemerenza e la medaglia di bronzo “per l’attività proficua a vantaggio dell’Opera Balilla”. Dopo il pensionamento, rimase a Napoli e svolse ancora l’attività di preside nell’Istituto magistrale parificato “V.Alfieri” di Aversa. Amante della letteratura italiana, scrisse “Studi e divagazioni leopardiane”. In questo saggio (dedicato al suocero ing. Alberto Capuano, considerato secondo padre), l’autore, prendendo le mosse da una visione complessiva del romanticismo europeo all’epoca di Leopardi, il dolente poeta e geniale pensatore che si era formato alla letteratura classica e, presa coscienza della “doglia mondiale”, aveva composto i grandi idilli, li analizzò con acume, insistendo sulla nozione del discusso pessimismo, anche mediante opportuni raffronti con autori del tempo, come De Vigny, Schiller, Browning. Morì a Napoli, ad età veneranda, l’8 febbraio 1979. Egli, non molto alto, sguardo penetrante, volto facilmente atteggiato al rimprovero e al compiacimento, alla serietà ed alla gentilezza, nel carattere e nei modi, era un uomo di buoni sentimenti, di fervida religiosità, energico con gli arroganti e benevolo con i diligenti; pertanto, egli era sì temuto, ma sempre rispettato ed amato per la sua fermezza e pronto alla comprensione dei docenti e degli alunni. Egli intese la scuola come una palestra di vita, un’occasione irripetibile per la crescita culturale, civica ed umana dei giovani, profondendo tutte le sue energie di docente e di capo d’istituto. Infatti, nel 1940, quando il ministro dell’Educazione Giuseppe Bottai lo nominò Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia, per il “suo diuturno e nobile travaglio nella scuola in mirabile sintesi d’umanità e di dovere”. Nello stesso anno, per i meriti culturali, per l’amorevole interesse per le lettere, la Società “D.Alighieri” gli rilasciò il diploma di benemerenza con medaglia di bronzo. Nonostante ciò, rimase sempre attento al prossimo semplice ed umile, si adoperò con un senso non comune d’umanità in particolare per alunni, docenti e combattenti ad alleviare le sofferenze fisiche e morali, ricorrenti in quel travagliato periodo, Infatti, nel 1942, in piena guerra, il Presidente della Croce Rossa gli rilasciò la Medaglia d’argento dei Benemeriti per la Propaganda “per la lodevole attività svolta a favore dell’Istituzione”. Già tempo prima, in verità (1923), il Presidente della CRI gli conferì un analogo Diploma di Benemerenza. Inoltre, nel 1952, in occasione del 25° anno di presidenza, con una pergamena gli fu conferito un attestato di stima con la firma di tutti i professori dell’epoca; poco dopo, anche il Municipio di S.Maria C.V., retto allora dal Commissario prefettizio Mario Marinone, per la stessa ricorrenza, gli riconobbe i suoi meriti scolastici e civici. Nello stesso anno, sotto il papa Pio XII, fu insignito Cavaliere Commendatore dell’Ordine “S.Silvestro”, firmato dal Segretario di Stato Giovanni Battista Montini. Tra tanti riconoscimenti, mi limito a ricordare che, assunta la carica di preside nel Magistrale “V.Alfieri”, fu insignito Commendatore dal Presidente della Repubblica, in data Roma 2.6.1954, con le firme di Luigi Einaudi e di Mario Scelba. Infine, nel 1963, quell’Istituto, per i dieci anni di presidenza, gli consegnò un attestato di riconoscenza.