Erasmo, umanista e pacifista

Posted on 24 dicembre 2011 by alberto

di Alberto Perconte Licatese

Erasmo da Rotterdam, teologo e umanista olandese nato nel 1466, rimasto orfano entrò nell’ordine agostiniano e pervenne al sacerdozio ma, non essendosi abituato alla vita del chiostro, ne uscì e diventò segretario di Enrico di Bergen, vescovo di Cambrai. La riforma luterana gli causò una grave crisi morale e culturale; spirito indipendente percorse l’Europa, sempre intento negli studi, lusingato dagli onori e confortato dall’amicizia di personaggi, come T.Moro, J.Colet e J.Fisher. In Italia fu per tre anni (1506-09) e, nell’assiduità con L.Valla, apprese l’amore per l’antichità pagana e cristiana, cercando un equilibrio fra la pura moralità evangelica e la maestosa sapienza classica, testimoniato da un latino duttile, pieno di finezze  e percorso da forza parenetica.

Erasmo da Rotterdam

     Di ciò è sostanziata la “Stultitiae laus” (Elogio della follia, 1509), composta contro la Scolastica, sul modello dei “Dialoghi” di Luciano, appena riscoperti, soprattutto contro il clero corrotto, la quale ebbe enorme risonanza in Europa, testimoniando l’inquietudine del mondo germanico alla vigilia della Riforma. La stessa funzione esercitarono le “humanae litterae” nella critica filologica ai testi sacri (versione del Nuovo Testamento, edizioni delle opere di Agostino, Ambrogio e Girolamo. Dopo alcuni anni, entrò in polemica con Lutero con lo scritto “De libero arbitrio” (Il libero arbitrio 1524); Lutero rispose col “De servo arbitrio”. In realtà, Erasmo era un vero umanista con profonde aspirazioni morali. In una mole di opere teologiche, Erasmo compose una opera poco nota, la “Querela pacis” (Lamento della pace, 1517), che delineo nel contenuto essenziale.

     Nella seconda metà del Quattrocento, nel cuore dell’Europa, crescendo la potenza borgognana, costituiva uno stato dei più grandi del tempo. Eppure, Carlo il Temerario attuava una politica ambiziosa senza limiti, finché nel 1476 il suo esercito, formato da bande multicolori, numerosi lombardi, inglesi e tedeschi, fu annientato a Morat dalla falange dei picchieri svizzeri; il duca stesso fu ucciso sotto le mura di Nancy. Massimiliano d’Asburgo si affrettò a sposare la figlia ventenne Maria e diventò padrone del dominio borgognano. Ne nasce una lunga contesa tra Francia ed Impero, che si concluse col trattato di Senlis (1493). Alla morte di Maria, il figlio Filippo il Bello aveva solo quattro anni: a diciotto sposa Giovanna d’Aragona; morto lui, nel 1506 lasciò il trono a Carlo, fanciullo di quattro anni. Gli uomini che contavano a Bruxelles erano Guillaume de Croy e Jean le Sauvage; essi perseguiva una politica realistica, volta agli interessi economici del paese, cercando un cauto avvicinamento con la Francia, che era disposta a pagare un alto prezzo per quella sicurezza che coincideva con l’interesse primario dei Paesi Bassi, la pace. In questo clima, matura il pensiero politico di Erasmo, che diede forma alle aspirazioni pacifiste a vantaggio della sua piccola patria olandese; di suo egli aggiunse il grande appello alla fraternità cristiana e l’orrore per le atrocità della guerra.

Erasmo da Rotterdam

     Sin dal 1504 compose il “Panegirico per Filippo il Bello”, adombrando le preoccupazioni di un mite popolo che vedeva il sovrano correre avventure arrischiate.

Nel 1508 la lega di Cambrai dava una parvenza di conciliazione tra i re di Francia, di Spagna e d’Inghilterra e l’imperatore. Così nel 1509 appare “L’elogio della pazzia” ed alla morte di Giulio II (1513), Erasmo, quando era professore di greco a Cambridge (non dimentichiamo che egli fu il fondatore della grammatica normativa greca ed in particolare della lettura scolastica del greco, ancor oggi vigente) scrisse una satira crudele contro il pontefice, intitolata “Iulius exclusus a coelo”. Nel frattempo, il quadro si complicò: nel 1515, salì al trono di Francia il re Francesco, impegnato a riaccendere la guerra d’Italia; l’anno dopo il trattato di Noyon fu un ennesimo tentativo destinato a fallire, stipulato tra Francesco I di Francia e Carlo I di Spagna, che entrambi miravano al controllo politico delle province italiane. Allora il sincero pacifismo dell’umanista si scagliò contro la belluina violenza nella “Querela pacis” (Il lamento della pace), pubblicata nel 1517 a Basilea.

      La guerra è vista come dissennatezza pura, la causa di tutti i mali, mentre la pace è la fonte di tutti i beni. Contro la follia distruttiva l’appassionata orazione si appella alla ragione e al Vangelo: l’umanità e le Scritture. Le guerre continue, dichiara Erasmo, si svolgono per capriccio dei principi, con enormi rovine per i popoli, in quanto “la pace più ingiusta è meno dannosa della più giusta guerra”. L’operetta fu dedicata a Filippo di Borgogna e vide la luce nel dicembre di quello stesso anno. Essa subito si diffuse in Europa; in Italia, fu stampata a Venezia da Aldo Manuzio e a Firenze dai Giunta. È superfluo osservare che l’opera di Erasmo non servì molto per scongiurare quella ed altre guerre in avvenire.