Toponomastica a S.Maria. “Quer pasticciaccio de via…”

Posted on 26 dicembre 2011 by alberto

A cura di Mariangela Mingione

     Se qualcuno provasse ad individuare i fondamenti sui quali poggia la  toponomastica urbana nei centri piccoli e medi, immaginerebbe alla storia, alla filosofia, alla sociologia, alla psicologia (dei singoli e della massa). Riflettendo, abbiamo creduto di riconoscerne la matrice nella meteoropatia, patologia di cui sono affetti quasi tutti, individui, gruppi, popoli, nel senso che l’umore varia col tempo (compreso il tempo contingente e storico), collegata sempre con una forma patologica di neofilia, ovvero di innovazioni inutili e dannose, in vari campi. La conseguenza è che la confusione regna sovrana in particolare nella toponomastica della città del Foro, procurando disagio non solo ai forestieri, ma perfino agli indigeni, giovani e maturi. Pubblichiamo con piacere l’intervento del prof. Perconte, che traccia in breve la genesi e la stratificazione di provvedimenti contraddittori e sbagliati e si conclude con l’invito rivolto alle forze politiche e le organizzazioni culturali affinché riprendano il dibattito sul problema. Il titolo si richiama ironicamente al celebre romanzo giallo di C.E.Gadda (1957).

A.Perconte Licatese

L’intervento del prof. Perconte Licatese   

 La toponomastica nacque da un’esigenza pratica, con coincidenza col trionfo dell’anagrafe e dello stato civile, dell’ordine amministrativo, della burocrazia, invenzioni originate da idee rivoluzionarie e napoleoniche. Qui a S.Maria nel 1810, si registrò il primo assetto toponomastico, elaborato con saggezza paesana dagli amministratori del tempo, che fecero altro se non ufficializzare l’onomastica tradizionale (edifici pubblici, chiese e conventi, lavorazioni, attività, piante, maggiorenti); nella prima metà dell’Ottocento, compare il primo nome di persona, una forma di mitografia del personaggio romantico, anzi di uno dei più potenti sovrani dell’Europa, Francesco II, al quale fu intitolato il rettifilo allora aperto (1858), due anni dopo chiamato G.Garibaldi, l’eroe vincitore del Volturno.

     Dopo l’Unità, nel 1871 i primi toponimi commemorativi sostituirono quelli tradizionali: studiosi e benefattori (Mazzocchi, Pratilli, Melorio), i resti e le reminiscenze archeologiche (anfiteatro, Campania, Volturno, Torre, Albana, Adriano), strutture ed acquisizioni recenti (ferrovia, Quattordici ponti, popolo ecc.); poi la valanga nazional-patriottica riempì la città di intitolazioni di altri re, principi, uomini di pensiero e di azione, specie garibaldini, e di date storiche (D’Angiò, Sirtori, Avezzana, Fardella, Milbitz, Amedeo d’Aosta, I ottobre 1860).

Nella prima metà del Novecento per gli eventi retorico-combattentistici si diede libero sfogo ad altri antroponimi (Troiano, Morelli, Gallozzi, Di Gennaro, fratelli De Simone); nel ventennio fascista, prima personaggi e la città eterna (Perla, Cappabianca, Fiore, Roma), poi una serie di cambiamenti legati ad eventi, istituzioni, sovrani, città, fiumi e date della Grande Guerra (Riformatorio, Cappabianca, Vittorio Emanuele II, Umberto I, Maria Pia, Mitreo, 24 Maggio, Bolzano, Piave, Vittorio Veneto e simili, Pierantoni, Marconi, Balbo, Rivoluzione fascista).

     Dopo la caduta del regime fascista, si attuò un’epurazione prevista anche nelle strade: i toponimi precedenti furono sostituiti con altri collegati alla parte vinta, fascista e repubblicana (Amendola, Mazzini, Bovio, De Carolis, Matteotti). Finita la fase calda, si riprese ad intitolare strade e piazze a personaggi (Angiulli, Perla, D’Acquisto, Martucci).

      Ma, nel 1979, si registrò una rivoluzione epocale, il parto più  mostruoso dell’aberrante logica della lottizzazione politica, un aspetto proprio della partitocrazia, naturale degenerazione della democrazia. I toponimi subiscono cambiamenti in forma generalizzata, senza che vi sia alcuna spiegazione storica; per di più i medesimi generarono una confusione incredibile. Da un calcolo approssimativo, la metà dei nomi di strade e piazze, cambiò per “accontentare” tutti. Tanto per dare numeri, l’Amministrazione assegnò dieci nomi alla DC, cinque al PSI, tre al PCI, due al PLI, uno al PRI, uno al MSI, i partiti del tempo, poi scomparsi, nei nomi, non nella sostanza. Criterio davvero equilibrato! (APL)