Gianfranco Fini a S.Maria C.V.: cicli o ricicli?

Posted on 26 dicembre 2011 by alberto

di Alberto Perconte Licatese

Il giorno 16 dicembre 2011, accompagnato da quattro  o cinque auto blu e da altrettante della polizia di stato, dei carabinieri, dei vigili urbani, della protezione civile, della guardia forestale, è venuto il Presidente della Camera dei Deputati, nonché segretario nazionale del Futuro Libertà Italia, nella nostra città (S.Maria C.V.) nel Teatro Garibaldi, accolto da autorità militari, religiose, politiche e civili, per presenziare alla concessione della Medaglia al Valor Militare all’onorevole Paglia. Si dice che sia stato un pretesto, anzi si mormora che gran parte dell’attuale maggioranza, guidata dal sindaco architetto Biagio Di Muro (figlio dell’ex vicesindaco democristiano Nicola Di Muro dal 1970 al 1992, vittima innocente della tempesta di tangentopoli, ritenuto stranamente responsabile dall’antimafia di arricchimento illecito), sia sul punto di passare al nuovo partito di Fini. Nulla di male, sono fatti loro, tutti sono liberi di scegliere un partito. Molto strano è pensare di aderire ad un partito, che in questa città nelle ultime comunali ha raccolto meno del 2% di voti, e che la coalizione si mantiene con ex democratici (che fino al 1992 raggiungeva percentuali bulgare, fino al 65%), socialisti, indipendenti e salmerie.

G.Fini salutava romanamente

Personalmente, quella mattina, di proposito, non sono uscito, per evitare incontri con personaggi, soprattutto la Terza Carica dello Stato, ed altri molto vicini a lui, ben conosciuti da me da tempo, da tanto tempo. Sarebbe il caso di leggere, in questo stesso sito, l’altro articolo “Addio Fiamma” e sarebbe sufficiente, per capire come stiano le cose.

 Aggiungo che nella lontanissima primavera del 1985, in occasione delle elezioni amministrative, mi recai a Cancello Arnone (un paese del Basso Volturno, che allora aveva un sindaco missino e lì il Msi riportava una delle più elevate percentuali della provincia) con una combriccola di “camerati”, per vedere ed ascoltare di persona il promettente delfino di Almirante, il giovanissimo deputato emiliano, oratore sopraffino, scaltro e trascinante, Gianfranco Fini.  

G.Fini in televisione

 Al termine del comizio, gli anziani commentavano positivamente l’uomo, il politico e l’oratore. Essi dicevano “questo sarà il successore di Almirante”, un astro che già brillava nel cielo, abbastanza piccolo e grigio della fiamma, ma così ci piaceva quel partitino, deriso, perseguitato, calunniato, oggetto di violenze materiali e verbali. Nel giro di qualche anno, morì Almirante (1988) e così avvenne: Fini diventò segretario nazionale. Dopo la negativa fase “rautiana”, egli,  eletto di nuovo segretario nazionale del MSI, da allora fece il buono e il cattivo tempo del vecchio Movimento:  l’accordo con Forza Italia di Berlusconi, Fiuggi, il nuovo partito AN e la favola dello sdoganamento, il progressivo sganciamento dal vecchio Msi dai valori culturali, storici ed ideologici che, sia pure ancora un pochino nostalgici, comunque avevano coagulato per mezzo secolo una porzione dell’opinione pubblica, una frazione non trascurabile di uomini liberi, retti, formatisi, nella formazione professionale e lavorativa, alla sana scuola gentiliana e all’esempio di uomini integerrimi, che avevano anteposto la nazione, il lavoro, la coerenza, l’onestà intellettuale e morale all’interesse personale, all’arrivismo, alla corruzione individuale e sociale. Dopo la fusione volontaria e plebiscitaria (egli poi definì frettolosa) col Popolo della Libertà, in ogni caso Fini è stato al fianco di Berlusconi per almeno diciotto anni, nei comuni, nelle province, nelle regioni, nel parlamento, in Europa, condividendo responsabilità di governo, principi, ideali, interessi culturali e politici, grande favore popolare, scelte tattiche e decisioni fondamentali nella gestione del potere.

Fini e Berlusconi

 Il centro-destra non temeva avversari, naturalmente anche grazie all’intesa con la Lega, vinceva dovunque, non solo nelle politiche nel 2008 (con il 56%), ma anche nelle regionali ed amministrative della primavera del 2010. Nel luglio successivo, quando lo schieramento di Berlusconi aveva vinto (forse anche troppo), avvenne qualcosa, che non si capirà mai. Nessuno era riuscito a scalfire il monolitico blocco nazional-popolare, né la magistratura spesso faziosa e filo-sinistra, né le montature rosa sui pretesi vizietti privati del leader, né le catastrofi naturali, né la sinistra divisa ed inconcludente, destinata a rimanere sempre più faziosa, velenosa, velleitaria, liberticida, giacobina e forcaiola. Allora, ci voleva qualcosa di forte, per indebolire Berlusconi ed alleati, dall’interno, qualcosa che venisse dagli amici di vecchia data, che erano stati valorizzati e sollevati fino alle cariche più prestigiose. Così, scoppiò l’inspiegabile rottura voluta o non voluta da Fini, che si portò dietro una trentina di parlamentari, la cui defezione metteva a repentaglio la maggioranza. A seguito della debolezza numerica della coalizione Pdl-Lega, fu messo in moto un meccanismo perverso da parte dei cosiddetti poteri forti: magistratura, alta finanza, banche, Europa unita, gerarchie religiose, mezzi di informazione a senso unico, intellettualità nazionale uscita allo scoperto, sbucata dalle università, dalle istituzioni sociali ed economiche, ebbero gioco facile in un contesto di crisi economica non soltanto dell’Italia, ma anche dell’Europa  e di tutto l’occidente industrializzato.

 Con tutta sincerità, oggi, dopo un ventennio, guardo sine ira et studio il personaggio in questione, voglio dire Gianfranco Fini (che in ogni caso ritengo responsabile di una svolta incompatibile con la coerenza, la dignità, e lo spessore di uomini che per mezzo secolo avevano rappresentato il glorioso Msi ed una notevole porzione della città) venuto ieri qui, nella città fiore all’occhiello della nostra provincia, sempre distintasi per una classe di professionisti, di funzionari ed impiegati, di esercenti, di organizzazioni politiche solide, tutto sommato coerenti per decenni a partire dal dopoguerra, almeno fino alla fine del passato secolo, quando le formazioni di centro-destra espressero uomini e realizzazioni di alto livello, città nella quale il MSI aveva una solida e consistente forza elettorale e politica, che si reggeva su uomini stimati ed attivisti instancabili, estromessi dalle alte sfere del partito che, per volontà di Fini, mirava a posti di potere, tanto che egli non ebbe il tempo, la voglia, l’intenzione di rispondere per lettera, per telefono, di persona, a tutti i componenti per almeno chiarire l’incresciosa situazione che si era determinata. Così, tutti gli iscritti si dimisero e la sezione fu chiusa. Stranamente, subito dopo la caduta di Di Muro, uscirono allo scoperto tanti accesi simpatizzanti dell’ex movimento, che fino alle ultime elezioni comunali non si sognavano neppure di mettersi nella lista della fiamma.

Il governo tecnico Monti

A furia di svolte e svoltine, si è arrivati alla situazione politica di oggi. Ricordate la favola delle rane che volevano un re? Ripassiamola: le rane si lamentavano della loro anarchia; pertanto, si recarono da Zeus chiedendo un re. Zeus le accontentò: mandò un palo nello stagno. Le rane lo dileggiarono, perché era inerte e inefficace, motivo per cui andarono di nuovo da Zeus per chiedere un vero re. Allora Zeus, infastidito della loro stoltezza, mandò un’idra d’acqua, che appena giunta, divorò, una per una, le imbelli e stupide rane.

In questo modo, hanno vinto i poteri forti, col beneplacito delle alte istituzioni, del parlamento, della società civile, dei mezzi di informazione, con buona pace della democrazia, sospesa o espulsa o abolita. Sono tutti contenti. Il volto dei poteri forti è bonario, pacato, perbenista, illuminato, super-professori, parla in modo persuasivo, corretto; si presentano oculati, capaci, esperti in tutte le discipline, sensibili al punto che si preoccupano, si addolorano e perfino piangono, quando invitano gli italiani a fare i sacrifici. Il braccio, invece, è robusto e le mani nerborute sono capaci di strangolare. In soldoni, pesanti batoste alle persone semplici, che pagavano e pagano le tasse anche al triplo, ai pensionati, ai proprietari della propria abitazione, ai titolari di piccoli risparmi e di conti correnti, insomma alla classe media, che per definizione, non ha l’abitudine e la capacità di ribellarsi.

E. Fornero piange

Eppure erano tanti, compresi gli esponenti delle alte istituzioni, che da vari mesi auspicavano un governo tecnico, una maggioranza allargata, un’intesa, la coesione, la fine delle risse, per costruire un’Italia nuova, giusta, pulita, funzionale, concorde, ordinata, civile, allineata alle decisioni dell’Europa, degli Stati Uniti, della Nato, dell’Onu, con la benedizione dei cattolici, dei musulmani, degli indù, dei teisti e degli atei. Arriveranno la crescita e lo sviluppo, tre milioni disoccupati subito troveranno lavoro, aumenteranno gli stipendi, salirà la borsa e scenderà lo spread, tutti gli extracomunitari otterranno la cittadinanza ed il diritto di voto, e di conseguenza, il diritto alla casa, al lavoro ed all’assistenza sanitaria gratuita; anzi, ne arriveranno altri milioni qui, il paese di Bengodi, per trovare la libertà, la giustizia sociale, il benessere materiale e morale.