Ezra Pound, la maschera e la poesia

Posted on 26 dicembre 2011 by alberto

     Scrisse di lui James Joyce: “Tutti noi abbiamo un grande debito verso lui, io più di ogni altro. Sono quasi venti anni da che egli cominciò la sua campagna in mio favore e se non fosse per lui, io sarei ancora lo sconosciuto impiegatuccio, da lui scoperto”. T.S.Eliot affermò: “Devo troppo ad Ezra per essere un critico. Ho predicato i Cantos ormai da alcuni anni a giovani del mestiere, cercando di dir loro che anche questo dovevo a Pound”. E.Hemingway osservò: “Qualsiasi autore nato in questo secolo che può dire onestamente di non essere stato influenzato dall’opera di Ezra Pound, merita più la nostra compassione che il nostro biasimo.”  

Ezra Pound

                                                                                                                                                                                              

Nel 1939, dopo una permanenza in Europa di circa trent’anni, in America gli fu conferita la laurea ad honorem in Letteratura dall’Hamilton College. Ma, ritornato in Italia nel 1945, i compatrioti americani, non avendo dimenticato gli scritti e discorsi a favore dell’Italia, lo accusarono di tradimento e lo rinchiusero in un campo di concentramento presso Pisa; ricondotto negli Stati Uniti e processato, soltanto una perizia psichiatrica lo salvò dalla pena capitale, ma fu internato per tredici anni nel manicomio S.Elizabeth Hospital; nel 1958 fu ritirata  l’accusa e fu lasciato libero di andare in Italia, dove a Rapallo, aedo della civiltà d’Europa, trascorse un lungo periodo, infine scelse Venezia, la città ideale per morirvi nel 1972.

 

Ezra Pound era nato ad Hailey, nell’Idaho nel 1885. Laureatosi ventenne in lettere classiche nell’Hamilton College a Clinton ed in letteratura comparata nell’Università di Pennsylvania, compì subito un viaggio in Europa (1907), la mitica culla della civiltà, soffermandosi in Spagna, Francia, Italia. Ritornato in patria, insegnò a Wabash College di Crawsfordville, nell’Indiana, considerata la “Athens of the West”, ma poco dopo fu esonerato dall’insegnamento, perché il suo pensiero era “troppo europeo e convenzionale”. Lasciata per sempre l’America (1908), si trasferì in Italia, dove a Venezia condusse una vita grama e disperata; andò quindi a Londra, rimanendovi dodici anni, acquistando fama e stringendo amicizia con W.B.Yeats, T.E.Hulme, A.Symons, F.M.Ford, H.Newbolt, E.Rhys, quando scrisse opere, come Personae, Exultations, Provença, Canzoni, Ripostes.

E.Pound a Viareggio

    Con quest’ultima si suole far iniziare la fase imagista, nel tempo in cui  Pound raccolse alcuni valenti intellettuali anticonformisti, come F.S.Flint, H.Doolittle, R.Aldington, F.M.Ford, C.Williams, che ribellatisi al sentimentalismo imperante, poetarono con un linguaggio conciso, immediato, nel rispetto della tradizione e nello sperimentalismo metrico: “La poesia, egli scrisse, è una specie di ispirata matematica che ci fornisce equazioni per le emozioni umane”. I componimenti imagisti furono pubblicati nella raccolta Des Imagistes (1914) e nei tre volumi Some Imagist Poets (1915-17), curati da A.Lowell; ben presto l’interesse per l’imagismo si attenuò e vanificò.

    Poco dopo, Pound firmò, insieme a poeti ed artisti, il manifesto del vorticismo, teorizzato sulla base delle esperienze maturate nel clima del futurismo italiano e della dottrina bergsoniana, sul principio del vortice, inteso come punto di massima energia. Questa corrente, che ebbe la rivista The Blast, intorno alla quale ruotarono W.Lewis, H.Gaudier-Brezska, W.Robert, E.Wadsworth, non ebbe molta fortuna, anche essendo stati decimati dalla guerra i suoi principali esponenti, quali E.Thomas, W.Owen, C.H.Sorley. Scrisse quindi Lustra (1916) e Hugh Selwyn Mauberley (1920), opere che risentirono l’influenza di W.B.Yeats e di R.Browning, per la connotazione “contemporanea ed universale”, cogliendovisi in nuce l’intuizione epica della poetica dei Cantos, iniziati in quegli anni.

    Nel 1920 a Parigi pubblicò Terra desolata (1922), l’espressione del dolore dell’autore per le sofferenze e le distruzioni provocate dal conflitto, ed infine nel 1924 in Italia, sostenitore del fascismo e di Mussolini, visse per tutto il periodo del regime.

 La composizione dei Cantos (1916-34), apparsi in Italia a cominciare dal 1925, si rivelò un’epica rappresentazione del mondo moderno, che poteva sembrare uno zibaldone poetico senza soluzione o un soliloquio improvvisato. Invece, la citazione, la traduzione, la trascrizione della frase in originale, dall’inglese al greco, dal cinese al latino, dal francese al tedesco, dal persiano allo spagnolo, costituisce la difficoltà obiettiva e nello stesso momento l’originalità della poesia poundiana, ideata sotto l’influsso di W.Withman, sognante ed impetuoso, epico ed elegiaco, di R.Browning, con la sua epicità del realismo quotidiano, e di W.B.Yeats, col suo odio per la mediocrità, col risultato di un canto che si scioglie alto in un improvviso silenzio del mondo. In Personae, la persona è la maschera mediante la quale la voce poteva riprendere il canto – e con esso le suggestioni, le conquiste, gli ideali, la storia – da Omero a R.Browning.

    L’intuizione di Pound è capire il presente guardando al passato,  rivissuto nella poesia dell’antichità, patrimonio universale ed eterno dell’umanità. La storia e l’arte, prodotto dello spirito umano, diventano poema  sconfinato ed esaltante, itinerario che il poeta percorre con spirito odisseico: l’inizio traduce il IX libro dell’Odissea “poi scendemmo alla nave / e la chiglia tagliò il mare divo”. Il viaggio continua nella mitologia greca “i molossi brancan Atteone / cervo maculato silvano”, nella lirica latina “da nuces / huc veni / teneram ad virum / virginem, o Hymeneae Hymen” e provenzale “lo Sordels si fo de Mantoana / fills d’un paubre cavallier, sier el Cort”, nella storia d’Italia “i fiumi straripano / e nevi caddero sulla pugna”, ripercorrendo il cammino che l’umanità ha percorso, costellandolo di opere immortali e caduche, sublimi ed abiette, di storia e di cronaca.

     Ormai crollato il suo mondo, Pound diventa nei “Canti Pisani” solitario cantore di una civiltà distrutta “Formica solitaria del distrutto / formicaio, solitario cittadino / dell’Europa distrutta, scriptor adsum”. Avendo negli occhi l’ignobile ludibrio di piazza Loreto, l’inizio è amaro e convulso: “Manes fu conciato  e impagliato / così Ben e la Clara a Milano / per i calcagni  a Milano / che vermi mangiassero il torello morto / ma il due volte crocefisso / dove lo trovate nella storia? / Eppure dite questo al Possum: con uno schianto, non una lagna / per costruire la città di Dioce / fa parte del processo anche la pioggia”. Con poesia fantasmagorica ed essenziale, scaglia frecce avvelenate contro i responsabili del crollo dell’Europa, dai traditori dell’Italia “Hoo Fasa / Gassir, Hoo Fasa dell’Italia tradita” al capitalismo “Eppure il piccolo furto in grande scala / si allineerebbe col conformismo”, agli invasori del suolo italiano: “Le nuvole sui campi pisani / sono senza dubbio belle / oi barbaroi non l’hanno distrutte”. Sembrava allora drammatica l’eterna antitesi civiltà-barbarie.