Alessandro Magno, la febbre della conquista

Posted on 27 gennaio 2012 by alberto

di Alberto Perconte Licatese  

Alessandro Magno (356-323 aC), figlio di Filippo, re di Macedonia, e di Olimpiade, principessa d’Epiro, fu educato da Aristotele. A sedici anni, gli fu affidata dal padre la reggenza di Macedonia e, due anni dopo, si distinse nella battaglia di Cheronea (338). Egli predilesse Omero ed amò identificarsi con Achille, del quale aveva l’ambizione sfrenata di gloria e l’animo sempre pronto a cedere alle passioni; consapevole della sua grandezza, amò credere in una sua nascita divina, già prima che questa gli venisse confermata dall’oracolo di Zeus Ammone. Salito al trono nel 336 in seguito all’ assassinio del padre, dovette affrontare una sorda opposizione interna ed esterna, il pericolo di defezioni e di insurrezioni. Domata l’opposizione interna, eliminati con fredda determinazione quanti avrebbero potuto rivendicare aspirazioni successorie, con una rapida campagna militare rafforzò il suo potere sulle tribù illiriche e danubiane sottomesse dal padre. Infine, dopo essersi fatto proclamare, in una prima spedizione in Grecia, egemone della Lega di Corinto, scese una seconda volta nella penisola, stroncò (335) l’aperta insurrezione di Tebe e, come monito, fece decretare dalle stesse città elleniche la distruzione della città.

Alessandro Magno

     Consolidata la sua posizione in Macedonia e in Grecia, si accinse a realizzare, in nome della grecità, la spedizione in Persia progettata dal padre. Sbarcato nel 334 in Asia con un esercito di quarantamila uomini e cinquemila cavalieri ed una flotta di centosessanta navi, si congiunse con il primo distaccamento già inviatovi dal padre e trincerato in Abido. La vittoria di Granico (334) gli assicurò una facile penetrazione in Asia Minore; le forze persiane avevano tentato di opporre resistenza a Mileto ed Alicarnasso, ma entrambe le città furono conquistate ed Alessandro, attraversate Licia, Panfilia, Psidia e Frigia, scese senza incontrare resistenza. Un nuovo scontro con le forze di Dario III, che aveva preparato la resistenza, si risolse in una nuova completa vittoria del Macedone ad Isso (333). Così egli aveva la strada aperta per occupare tutti i possedimenti costieri dell’impero persiano; per garantirsi le spalle prima di spingersi nelle regioni dell’interno, s’impossessò in poco più di un anno di Siria, Fenicia ed Egitto. Qui egli fondò Alessandria nella zona del delta del Nilo e, spintosi con una marcia avventurosa in pieno deserto, raggiunse l’oasi di Siwa dove, in un santuario dedicato a Zeus Ammone, grazie alla compiacenza dei sacerdoti, ebbe una specie di investitura sacra e fu riconosciuto dal dio successore dei faraoni. Ripresa la marcia verso l’Asia, egli si scontrò un’ultima volta con le truppe di Dario a Gaugamela (331); l’anno seguente (330) lo stesso Dario III fu  ucciso a tradimento da un satrapo. Alessandro poteva ora riposarsi nelle grandi capitali di Babilonia, Susa, Persepoli ed Ecbatana; qui, assumendo il titolo di “gran re” e i contrassegni dei dinasti persiani, si atteggiava a loro legittimo successore. Sia l’introduzione di cerimoniali persiani, sia la divinizzazione del monarca crearono tra gli intimi e nell’esercito un disagio che si mutò spesso in ostilità aperta. Avvennero alcune congiure, cui seguì una violenta repressione; Parmenione e suo figlio Filota furono tra le prime vittime. Nel 328 Alessandro uccise di sua mano Clito, che gli rinfacciava la pretesa di farsi considerare figlio di Zeus e l’adozione di usi estranei.

La battaglia di Isso

     In Alessandro, intanto, l’idea di un’investitura divina si era intimamente associata a quella di una monarchia universale; con una marcia attraverso le satrapie orientali egli meditava di raggiungere l’India. Inseguendo Besso, l’uccisore di Dario, sottomise le regioni che attraversava finché, raggiuntolo in Battriana, lo fece condannare a morte da una corte persiana (329). Qui l’anno successivo, dopo aver assoggettato la limitrofa Sogdiana, sposava Rossane, una principessa indigena; il matrimonio di Alessandro e l’imposizione della genuflessione provocarono la cosiddetta “congiura dei paggi”, in seguito alla quale, per esservi stato coinvolto, fu condannato a morte Callistene, parente di Aristotele e storico ufficiale di corte. Nel 327, varcato l’Indo, egli iniziava con un esercito di quarantamila uomini la grande spedizione in India; sconfitto il re Poro nella battaglia dell’Idaspe e arrivato fino al fiume Ifasi, egli meditava di raggiungere l’Oceano Indiano. Le truppe rifiutarono di procedere oltre ed Alessandro decise la ritirata. Nel corso del ritorno, egli sviluppò rapporti commerciali, fondò città, alle quali per lo più diede il suo nome, favorì le unioni tra i propri ufficiali e giovani persiane; lo stesso re sposò in seconde nozze la figlia di Dario, Statira; preparava una grandiosa campagna in Occidente, quando morì per malattia il 13 giugno del 323.

     Toccò ai suoi successori togliere ai Greci quello che ancora rimaneva di libertà, segnando la fine della polis. Le premesse di questa politica erano già state poste da Alessandro con la sua idea anticipatrice della monarchia universale e divina, fattore di coesione tra diverse realtà politiche e sociali, comportante il superamento delle differenze locali. Con la scomparsa del Macedone, l’immenso impero si dissolveva, spezzandosi in unità minori, le monarchie ellenistiche, governate dai luogotenenti e successori (i diadochi). L’idea universalistica associata al culto divino dei re, nel quale la concezione eroica greca si veniva a fondere con quella teocratica del mondo orientale, sopravviveva tuttavia in tali unità favorendo il diffondersi, in un’ampia area euroasiatica, dei valori morali e intellettuali creati dalla polis greca.

     La vita e le imprese di Alessandro ispirarono numerosi scrittori e storiografi greci e latini, tra cui Pompeo Trogo, Curzio Rufo, Giustino, Diodoro Siculo, Arriano; pregevole, affascinante ed idealizzata è la biografia di Plutarco. Nella cultura orientale si formò una tradizione leggendaria su Alessandro, rifacentesi ad una traduzione siriaca (sec. VI) di Callistene; si hanno presenze del mito di Alessandro nella cultura araba (Corano, Libro dei Re, sec. X) e nei poeti persiani (sec. XII-XV). Elementi della tradizione si ritrovano anche nelle culture armena, turca, indiana, ebraica. In Occidente, la fortuna delle sue gesta si impose, tanto da ispirare varie canzoni e diversi poemi che sono fra i primi documenti delle lingue romanze (sec. XII). La versione cavalleresca ebbe fortuna in Francia, ma anche in Spagna, in Germania, in Italia. Qui la leggenda cedette alla storiografia per la prima volta con la sua breve biografia di F.Petrarca. Nella produzione teatrale si hanno in Francia la tragedia di Racine (1665) ed in Italia il dramma di P.Metastasio (1727); anche nella musica fu celebrato da G.F.Haendel, N.Jommelli, G.Paisiello, D.Cimarosa.