Marcello Piacentini, la via nazionale dell’architettura

Posted on 26 marzo 2011 by alberto

di Alberto Perconte Licatese

Marcello Piacentini, Accademico d’Italia Palazzo della Civiltà romana, progetto di PiacentiniMarcello Piacentini, figlio dell’architetto Pio (che aveva realizzato, tra l’altro, il Palazzo per l’Esposizione internazionale di Belle Arti a Roma) e da Teresa Stefani, fu il massimo esponente dell’architettura italiana del primo Novecento e della tendenza littoria ed ufficiale nel ventennio fascista. Nato a Roma l’8 dicembre1881, conseguì la maturità nel liceo classico “T.Tasso” di Roma (1900), ma già da tempo disegnava sul tavolino del padre. L’anno dopo, tenne una conferenza sull’attualità dell’architettura neoclassica nella sede dei Cultori dell’architettura in Roma; quindi, fu premiato con la pensione di Architettura del Pio Istituto “F.Catel” di Roma; vinse il concorso bandito dall’Opera Pia “G.B.Agostani”, frequenta il corso speciale di Architettura al Regio Istituto Superiore di Belle Arti di Roma. Nel 1905, con l’ing. G.Quaroni, partecipò a due concorsi, uno per il manicomio di Potenza, l’altro per il risanamento della Fiera di Bergamo; conseguì il diploma di professore di disegno architettonico; tra il 1907 ed il 1912, seguì la cronaca artistica ed architettonica della capitale sulle pagine del “Popolo romano”. Nel 1910, si recò a Parigi e a Bruxelles, in qualità di autore del Padiglione italiano e ricevette il Grand Prix di architettura all’Esposizione Universale, la Medaglia d’oro e l’onorificenza di Commendatore della Corona italiana Tra il 1911-16, con i cultori dell’architettura, partecipò ai lavori delle commissioni speciali guidate da G.Giovannoni, per elaborare proposte di edilizia romana, conseguì il diploma di architettura civile alla R.Scuola di applicazione degli ingegneri di Roma, i diplomi di Accademico d’onore delle R.Accademie Belle Arti di Bologna, Genova, Perugia, Urbino; è incaricato dal governo Giolitti Sovrintendente ai lavori nella Cirenaica ed elaborò progetti a Bengasi. Viaggiò in Germania, partecipò alla Prima Esposizione di Architettura, frequentò gli ambienti della “Secessione romana”, dove conobbe la pittrice Matilde Festa, che sposò; partì per gli Stati Uniti per seguire la costruzione del Padiglione italiano alla Panama-Pacific International Exposition di S.Francisco. Nominato Grande Ufficiale della Corona d’Italia, col rifacimento del teatro “Quirino” inaugurò una maniera decorativa “secessionista”. Assolse i doveri militari come tenente del Genio, diresse la fabbrica d’armi di Roma, lavorò presso lo studio del tedesco G.Wenter Marini. Nel 1917, presso il R.Istituto Superiore di Belle Arti di Roma, tenne conferenze; nel 1918 fu commissario per lo studio dell’assetto delle comunicazioni romane, nella commissione diretta da G.Giovannoni, per la sistemazione del quartiere romano rinascimentale, con C.Tridenti organizzò la Mostra d’Arte al Pincio. Nel 1920, fu designato Accademico di San Luca; con l’istituzione della R.Scuola Superiore di Architettura di Roma, fu nominato docente per l’insegnamento di Edilizia cittadina, nel 1923 membro della commissione edilizia del Comune di Roma per la riforma del piano regolatore. Nel 1924 fece parte della commissione giudicatrice per il monumento ai Caduti di Bologna; completò la Torre dedicata ai caduti di Bergamo ed inaugurata da Mussolini. Nel 1925, lavorò a sessanta progetti con la collaborazione di cinque insigni ingegneri ed architetti: M. Cosimi, F.Guidi, Luigi Piccolato, Ernesto e Gaetano Rapisardi. Nel 1926, fu incaricato dal Ministro della P.I. Pietro Fedele di progettare il monumento alla Vittoria di Bolzano, la prima opera di significato fascista. Nel 1927 le solenni inaugurazioni della Quirinetta e dell’Albergo degli Ambaciatori, furono un trionfo per Piacentini; la rivista “Architettura ed arti decorative” diventò un organo del Sindacato Fascista degli Architetti. Nel 1929, fu nominato da Mussolini Accademico d’Italia; presentò il Programma urbanistico di Roma, il progetto del Foro Littorio di Genova e la realizzazione del nuovo centro di Bergamo. Nel 1931-35, apprezzata l’ architettura di Düsseldorf e di Francoforte, fu direttore del nuovo organo “Architettura”; a lui fu affidata dal duce la Direzione della realizzazione della città universitaria di Roma; il ministro delle Comunicazioni Galeazzo Ciano nominò Piacentini commissario per la Stazione di Firenze; fu designato redattore del piano regolatore di Verona, del progetto del Palazzo del Littorio e della Mostra della Rivoluzione fascista da erigersi a Roma in via dell’Impero; redasse il Piano Regolatore di Bolzano; fu designato Preside della Facoltà di Architettura di Roma. Nel periodo 1936-37, l’attività di Piacentini è immane: aprì lo studio di Tor di Nona, compì un viaggio a Parigi per inaugurare il Padiglione Italiano all’Esposizione internazionale, ricevendo il Grand Prix in architettura ed urbanistica. Nel 1939, coordinò il progetto della via Imperiale fra Roma e E42 e fece parte del comitato per eseguire il piano regolatore per la zona Roma-Ostia. Nel 1943, evitando di passare alla Repubblica Sociale, fu arrestato, ma, grazie all’intervento del card. G.B.Montini, fu rilasciato ed ospitato nella casa di Francesco Guidi. Nel 1945, invitato a stabilirsi nell’America latina per redigere progetti e piani regolatori di grandi città, preferì rimanere a Roma, dove riaprì lo Studio di Tor di Nona con G. Calza Bini e l’ufficio di progettazione di via della Conciliazione con A. Spaccarelli. Nel 1949 fu membro del Consiglio Superiore Antichità e Belle Arti del Ministero della P.I. Nel 1950, con V.Testa, partecipò ad iniziative per rilanciare l’Eur; quando preparava le opere infrastrutturali per le Olimpiadi di Roma, morì, quasi alla vigilia dello storico evento, il 18 maggio 1960. * * * Rivelandosi molto presto stilisticamente mediatore e compositore di diversi indirizzi e restando, nella sostanza, legato ad un gusto eclettico e monumentale, nonostante l’aggiornamento nelle opere del 1915-20, sui temi stilistici della Secessione viennese, fu freneticamente operoso in tutta l’Italia: tra le sue realizzazioni si ricordano: a Bergamo, la sistemazione del centro della città bassa (concorso 1907, realizzazione 1927); a Genova, l’arco di trionfo ai Caduti (concorso 1923, realizzazione 1932) e la sistemazione della piazza della Vittoria (1941-42); a Roma, i cinema “Corso” (1915-17), una delle opere più riuscite nella cauta adesione alla predetta Secessione, nel quale rivelò il suo interesse per il modernismo europeo, e “F.Barberini” (1930); la Casa dei Mutilati (1925-28), le case d’abitazione nelle vie A.Depretis (1917), G.Nicotera (1919) e in viale Liegi (1922); la chiesa di Cristo Re (1930-33), il piano generale e la progettazione del Rettorato nella nuova università “Sapienza” (1936), il primo progetto (1937) con Giuseppe Pagano e Luigi Piccinato e quello definitivo per l’E42 (Eur), l’apertura della via della Conciliazione, mediante la demolizione della “spina romana” dei borghi (1941-50), la costruzione del palazzo delle Corporazioni (1931), oggi Palazzo dell’Industria, in via Veneto con la collaborazione di Mario Sironi, Ferruccio Ferrazzi, Romano Romanelli; ad Acqui, il Mausoleo “Ottolenghi”, con la collaborazione di Ferruccio Terrazzi; a Milano, la piazza Mario Missori e il palazzo di Giustizia (1933-40); Insomma, specie dopo aver sottoscritto il Manifesto degli intellettuali fascisti a Bologna (30 maggio 1925), nel ventennio si fece portavoce di una via nazionale all’architettura, che tentava una mediazione con gli esponenti della corrente razionalista, pur mantenendo in quasi tutte le realizzazioni un carattere eclettico ed aulico. In realtà, le idee architettoniche ed urbanistiche di Mussolini risalivano almeno al 1921, quando a Bologna ebbe a dire che “nel segno di Roma eterna, le nostre legioni sfileranno col nostro ordine”; era già palese il sogno di resuscitare la Roma dei Cesari, ancor più chiaro nel 1924, quando nel Campidoglio espresse la necessità di “liberare dalle deturpazioni mediocri tutta la Roma antica e medievale”. Al duce piacque molto la torre eretta a Bergamo (1924) da Piacentini, definita “torre quadrata di mole romana” ed elogiò l’autore del monumento ad Anita Garibaldi sul Gianicolo e quello del Bersagliere di Porta Pia, “opera degna del soggetto”. Queste intuizioni ispirarono il piano regolatore del 1931. Gli piacque anche nel 1934 l’arte sovietica, visitando la Biennale di Venezia, si soffermò sul padiglione russo e lodò, come scrisse Ugo Ojetti, “la statua di una contadina, la pittura sportiva e di propaganda”. All’inaugurazione della Casa del Mutilato, in piazza Adriano, erano presenti Carlo Delcroix ed Alfredo Baccarini (nov.1928). Nel 1931, fu redatto un manifesto degli architetti, tra cui si legge: “L’architettura del tempo di Mussolini deve rispondere al carattere della mascolinità, di forza, di orgoglio della rivoluzione”. Il tono del discorso non poteva che piacere a Mussolini, anche se la simpatia in fatto di architettura vanno al pompierismo monumentale della scuola romana, di cui era l’uomo di punta Piacentini e paladino l’artista Ugo Ometti. Essi attaccarono e i razionalisti risposero; il nostro, con mossa abile, ottenne la scissione del movimento. Tra i razionalisti e i monumentalisti (1933), Piacentini appoggiò il progetto Giovanni Michelucci, razionalista, per la nuova stazione S.Maria Novella di Firenze quando, partecipando nello stesso anno al progetto concepito da Eugenio Montuori, Gino Cancelotti, Luigi Piccinato vinse il concorso per Sabaudia, primo esempio di urbanistica moderna. Mussolini decise di prendere posizione per l’archittettura razionalista; in queste vicende, si mettono in attuazione i lavori per la sistemazione del parco archeologico ai Fori imperiali, l’adesione è totale della cultura dell’epoca (archeologi, urbanisti, artisti, letterati, accademici), mettendosi tutti insieme pompieristi, romanisti e monumentalisti, con i lavori eseguiti (1925-29), sotto la commissione presieduta da Corrado Ricci, costituita da R.Lanciani, R.Paribeni, G.Q.Giglioli, A.Muñoz. In verità, la tendenza alle trasformazioni urbanistiche, la “smania sventratoria”, facile bersaglio delle critiche velenose e faziose degli storici dell’arte post-fascista, secondo i quali non ci dovrebbero mai cambiamenti, non era un’invenzione fascista, ma risaliva al 1873 con l’allacciamento di piazza Venezia con i quartieri sud-ovest della città e poi il repulisti per la costruzione del monumento a Vittorio Emanuele II (1882-86). Il 28 ottobre 1932, fu inaugurata la via dei Fori Imperiali con la partecipazione personale di Mussolini, che la percorse a cavallo.

 

 

One Comment

  1. Rrhigginly
    3019 giorni ago

    1000 facebook likes
    buy facebook likes

    http://www.webvertization.com/?guid=20090610055053 http://www.homelessnation.org/en/node/15316
    get facebook likes buy facebook likes 1000 facebook likes
    I have one of those fake security center viruses, it’s blocking me from getting on the internet and it’s blocking mcafee. Can someone please tell me if there’s any way of removing it manually or at least un blocking the Internet? Please!!!!

    facebook likes buy facebook likes [url=http://1000fbfans.info]buy facebook likes [/url] buy facebook likes