Pinocchio, il mistero della creazione

Posted on 26 dicembre 2011 by alberto

di Alberto Perconte Licatese

 

     Roberto Arizzi, pittore, scultore e scrittore sammaritano, nell’introduzione ha spiegato che, pur avendo scritto quest’opera nel 1999, l’ha presentata in pubblico solo qualche mese fa nel Museo Campano di Capua, diretto dal rev. canonico prof. Giuseppe Centore, sacerdote encomiabile per dottrina e per dinamismo. Perché? si chiederebbe il lettore. Per il semplice motivo, che egli non aveva avuto il bisogno di comunicare riflessioni personali, talora inquietanti. Certo, aveva avuto qualche perplessità nel mettersi in relazione con una società spesso distratta, inebetita dal consumismo e dal conformismo, rapiti dall’immagine spesso grossolana e volgare, trascinata nel vortice da un edonismo sfrenato e stolto, proclive all’evasione dal luogo, dal tempo e dal pensiero che sempre più raramente si posa sulla gravità dei problemi del mondo odierno, guerre, emigrazioni massicce, fame,  malattia, sovrappopolazione, i progressi della genetica,  la violenza, il crollo di muri, di ideologie e di valori. Fatta sua la lezione di Seneca, l’autore, insomma, ha scoperto che l’uomo ha paura della morte e si costruisce una schematica e ripetitiva esistenza; in questa ottica, non esiste Dio, non esiste società, non il prossimo, la famiglia.

R.Arizzi, Il figliuolo prodigo

     Le conquiste, nelle quali l’uomo aveva riposto la propria speranza, diventano solitudine e smarrimento. Così, precisato il significato dell’esistenza, l’autore si è deciso di presentare al pubblico questo libro, non di difficile lettura, a patto che si comprenda la chiave giusta dell’interpretazione. La metafora di Geppetto-Pinocchio, come Dio-Uomo, che è l’enigma della creazione, attraversa l’intera storia dell’umanità in una interpretazione del mondo, L’autore si sofferma in particolare sull’atto della creazione; la speculazione specifica è rivolta a quel pubblico che ha in sé la problematica dell’esistenza.

     Il lavoro è strutturato in quattro parti. La prima tratta storia e critica veterotestamentaria; comincia con la crisi della religione, la concezione del cosmo nella Bibbia, la mitologia classica, la trasgressione di Adamo ed Eva, la disobbedienza di Prometeo, il diluvio come punizione. Seguono originali interpretazioni della Bibbia ed acute osservazioni sul Messianismo.

    La seconda parte sostiene che le fiabe, terreno ideale per il bene e il male, debbono inserire il tema della vita e della morte. Il racconto di Pinocchio è l’emblematico bisogno di creare, per la solitudine di Geppetto, un fantoccio; ma, esso acquista coscienza di essere ed autonomo, col conseguente contrasto con il creatore. La fata è la figura femminile, forse la madre, forse Psiche, che rappresenta la coscienza di Pinocchio; il premio finale è la trasformazione da fantoccio in bambino: qui si compie il più alto atto della creazione della coscienza di Pinocchio, indipendente dal padre.

     La terza parte  affronta il rapporto tra scienza filosofia e religione. L’evoluzione del rapporto uomo-universo presuppone, come punto di partenza, il geocentrismo e similmente l’egocentrismo; poi, si passa all’eliocentrismo e, di conseguenza, all’antropocentrismo; fenomeni e prassi, contingenza, noumeno e doxa si poggiano sulla trascendenza.

     Nell’ultima parte, si approfondisce la problematica dell’idea della morte: l’uomo può solo constatare che la morte è un mutamento di stato. L’uomo esige una definizione del mutamento; già i Padri della Chiesa affrontarono il problema di Dio, per dare consistenza alla loro fede. Il concetto di mutamento è il concetto stesso della storia, che s’instaura sulla relazione spazio-tempo. La problematica non ha legittimità quando si fonda su enti che non sono delle prassi. La coscienza è fenomeno in prassi, perché è informata del tempo, spazio, storia e l’uomo riflette; in questa affermazione, si potrebbe cogliere l’aspetto solipsistico, espressione del creatore-creato. La conclusione è che in questa epoca di grandi cambiamenti, emerge la crisi della religione, specie in Occidente.

     Roberto Arizzi ha cercato (e ci è riuscito in massima parte) di definire una serie di problematiche, stabilendo una differenza tra essere ed esistere e tra creatore-creato, che non si esauriscono nella dialettica più o meno complementare o finalistica, ma come  problematica, che rinnova ed amplia il senso del riconoscimento che Dio è totalità.